Covid‐19 e apparato digerente

Riassunto e traduzione dell’articolo: Wong SH, Lui RN, Sung JJ. Covid-19 and the digestive system. J Gastroenterol Hepatol. 2020;35(5):744-748.

Riassunto e traduzione a cura di: Marianna Coppola; Revisionato: Giulia Peserico

Articolo Originale Pubblicato il 24 Marzo 2020

L’attuale pandemia causata dalla sindrome respiratoria acuta grave coronavirus2 (SARS‐CoV‐2) si presenta tipicamente con febbre e problemi respiratori, ma alcuni pazienti riportano anche sintomi gastrointestinali come diarrea, vomito e dolore addominale. In questo articolo, analizziamo i principali aspetti gastrointestinali della malattia.

Alcuni studi hanno identificato l’RNA di SARS-CoV-2 nei tamponi rettali e nei campioni di feci di pazienti Covid-19, anche dopo la scomparsa del virus dal tratto respiratorio superiore. La microscopia elettronica su biopsie e l’autopsia su campioni hanno mostrato attiva replicazione virale nell’intestino tenue e crasso; queste analisi possono spiegare la frequente insorgenza di diarrea nell’infezione da coronavirus. Inoltre, il recettore virale (Angiotensin Converting Enzyme 2) è altamente espresso nelle cellule epiteliali gastrointestinali e la colorazione della proteina del nucleocapside virale è stata visualizzata nel citoplasma dell’epitelio gastrico, duodenale e rettale, suggerendo l’ingresso mediato dal recettore nelle cellule ospiti e una potenziale via di trasmissione fecale. Questi eventi suggeriscono che SARS-CoV-2 è capace di infettare il tratto gastrointestinale e replicarsi attivamente.

Il primo caso riportato con sintomi gastrointestinali è quello di un uomo di 35 anni negli Stati Uniti che presentava una storia clinica di 2 giorni di nausea e vomito al momento del ricovero in ospedale, seguita da diarrea e dolore addominale al secondo giorno di ricovero; inoltre, durante l’inizio dell’epidemia, in un cluster familiare, la diarrea si è manifestata fino a 8 volte al giorno in due giovani adulti (di età compresa tra 36 e 37 anni) in un gruppo di sei pazienti.

Un ampio studio con 1.099 pazienti provenienti da 552 ospedali in Cina, ha riportato nausea o vomito in 55 casi (5,0%) e diarrea in 42 casi (3,8%). Diverse altre coorti hanno riportato questi sintomi con tassi variabili (il più frequente è la diarrea nel 2-10% dei pazienti, seguita da nausea nell’1-10% dei casi) e gli stessi sono osservati anche in pazienti pediatrici. Tuttavia, i sintomi gastrointestinali da Covid-19 sono meno comuni rispetto alle infezioni da SARS e MERS.

Nel 14,8–53,1% dei pazienti con Covid-19 è stata osservata un danno epatico con livelli anormali di ALT (alanina aminotransferasi) e AST (aspartato aminotransferasi) nel corso della malattia e con aumento generalmente lieve della bilirubina sierica; in un altro studio su 56 pazienti, il dosaggio di GGT (gamma-glutamil transferasi) è risultato elevato nel 54% dei casi. Il meccanismo che porta al danno epatico necessita di maggiori studi per essere compreso, ma le cause potrebbero essere un’infezione virale con danno diretto degli epatociti, una lesione immuno-correlata o epatotossicità da farmaci. E’ possibile, inoltre, che il virus possa legarsi ai colangiociti attraverso il recettore ACE2 e disregolare la funzionalità epatica; un esame istologico su biopsia epatica di un paziente deceduto di Covid-19 ha mostrato steatosi microvescicolare e lieve attività lobulare, ma non è stata osservata alcuna presenza virale nel fegato.

Numerosi studi hanno dimostrato la presenza di RNA virale nelle feci o nei tamponi anali/ rettali di pazienti con Covid-19. In uno studio con 73 pazienti Covid‐19, 39 (53,4%) sono risultati positivi all’RNA SARS‐CoV‐2 nelle feci, con una durata della positività compresa tra 1-12 giorni, e 17 pazienti (23,3%) sono rimasti positivi all’RNA virale nelle feci dopo essere risultati negativi nei campioni respiratori. Un precedente studio su SARS‐CoV ha dimostrato che l’RNA virale poteva essere ancora rilevato nelle feci dei pazienti infetti dopo 30 giorni e che l’infezione virale da SARS‐CoV‐2 nel tratto gastrointestinale potrebbe non seguire quella osservata nel tratto respiratorio.

Il tropismo di SARS-CoV-2 nel tratto gastrointestinale e la sua rilevazione positiva nelle feci evidenziano l’importanza della cura del paziente e del controllo delle infezioni, soprattutto se i sintomi gastrointestinali si verificano prima dell’inizio della piressia e dei sintomi respiratori. Il coinvolgimento gastrointestinale di Covid‐19 sottolinea il bisogno di prendere in considerazione diverse procedure cliniche e la necessità di dispositivi di protezione individuale in ambito endoscopico.

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Siamo un gruppo di medici, biologi, e ricercatori. Scriviamo in associazione con AIRIcerca in capacità privata (non rappresentiamo le rispettive istituzioni!) nel tentativo di aiutare i medici italiani che stanno affrontando l’epidemia Covid19. Controlliamo costantemente la letteratura scientifica e forniamo brevi riassunti in italiano peer-reviewed (troverete per ogni riassunto il nome di chi lo ha scritto e chi lo ha revisionato). Per agevolare la ricerca delle informazioni, assegnamo delle parole-chiave ad ogni riassunto. Speriamo in questo modo di fornire una versione concisa e in italiano di quanto di nuovo ha da offrire la letteratura scientifica sull’epidemia.

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