MINIREVIEW: COVID-19 in pediatria

Analisi della letteratura e traduzione di: Sonia Fanelli, Revisionato da: Francesca Bardi

Il primo studio presenta il caso di un neonato di 26 giorni con un’infezione da SARS-CoV-2 confermata che si è presentato con febbre e manifestazioni neurologiche, tra cui episodi parossistici, ipertonia e cianosi facciale. Il paziente è stato ricoverato in ospedale per 6 giorni in una stanza a pressione negativa ed è diventato afebbrile dal giorno 2, con esito favorevole. Il secondo studio riporta l’esito favorevole di due operazioni neurochirurgiche eseguite sotto anestesia generale in un paziente di 8 mesi con COVID 19 e grave idrocefalo e con un deterioramento del quadro clinico indicativo di malfunzionamento dello shunt.

Febbre associata a manifestazioni neurologiche in un neonato positivo per SARS-CoV-2

In Cina, l’incidenza dell’infezione da Coronavirus (COVID-19) tra i bambini oscilla tra lo 0.8% e il 2% del totale dei casi riportati. I pazienti pediatrici sviluppano un decorso clinico della malattia più modesto con sintomi prevalentemente respiratori rispetto agli adulti. In Spagna, Chacón-Aguilar e colleghi hanno descritto il caso di un neonato di 26 giorni che si è presentato con febbre e manifestazioni neurologiche come episodi parossistici, ipertonia e cianosi facciale. Durante la sua permanenza in ospedale, i risultati della visita medica erano normali, ad eccezione della febbre per 24 ore (con picco di 38.8°C) associata a secrezione nasale, vomito, irritabilità e feci acquose. A seguito di una serie di analisi del sangue, urine, feci, liquido cerebrospinale e di un pannello dei patogeni delle vie respiratorie, al momento dell’arrivo del neonato in pronto soccorso, si sono riscontrati solo elevati livelli sierici di creatin kinasi (380 U/L) e di lattato deidrogeasi (390 U/L). Le indagini per antigeni virali erano negative, mentre il test basato sulla reazione a catena della polimerasi (PCR) ha mostrato positività per SARS-CoV-2. E’ da notare che ci fosse una storia importante di diversi vicini di casa sintomatici nel quartiere in cui viveva la famiglia del neonato. Il paziente è rimasto in ospedale per 6 giorni all’interno di una camera a pressione negativa e dal secondo giorno non ha più presentato febbre, infine ha avuto un esito favorevole.

Primo caso riportato di neurochirurgia in un neonato con COVID 19

Somministrare anestesia generale ai neonati con infezioni respiratorie è una sfida poiché i farmaci anestetici possono contribuire alla soppressione immunitaria e alla risposta infiammatoria disregolata associate all’infezione, quindi esacerbando lo stress meccanico e l’infiammazione correlati all’intubazione. Carrabba e collaboratori hanno riportato il caso di un paziente di 8 mesi affetto da idrocefalo e positivo per SARS-CoV-2. Il neonato presentava temperatura moderata, tosse secca e presenza di liquido cerebrospinale a livello occipitale che suggeriva un malfunzionamento dello shunt. Mentre il bambino peggiorava e vomitava ripetutamente, la necessità di una revisione dello shunt diventava urgente. Allo stesso tempo, il paziente manifestava sintomi respiratori dovuti a COVID 19 ed emergevano preoccupazioni circa l’anestesia generale, poiché non esistono relazioni in merito ad una tale procedura rischiosa in neonati positivi per SARS-CoV-2. Ciononostante, si è deciso di procedere, considerando il peggioramento neurologico a cui sarebbe andato incontro il bambino se non si fosse intervenuti per tempo, e l’intervento è stato eseguito in una camera a pressione negativa. Il neonato, di fatto, è stato sottoposto a due revisioni dello shunt sotto anestesia generale senza complicanze respiratorie e si è ripreso prontamente entrambe le volte, con un decorso neurochirurgico favorevole.

Conclusioni

Alla luce dei due casi ivi riportati, si possono trarre due importanti conclusioni:

  1. Nel contesto epidemiologico attuale, è essenziale includere il test PCR per SARS-CoV-2 nel check-up dei pazienti pediatrici che si presentano con febbre di origine sconosciuta. Ci sono evidenze su altri tipi di coronavirus che dimostrano che tali virus abbiano proprietà neurotropiche, poiché sono stati riportati pazienti con manifestazioni neurologiche come convulsioni, perdita di conoscenza ed encefalite.
  2. Finora si è, generalmente, osservata una resistenza relativa degli individui pediatrici a COVID 19. Questo evidenzia la possibilità che i bambini con tale infezione vadano incontro a procedure chirurgiche senza maggiore morbidità. Ulteriori studi sono necessari per confermare tali risultati così come per estendere la conoscenza circa le implicazioni di altri interventi chirurgici in pazienti pediatrici positivi per SARS-CoV-2.

Bibliografia:

[1] Chacón-Aguilar R, Osorio-Cámara JM, Sanjurjo-Jimenez I, González-González C, López-Carnero J, Pérez-Moneo-Agapito B. COVID-19: Fever syndrome and neurological symptoms in a neonate [published online ahead of print, 2020 Apr 27]. An Pediatr (Engl Ed). 2020;92(6):373-374.

[2] Carrabba G, Tariciotti L, Guez S, Calderini E, Locatelli M. Neurosurgery in an infant with COVID-19. Lancet. 2020;395(10234):e76.

About the Author

AIRI CLIP
Siamo un gruppo di medici, biologi, e ricercatori. Scriviamo in associazione con AIRIcerca in capacità privata (non rappresentiamo le rispettive istituzioni!) nel tentativo di aiutare i medici italiani che stanno affrontando l’epidemia Covid19. Controlliamo costantemente la letteratura scientifica e forniamo brevi riassunti in italiano peer-reviewed (troverete per ogni riassunto il nome di chi lo ha scritto e chi lo ha revisionato). Per agevolare la ricerca delle informazioni, assegnamo delle parole-chiave ad ogni riassunto. Speriamo in questo modo di fornire una versione concisa e in italiano di quanto di nuovo ha da offrire la letteratura scientifica sull’epidemia.

Be the first to comment on "MINIREVIEW: COVID-19 in pediatria"

Leave a comment

Your email address will not be published.