AIRI-CLIP

Studio osservazionale sull’idrossiclorochina in pazienti ospedalizzati con Covid-19

A cura di: Carlotta Olivero; Revisionato: Sonia Fanelli. – L’idrossiclorochina è un farmaco utilizzato solitamente nel trattamento della malaria e delle malattie reumatiche. Per le sue proprietà antinfiammatorie ed antivirali, è stato proposto anche come opzione terapeutica per pazienti affetti da COVID-19 e, a Marzo 2020, la FDA ha autorizzato in via d’emergenza il suo utilizzo negli Stati Uniti. Il farmaco è stato ampiamente somministrato a soggetti colpiti dall’infezione e che non fossero arruolati in trial clinici. Ad oggi, non sussistono sostanziali evidenze in favore del suo utilizzo in tale contesto e gli unici dati disponibili derivano da piccoli studi non controllati o incapaci di rilevare effetti clinici significativi.


MINIREVIEW: Ictus ischemico cerebrale in COVID-19

Analisi della letteratura a cura di: Giulia Colombo Traduzione a cura di: Alessio Silva Revisionato: Alessio Silva – L’ictus ischemico cerebrale è relativamente comune nei pazienti COVID-19 che sono a rischio di malattia cerebrovascolare acuta ed è associato a marcatori biochimici comuni di infiammazione, ipercoagulopatia e insufficienza d’organo. La patogenesi è ancora da chiarire ma sembra essere correlata a coagulopatia indotta da sepsi e alla successiva coagulazione intravascolare disseminata. I trattamenti con eparina a basso peso molecolare o con attivatore del plasminogeno tissutale sembrano essere utili ma anche ACE2 solubile ricombinante umano potrebbe essere un’opzione.



Sviluppo di CRISPR come strategia antivirale per combattere SARS-CoV-2 e influenza

Riassunto e traduzione a cura di: Alessio Silva; Revisionato: Marianna Coppola – PAC-MAN (CRISPR profilattica antivirale in cellule umane), una strategia basata su Cas13, può degradare efficacemente l’RNA di sequence di SARS-CoV-2 e del virus dell’influenza A in cellule epiteliali polmonari umane. Gli autori hanno progettato e selezionato CRISPR RNAs complementari a regioni virali conservate, identificando 6 crRNA in grado di colpire oltre il 90% di tutti i coronavirus. Pertanto, PAC-MAN potrebbe diventare una potenziale strategia di inibizione pan-coronavirale.


MINIREVIEW: Covid-19 E Malattia Di Parkinson: Aspetti Clinici E Ipotesi Fisiopatologiche

Analisi della letteratura a cura di: Silvia Dell’Anna; Revisionato da: Giulia Poggi – I pazienti anziani con malattia di Parkinson (PD) avanzata potrebbero presentare un rischio aumentato di sviluppare forme severe di COVID-19; viceversa l’infezione da SARS-CoV-2 potrebbe influenzare il decorso clinico della PD e contribuire al processo di neurodegenerazione. In questa breve review vengono esplorati i potenziali meccanismi fisiopatologici alla base di tali effetti reciproci.


Espressione di ACE2, recettore di SARS-CoV-2, a livello dell’interfaccia materno-fetale e negli organi fetal: studio single-cell del trascrittoma

Riassunto e traduzione a cura di: Federica Fontanella; Revisionato: Dimitrios Spiliotopoulos – La possibilità di trasmissione verticale di SARS-CoV-2 resta dibattuta. In questo studio è stata analizzata l’espressione di ACE2 in cellule dell’interfaccia materno-fetale e in organi fetali. Dallo studio del trascrittoma, ACE2 è stato trovato altamente espresso in alcune cellule dell’interfaccia materno-fetale come cellule stromali e perivascolari della decidua, citotrofoblasto e sinciziotrofoblasto. Riguardo l’espressione in cellule fetali, ACE2 è risultato espresso nel cuore, fegato e polmone fetale, non nel rene. Per concludere, il recettore di SARSCoV-2 è ampiamente espresso sia in cellule dell’interfaccia materno-fetale sia in organi fetali. Alla luce di questi risultati, una possibile trasmissione verticale e possibili disfunzioni placentari causate da SARS-CoV-2 dovranno essere ulteriormente investigate nella pratica clinica.


MINIREVIEW: COVID-19 in pediatria

Analisi della letteratura e traduzione di: Sonia Fanelli, Revisionato da: Francesca Bardi – Il primo studio presenta il caso di un neonato di 26 giorni con un’infezione da SARS-CoV-2 confermata che si è presentato con febbre e manifestazioni neurologiche, tra cui episodi parossistici, ipertonia e cianosi facciale. Il paziente è stato ricoverato in ospedale per 6 giorni in una stanza a pressione negativa ed è diventato afebbrile dal giorno 2, con esito favorevole. Il secondo studio riporta l’esito favorevole di due operazioni neurochirurgiche eseguite sotto anestesia generale in un paziente di 8 mesi con COVID 19 e grave idrocefalo e con un deterioramento del quadro clinico indicativo di malfunzionamento dello shunt.