MINIREVIEW: Il potenziale coinvolgimento di SARS-CoV2 nello sviluppo di sintomi neurologici e il ruolo del neuroimaging

Analisi della letteratura e traduzione: Claudia Foray; Revisione: Antonio Carusillo

Dall’inizio dell’epidemia da COVID-19 l’attenzione si è concentrata sulle manifestazioni respiratorie della malattia. Molti studi in passato hanno dimostrato che diversi coronavirus hanno un potenziale neuroinvasivo. Data la crescente diffusione a livello globale, un numero sempre maggiore di studi sta mostrando che anche SARS-CoV2 potrebbe essere coinvolto in processi che causano danni al sistema nervoso centrale (SNC) o aggravano patologie neurologiche pre-esistenti. Il Neuroimaging potrebbe aiutare a identificare tempestivamente complicazioni neurologiche in pazienti affetti da COVID-19. Tuttavia, pochi studi di imaging sono disponibili al momento e altri sono necessari per convalidare l’efficacia del neuroimaging nel rivelare le lesioni del SNC correlate al COVID-19.

Ad oggi, sono noti 7 tipi di coronavirus che infettano l’uomo: HCoV-229E, HCoV-OC43, HCoV-NL63, HCoV-HKU1, SARS, MERS, e ora SARS-CoV-2. Alcuni di questi possono (i) diffondere dal tratto respiratorio al SNC, (ii) infettare le cellule residenti del SNC e (iii) indurre malattie neurologiche in modelli animali e in pazienti [1].

SARS-CoV2 utilizza il recettore ACE2 per infettare le cellule ospiti, espresso anche nel cervello. È presente sulle cellule gliali, nei nuclei del tronco encefalico che regolano i sistemi cardiorespiratori, il sistema di attivazione reticolare e nella corteccia motoria. Inoltre, il virus ha due modalità per migrare nel SNC: la disseminazione ematogena, passando la barriera emato-encefalica infettando cellule endoteliali, periciti o leucociti, o la propagazione retrograda dei nervi periferici, invadendo i neuroni della periferia o le fibre sensoriali ed venendo attivamente trasportato [1] [2].

Il coinvolgimento neurologico del SARS-CoV2 rimane poco chiaro, ma è legato, direttamente o indirettamente, a: anosmia e ipogeusia (mediante propagazione retrograda attraverso il bulbo olfattivo o altri rami sensoriali dei nervi cranici), nevralgie, malattie cerebrovascolari acute, epilessia, encefalopatia necrotizzante acuta (ANE) ed encefalomielite acuta disseminata (ADEM). Le ultime due patologie sembrano essere dovute a una tempesta di citochine causata dall’infezione da virus.

Nei pazienti con sintomi neurologici l’imaging è uno strumento per la diagnosi e la prognosi. In questo momento, la scelta della modalità di imaging appropriata è difficile perché (i) l’esecuzione della TAC/risonanza magnetica (RM) può aumentare il rischio di infezione per i pazienti e gli operatori sanitari e (ii) le procedure di imaging sono limitate nei pazienti instabili o gravemente malati. In seguito alle raccomandazioni dell’American College of Radiology (ACR) e del Center for Disease Control and Prevention, Kahlili e colleghi hanno proposto dei criteri per la gestione dei pazienti con COVID-19 sospetti di coinvolgimento del SNC [3].

Studi di imaging effettuati in passato su pazienti affetti da CoV-OC43 e MERS, basati su RM e TAC, hanno mostrato anomalie sia della sostanza grigia che della sostanza bianca, con caratteristiche simili all’ANE e alla malattia ADEM [1] [2]. L’anosmia sembra essere un sintomo frequente nei pazienti affetti da COVID-19. Un gruppo di Teheran ha riportato una morfologia normale del bulbo olfattivo nei risultati di RMN nelle prime fasi dell’infezione, ma anche una ridotta attività metabolica nella corteccia orbito-frontale, utilizzando [18]FDG-PET, a causa di infezione da SARS-CoV2 [4]. La diagnosi basata solamente su RMN non sembra essere completamente affidabile, come dimostrato anche dallo studio di Kandemirli et al. Tra 235 pazienti in terapia intensiva con infezione da COVID-19, è stata eseguita RM in 27/50 pazienti con sintomi neurologici. Sono state riscontrate anomalie in 12 pazienti, mentre nei rimanenti 15 non sono stati riscontrati risultati ricollegabili a COVID-19 [5]. Un’altra sfida nell’uso del neuroimaging per identificare i sintomi neurologici correlati a COVID-19 è data dal fatto che altri fattori, come la sindrome da tempesta citochinica e l’ipossia, possono alterare i risultati.

In conclusione, neurologi e neuroradiologi dovrebbero prendere in considerazione il ruolo potenziale di SARS-CoV2 nelle lesioni del SNC ma valutare attentamente i risultati ottenuti tramite imaging.

Bibliografia:

[1] Morris M, Zohrabian VM. Neuroradiologists, Be Mindful of the Neuroinvasive Potential of COVID-19. AJNR Am J Neuroradiol. 2020;41(6):E37-E39.

[2] Mankad K, Perry MD, Mirsky DM, Rossi A. COVID-19: A primer for Neuroradiologists. Neuroradiology. 2020;62(6):647-648.

[3] Khalili N, Haseli S, Bahrami-Motlagh H, et al. Neurologic Involvement in COVID-19: Radiologists’ Perspective. Acad Radiol. 2020;27(7):1051-1053.

[4] Karimi-Galougahi M, Yousefi-Koma A, Bakhshayeshkaram M, Raad N, Haseli S. 18FDG PET/CT Scan Reveals Hypoactive Orbitofrontal Cortex in Anosmia of COVID-19. Acad Radiol. 2020;27(7):1042-1043.

[5] Peranzoni E, Lemoine J, Vimeux L, et al. Macrophages impede CD8 T cells from reaching tumor cells and limit the efficacy of anti-PD-1 treatment. Proc Natl Acad Sci U S A. 2018;115(17):E4041-E4050.

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Siamo un gruppo di medici, biologi, e ricercatori. Scriviamo in associazione con AIRIcerca in capacità privata (non rappresentiamo le rispettive istituzioni!) nel tentativo di aiutare i medici italiani che stanno affrontando l’epidemia Covid19. Controlliamo costantemente la letteratura scientifica e forniamo brevi riassunti in italiano peer-reviewed (troverete per ogni riassunto il nome di chi lo ha scritto e chi lo ha revisionato). Per agevolare la ricerca delle informazioni, assegnamo delle parole-chiave ad ogni riassunto. Speriamo in questo modo di fornire una versione concisa e in italiano di quanto di nuovo ha da offrire la letteratura scientifica sull’epidemia.

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