MINIREVIEW: Può il Virus Sars-Cov-2 Infettare Gli Animali Domestici? Quali Sono i Rischi Per La Salute Umana?

Analisi della letteratura a cura di: Corrado Minetti; Revisionato e tradotto da: Dimitrios Spiliotopoulos

Un numero crescente di studi sulla capacità del virus SARS-CoV-2 di infettare gli animali domestici sta sollevando preoccupazioni per la salute delle persone. È tuttavia ancora poco chiaro se gli animali domestici possono trasmettere il virus agli esseri umani. Qui riportiamo e discutiamo quanto noto sinora su questo argomento.

1. Evidenze di infezioni da esperimenti in laboratorio

SARS-CoV-2 è stato somministrato tramite inoculazione intranasale a furetti (che spesso sono usati come animali modello per virus respiratori che infettano l’uomo), gatti (giovani e subadulti), cani, maiali, polli e anatre (1). Tamponi nasofaringei, feci e tessuti degli animali sono stati controllati regolarmente per la presenza di RNA virale (tramite qPCR) e virus infettivi (cresciuti in cellule VERO) e la presenza di anticorpi nel loro sangue è stata verificata. I risultati mostrano che

  1. La replicazione virale e la produzione di virus infettivi ha luogo nel tratto respiratorio superiore (turbinati, palato molle e tonsille) e forse nel tratto digestivo di furetti e gatti (in particolare negli animali giovani). Livelli bassi di RNA virale sono stati osservati anche nei tamponi rettali dei furetti e in alcuni campioni di feci dei gatti;
  2. Sembra che i cani siano poco suscettibili all’infezione di SARS-CoV-2. RNA virale è stato rilevato solo in tre dei cinque animali inoculati e non sono stati riscontrati virus infettivi nei loro tamponi;
  3. Sembra che maiali e uccelli non siano suscettibili (non sono state osservate tracce di RNA virale in questi animali);
  4. È stata osservata sieroconversione a partire dal giorno 14 in tutti i furetti e gatti esposti al virus, nella metà dei cani esposti al virus ma non negli altri animali;
  5. Non è stata riscontrata associazione tra infezione e lo sviluppo di una malattia grave o mortale, ma in alcuni furetti e gatti giovani si riportano segni di danni ai polmoni e alla trachea;
  6. Mettendo gatti naïve (non inoculati) in gabbie adiacenti a quelle contenenti animali inoculati (4 cm di distanza, separati da una rete doppia con un flusso d’aria orizzontale nella direzione dei gatti naïve) è stata osservata (limitata) trasmissione aerea: in due delle 6 paia di gatti si sono riscontrati RNA virale e anticorpi negli animali naïve. 

La trasmissione tra gatti è stata ulteriormente confermata alloggiando nella stessa gabbia coppie di animali naïve e inoculati con SARS-CoV-2 (2). Tutti gli animali naïve sono stati infettati cinque giorni dopo l’esposizione, e tutti i gatti erano sieroconvertiti al giorno 24. Non è chiaro se la trasmissione è avvenuta tramite goccioline o con un contatto più diretto tra gli animali alloggiati assieme.  

È importante sottolineare, per l’importanza di questo aspetto per la trasmissione virale, che virus infettivi non sono stati riscontrati nei tamponi rettali o nelle feci degli animali (1,2).

In studi precedenti è stato riportato che gatti e furetti sono suscettibili all’infezione da coronavirus SARS, che potrebbe essere trasmesso efficientemente tra animali a stretto contatto (3).

2. Evidenze da investigazioni sul campo ed epidemiologiche

Da Hong Kong, Belgio, e New York sono stati riportati casi di animali positivi a SARS-CoV-2: cani (2 casi), gatti (2 casi, uno dei quali ha sviluppato vomito, diarrea, e difficoltà respiratorie), tigri e leoni (rispettivamente 4 e 3, i quali hanno anche sviluppato tosse secca e dispnea). Si ipotizza che questi animali si siano infettati a seguito della prossimità con esseri umani con alte cariche virali, e questi casi potrebbero dunque essere outliers statistici. Non è pertanto possibile prevedere se SARS-CoV-2 causerà una pandemia panzootica (4).

2.1. Evidenze da animali da compagnia in ambienti domestici

Uno studio sierologico su gatti a Wuhan (39 campioni raccolti prima dell’inizio del focolaio, 102 raccolti dopo) per individuare la presenza di anticorpi contro SARS-CoV-2 ha riscontrato che il 14.7% dei campioni (tutti tra quelli raccolti dopo lo scoppio del focolaio) è risultato positivo a un test ELISA sviluppato a partire dal dominio RBD delle proteine spike del virus (5). Tre dei 15 gatti positivi appartenevano a domicili con casi confermati di COVID-19 in persone, il che suggerisce che la trasmissione uomo-animale può avvenire in ambienti domestici. Un test di neutralizzazione virale ha mostrato che 11 dei 15 gatti positivi al test ELISA presentavano anticorpi neutralizzanti SARS-CoV-2 (titolo: da 1/20 a 1/1080). Alcuni degli animali con un segnale forte nel test ELISA avevano attività di neutralizzazione debole. I tre gatti con il titolo anticorpale neutralizzante più alto avevano proprietari diagnosticati come pazienti COVID-19.

Un altro studio ha riportato che due dei 15 cani presi in considerazione da domicili con casi confermati di infezione nell’uomo sono stati infettati con SARS-CoV-2 sulla base di qRT-PCR su campioni nasali, orali e rettali (6). Il sequenziamento del genoma da isolati viralidei cani e dei loro proprietari ha confermato che i cani sono stati infettati dallo stesso virus dei loro padroni. Nessuno di questi animali ha mai sviluppato sintomi.

3. Conclusioni

Le evidenze raccolte sinora mostrano che SARS-CoV-2 può infettare alcuni animali domestici (in particolare, furetti e gatti) e suggeriscono che la trasmissione possa avvenire sia da uomo ad animale che da animale ad animale. Dobbiamo tuttavia considerare alcuni aspetti:

  1. Le infezioni sperimentali forniscono informazioni preziose sulla suscettibilità delle specie ospiti ad un particolare patogeno e per lo sviluppo di modelli animali appropriati per studi ulteriori, ma soffrono di ovvie limitazioni in quanto sono condotte su campioni di piccole dimensioni e sono poco rappresentative di come la trasmissione avviene in natura e la sua complessità;
  2. Prima di considerare gli animali da compagnia come un rischio significativo per le persone bisognerà provare l’effettiva trasmissione di SARS-CoV-2 da animali infetti a esseri umani suscettibili;
  3. È necessario raccogliere evidenze epidemiologiche molecolari da contesti in cui le persone e gli animali da compagnia hanno contatti ravvicinati (domicili, rifugi per animali, ecc.);
  4. Mancano dati attendibili sulla suscettibilità degli animali da reddito per il virus, informazione essenziale per valutareil rischio potenziale posto da questi animali.

Bibliografia:

[1] Shi J, Wen Z, Zhong G, Yang H, Wang C, Huang B, et al. Susceptibility of ferrets, cats, dogs, and other domesticated animals to SARS–coronavirus 2. Science. 2020.

[2] Halfmann PJ, Hatta M, Chiba S, Maemura T, Fan S, Takeda M, et al. Transmission of SARS-CoV-2 in Domestic Cats. N Engl J Med. 2020.

[3] Martina BEE, Haagmans BL, Kuiken T, Fouchier RAM, Rimmelzwaan GF, van Amerongen G, et al. SARS virus infection of cats and ferrets. Nature. 2003.

[4] Gollakner R, Capua I. Is COVID-19 the first pandemic that evolves into a panzootic? Vet Ital. 2020.

[5] Zhang Q, Zhang H, Huang K, Yang Y, Hui X, Gao J, et al. SARS-CoV-2 neutralizing serum antibodies in cats: a serological investigation. bioRxiv. 2020.

[6] Sit THC, Brackman CJ, Ip SM, Tam KWS, Law PYT, To EMW, et al. Infection of dogs with SARS-CoV-2. Nature. 2020.

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Siamo un gruppo di medici, biologi, e ricercatori. Scriviamo in associazione con AIRIcerca in capacità privata (non rappresentiamo le rispettive istituzioni!) nel tentativo di aiutare i medici italiani che stanno affrontando l’epidemia Covid19. Controlliamo costantemente la letteratura scientifica e forniamo brevi riassunti in italiano peer-reviewed (troverete per ogni riassunto il nome di chi lo ha scritto e chi lo ha revisionato). Per agevolare la ricerca delle informazioni, assegnamo delle parole-chiave ad ogni riassunto. Speriamo in questo modo di fornire una versione concisa e in italiano di quanto di nuovo ha da offrire la letteratura scientifica sull’epidemia.

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