MINIREVIEW: Overview Clinica Dei Disordini Di Olfatto E Gusto In Covid-19

Analisi della Letteratura a cura di: Alessio Silva; Revisionato: Edda Cava

In letteratura si riscontra un numero sempre maggiore di casi e segnalazioni riguardanti pazienti infetti da COVID-19 che presentano disfunzioni olfattive/gustative (OTD) acute come unico sintomo o insieme ad altri sintomi.

La comparazione di numero così elevato di segnalazioni presenta molteplici limitazioni, fra cui l’uso di diversi strumenti per valutare l’OTD, le differenze nei criteri di esclusione, errori di selezione, l’utilizzo di studi retrospettivi o prospettici, il numero di pazienti arruolati nei diversi studi, anche se alcuni sono studi caso-controllo (2, 6).

La differenza nella scelta degli strumenti di valutazione può spiegare le discrepanze riportate nei tassi di OTD. Di seguito sono riportati gli strumenti utilizzati in questi studi, ulteriormente all’uso di questionari non convalidati (6, 11-12) o analisi retrospettiva (1, 8): Test di identificazione degli odori dell’Università di Pennsylvania (UPSIT) (2), Sino-nasal Outcome Test 22 (SNOT) (5), Total Nasal Symptom Score (TNSS) (10), Connecticut Chemosensory Clinical Research Center orthonasal olfaction test (CCCRC) (9).

OTS sono state riportate con percentuali elevate e grandi differenze negli studi: circa il 60-80% relativamente a disturbi olfattivi, mentre 70-90% per i disturbi del gusto. Tra i sintomi segnalati almeno il 45% dei pazienti ha riportato anosmia completa e il 45% ageusia. Quando però riportati come disfunzione parziale, il tasso di incidenza aumenta fino al 98% per le disfunzioni olfattive (2). In concomitanza è stata osservata ostruzione nasale in circa il 13-50% dei pazienti, oltre a starnuto o rinorrea.

Considerando entrambe le OTD insieme, i tassi variano dal 18,6% (12) fino al 68% (10).

In uno studio cinese (11), OTD sono state riportate solo nel 5,05% dei casi, con un 22,7% di essi positivi per COVID-19.

Le OTD erano più frequenti nelle femmine rispetto ai maschi (1, 5, 12) e nei pazienti più giovani (1, 6). Inoltre, pazienti ambulatoriali (8) con una presentazione meno grave della malattia sono più soggetti a segnalare queste disfunzioni. A volte le OTD sono riportate come unico sintomo di COVID-19.

La durata media riportata per OTD è di 7-9 ± 2-6 giorni, con un recupero totale/parziale entro un mese dall’esordio, suggerendo la reversibilità del quadro associato alle OTD.

Conclusioni: le OTD sono frequenti nei pazienti con infezione da SARS-CoV-2 e possono precedere l’insorgenza della malattia clinica. L’anosmia/iposmia, non collegata al trattamento farmacologico, può fungere da marker inversamente correlato alla gravità della COVID-19, ma anche della risposta immunitaria innata dell’ospite durante l’infezione. Disfunzione olfattiva e sintomi neurologici supportano il neurotropismo di SARS-CoV-2, con un rischio potenzialmente più elevato di rapida progressione ad insufficienza respiratoria acuta. Inoltre, le OTD sembrano essere meno comuni nei pazienti cinesi COVID-19 (solo fino al 5%) rispetto ai tassi più alti che si osservano in Europa.

Per un’analisi dettagliata dell’argomento, nella sezione successiva è possibile trovare un riepilogo di ogni rapporto (definizione di OTD, tassi di OTD, strumenti utilizzati, limitazioni, tassi di recupero).

Dati Clinici Completi

Corbellini et al. hanno dimostrato che disfunzioni olfattive/gustative (OTD) a nuova insorgenza sono più frequenti nei pazienti COVID-19 (31, 39,2%) rispetto ai pazienti con influenza (5, 12,5%), confrontando 79 casi/40 controlli (influenza positivi).

Incidenza: 25 (80,6%) presentavano disturbi olfattivi (principalmente anosmia, 14, 45,2%) e 28 (90,3%) disturbi del gusto (principalmente ageusia, 14, 45,2%). Solo 4 (12,9%) hanno riportato ostruzione nasale concomitante.

Tipo di valutazione: dal 23 al 25 marzo 2020, ai pazienti COVID-19 positivi ricoverati in due centri di assistenza terziaria di Madrid, in Spagna è stato sottoposto un questionario.

Criteri di esclusione: demenza, scarsa coscienza di sé, precedente OTD.

Tempo di insorgenza: i pazienti COVID-19 con OTD sono significativamente più giovani di quelli senza (52,6 contro 67,4). Tra i pazienti COVID-19 OTD+, 22 (70,9%) hanno riportato un esordio acuto, mentre è stata una manifestazione iniziale in 11 (35,5%).

Recupero: la durata media di OTD è stata di 7,5 ± 3,2 giorni; 12 pazienti (40%) hanno manifestato un recupero completo dopo 7,4 ± 2,3 giorni di insorgenza. La maggior parte dei pazienti (56,7%) ha riportato un recupero totale/parziale durante la raccolta dei dati, suggerendo la reversibilità di OTD.

Limiti dello studio: caso-controllo, scarso confronto, uso di un questionario auto-riferito limitato a pazienti ospedalizzati.

Conclusioni: valutazione di OTD in anamnesi come suggerimento per COVID-19, a sostegno dell’isolamento personale.

Spinato et al. Hanno valutato la prevalenza, l’intensità e la tempistica di OTD nei pazienti con infezioni da SARS-CoV-2. In 202 hanno completato il sondaggio.

Incidenza: OTD erano più frequenti nelle donne 105 (72,4%) rispetto agli uomini 97 (55,7%). OTD sono stati riportati da 130 pazienti (64,4%). Di questi, 45 (34,6%) hanno anche riferito ostruzione nasale.

Tipo di valutazione: dal 19 al 22 marzo 2020, Sino-nasal Outcome Test 22 per via telefonica a pazienti SARS-CoV-2 positivi.

Tempo di insorgenza: OTD si sono presentati prima di altri sintomi in 24 pazienti (11,9%), contemporaneamente in 46 (22,8%) e dopo altri sintomi in 54 (26,7%). In 6 pazienti (3,0%) OTD rappresentavano l’unico sintomo.

Limitazioni dello studio: dati auto-riportati, campionamento limitato e circoscritto, pazienti gravi non inclusi.

Conclusioni: test e auto-isolamento di pazienti con OTD a nuova insorgenza.

Luers et al. hanno condotto uno studio trasversale in cui due terzi dei pazienti europei affetti da COVID-19 hanno riportato OTD, indicandone la rilevanza nella diagnosi precoce.

Incidenza: 72 partecipanti (41 maschi, 31 femmine, età media di 38 ± 13 anni). 44/72 pazienti (61%) hanno avuto contatti con soggetti COVID-19 +. La riduzione dell’olfatto si è verificata in 53 pazienti con COVID-19 (74%) mentre la riduzione del senso del gusto in 50 pazienti (69%). 49 pazienti (68%) hanno riportato entrambi i sintomi. 1 paziente (1%) aveva solo un ridotto senso del gusto. 4 pazienti (6%) avevano riduzione dell’olfatto. Molti pazienti hanno riportato congestione nasale (54%), starnuti (50%) e rinorrea (53%).

Tipo di valutazione: tra il 22 e il 28 marzo 2020, tramite studi retrospettivi sono stati identificati pazienti ambulatoriali con COVID-19 dell’Ospedale Universitario di Colonia, in Germania. Un questionario standardizzato a due sezioni è stato eseguito 13 ± 3 giorni dopo che si è verificato il primo sintomo e 7 ± 1 giorni dopo un test positivo per COVID-19. È stato valutato il Total Nasal Symptom Score (TNSS).

Criteri di esclusione: precedente o attuale ricovero in ospedale causato da COVID-19 o per altri motivi.

Tempo di insorgenza: OTD si sono verificati in media 4 giorni dopo i primi sintomi.

Conclusioni: commentando Mao L. et al., OTD sembrano meno comuni nei pazienti cinesi COVID-19 (solo fino al 5%) rispetto a quelli europei. Le stesse conclusioni sono date da Finsterer et al.

Klopfenstein et al. hanno condotto uno studio osservazionale retrospettivo nell’ospedale NFC, sottolineando la rilevanza clinica dell’anosmia correlata a COVID-19.

Incidenza: 114 pazienti COVID-19, l’età media era di 47 (± 16) anni; 67% erano femmine e il 37% era ricoverato in ospedale. 54/114 (47%) hanno riportato anosmia, presente come terzo sintomo nel 38% (22/52) dei casi ma mai come primo/secondo sintomo. 46 pazienti (85%) presentavano disgeusia, 15 (28%) presentavano polmonite. 16 pazienti (30%) avevano ostruzione nasale. La diarrea è stata segnalata in oltre il 50% dei casi, più frequentemente nei pazienti con anosmia, come nello studio di Lechien et al.

Tipo di valutazione: i dati richiesti sono stati raccolti dalle cartelle cliniche dei pazienti COVID-19 diagnosticati da PCR con anosmia tra il 1 ° e il 17 marzo 2020.

Criteri di esclusione: gravidanza, bambini (<18 anni), demenza.

Tempo di insorgenza: l’anosmia è iniziata 4,4 (± 1,9) giorni dopo l’insorgenza dell’infezione. La durata media dell’anosmia è stata di 8,9 (± 6,3) giorni

Recupero: il 98% dei pazienti si è ripreso da OTD entro 28 giorni. Durata media dell’anosmia: 9 giorni.

Limitazioni dello studio: numero di pazienti

Conclusioni: l’anosmia è un sintomo frequente nei pazienti COVID-19, che sembrano essere più giovani con una predominanza di femmine. Lechien et al. hanno riportato anosmia nell’86% (n = 357/417) dei loro pazienti. Questa frequenza più elevata può essere spiegata dal fatto che il loro campione era ambulatoriale (37 ± 11,4 anni), per i quali è probabilmente più semplice rilevare i sintomi funzionali rispetto ai pazienti ricoverati in condizioni critiche.

Moein et al. hanno condotto uno studio caso-controllo per valutare l’entità e la frequenza della disfunzione olfattiva dei pazienti con COVID-19 (confermato via imaging PCR e TC) ricoverati nell’ospedale Masih Daneshvari di Teheran.

Incidenza: sono stati valutati 60 pazienti ricoverati con COVID-19 e 60 controlli con parametri corrispondenti. 59/60 (98%) pazienti presentavano disfunzione olfattiva. 35/60 pazienti (58%) erano o anosmici (15/60; 25%) o gravemente microsmici (20/60; 33%); 16 hanno mostrato microsmia moderata (16/60; 27%), 8 microsmia lieve (8/60; 13%) e 1 normosmia (1/60; 2%).

Tipo di valutazione: un test validato di 40 odori (University of Pennsylvania Smell Identification Test – UPSIT) è stato somministrato tra il 21 e il 23 marzo 2020 o tra il 31 marzo e il 5 aprile 2020. Durante il test olfattivo, tutti i soggetti erano ricoverati nel periodo di convalescenza dalla malattia, pronti per essere dimessi entro 4 giorni.

Limitazioni dello studio: campionamento in un solo time-point.

Conclusioni: la ridotta funzione olfattiva, ma non sempre l’anosmia, è un marcatore importante per infezione da SARS-CoV-2, non collegata al trattamento farmacologico. I test olfattivi possono aiutare a identificare i pazienti con COVID-19.

Giacomelli et al. del Dipartimento di Malattie Infettive dell’Ospedale L. Sacco di Milano, Italia, hanno condotto uno studio trasversale su pazienti ospedalizzati positivi per SARS-CoV-2 sulla prevalenza di OTD auto-riferito.

Incidenza: 59 pazienti inclusi, 20 (33,9%) hanno riportato almeno 1 OTD; 11 (18,6%) entrambi. 12 pazienti (20,3%) hanno presentato i sintomi prima del ricovero ospedaliero. Le alterazioni del gusto erano più frequenti (91%) prima del ricovero. OTD erano più frequenti nelle femmine che nei maschi. I pazienti con almeno 1 OTD erano più giovani di quelli senza (56 anni contro 66).

Tipo di valutazione: il 19 marzo 2020 è stato presentato un questionario riguardante OTD, tipo e ora di insorgenza tramite colloquio verbale.

Criteri di esclusione: demenza, barriere linguistiche, ventilazione non invasiva.

Recupero: tutti hanno riportato la persistenza di OTD al momento del colloquio.

Limiti dello studio: impossibilità di eseguire un questionario associato a test validati (es. UPSIT).

Conclusioni: OTD sono frequenti nei pazienti con infezione da SARS-CoV-2 e possono precedere l’insorgenza della malattia clinica.

Ralli et al. hanno commentato questo studio: disfunzione olfattiva e sintomi neurologici supportano il neurotropismo di SARS-CoV-2, con un rischio potenzialmente più elevato di progressione rapida ad insufficienza respiratoria acuta.

Inoltre, Hjelmesæth ha supportato questo studio, riportando due casi di infezione SARS-CoV-2 con OTD senza sintomi respiratori tipici di COVID-19.

Vaira et al. hanno testato la funzione olfattiva e gustativa in 72 pazienti COVID-19 trattati presso l’Ospedale di Sassari. Le frequenze sono più alte di quelle riportate da Giacomelli et al. ma simili a quelle di Lechien et al.

Incidenza: 53 (73,6%) pazienti hanno riportato disturbi chemosensitivi. 44 pazienti (61,1%) hanno riferito di avere o aver avuto disturbi olfattivi (34 anosmia completa, 8 iposmia 2 disosmia). Durante l’esame CCCRC, 2 pazienti erano completamente anosmici (2,8%), 58 avevano iposmia variabile (80,6%), 12 (16,7%) presentavano normosmia. Inoltre, 39 pazienti hanno riportato disturbi del gusto (28 ageusia completa, 11 ipogeusia variabile, 7 disgeusia). Tramite CCCRC è stata rilevata ageusia in 1 paziente (1,4%), grave ipogeusia in 7 pazienti (9,7%), moderata ipogeusia in 11 pazienti (15,3%) e lieve ipogeusia in 16 pazienti (22,2%). 37 pazienti (51,4%) avevano una normale funzione gustativa.

Tipo di valutazione: tra il 31 marzo e il 6 aprile 2020 la funzione olfattiva è stata valutata con il Connecticut Chemosensory Clinical Research Center orthonasal olfaction test (CCCRC).

Criteri di esclusione: mancata cooperazione, ventilazione assistita, disturbi psichiatrici/neurologici, precedente intervento chirurgico o radioterapia nelle cavità orali e nasali, OTD preesistente, trauma cranico, rinite allergica, rinosinusite cronica.

Tempo di insorgenza: ageusia/anosmia sono i primi sintomi di COVID-19, che si verificano generalmente entro i primi 5 giorni dall’esordio clinico. In 13 pazienti (18,1%) l’OTD ha rappresentato l’esordio della manifestazione clinica della malattia.

Recupero: durante la valutazione 35 casi (66%) hanno riportato un recupero completo delle funzioni chemosensitive, che si è verificato in meno di 5 giorni in 19 casi. OTD erano persistenti in 18 pazienti (34%).

Conclusioni: OTD non associate ai sintomi della rinite sono da includere come opzione diagnostica per i pazienti con COVID-19. OTD sono tipiche manifestazioni dell’infezione precoce e tendono a scomparire nel tempo.

Wee et al. dell’Ospedale Generale di Singapore hanno stratificato tutti i pazienti che hanno riferito OTD per escludere COVID-19.

Incidenza: 870 pazienti sono stati inclusi come sospetti per COVID-19. 44/870 (5,05%) si sono presentati con OTD. 154/870 pazienti (17,9%) erano positivi al COVID-19. 35/154 (22,7%) aveva OTD; tra questi, 3 erano anosmici senza altri sintomi.

Tipo di valutazione: dal 26 marzo al 10 aprile 2020 a tutti i nuovi ricoveri è stato somministrato un questionario per screenare OTD auto-riferiti.

Conclusioni: OTD hanno un’alta specificità come criterio di screening per COVID-19 (98,7%), ma scarsa sensibilità (22,7%).

Yan et al. hanno eseguito uno studio retrospettivo di tutti i pazienti COVID-19 positivi presso il sistema sanitario di San Diego UC, valutando OTD per aiutare a stratificare i casi di COVID-19 da lievi a moderati durante il periodo precoce di infezione da SARS-CoV-2.

Incidenza: di 128 soggetti erano disponibili dati relativi a olfatto e gusto. 26/128 (20,1%) pazienti COVID-19 sono stati inclusi. Questi ultimi erano meno propensi a segnalare anosmia/iposmia (26,9% vs 66,7%) e disgeusia (23,1% vs 62,7%) rispetto ai pazienti ambulatoriali.

Tipo di valutazione: tra il 3 marzo e l’8 aprile 2020 è stato attuato un confronto tra i parametri di senso dell’olfatto e gusto auto-riferiti rispetto ai relativi livelli pre-morbosi.

Recupero: SARS-CoV-2 può causare infiammazione della lamina cribrosa. Ciò sarebbe coerente con il recupero relativamente rapido della funzione olfattiva nella maggior parte dei pazienti.

Limitazioni dello studio: anosmia/iposmia auto-segnalate, in particolare nei casi COVID-19 positivi.

Conclusioni: anosmia/iposmia possono servire come markers inversamente correlati sia alla gravità di COVID-19 che della risposta immunitaria innata dell’ospite durante l’infezione.

Complessivamente, le organizzazioni professionali di tutto il mondo concordano nel consigliare lo screening per l’anosmia, includendola come sintomo di COVID-19.

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