MINIREVIEW: Presenza e fisiopatologia di disfunzioni olfattive e gustative in COVID-19

Analisi della letteratura e traduzione di: Giulia Colombo; Revisionato: Edda Cava

La perdita dell’olfatto (anosmia) e/o del gusto (ageusia) è comune nei pazienti COVID-19 con sintomi moderati in occidente e dovrebbe essere riconosciuta come prima linea di diagnosi in condizioni di scarse risorse, in cui la diagnostica non laboratoriale è di importanza cruciale. Le cause di questi sintomi non sono chiare, ma, da una parte, il neurotropismo indolente di SARS-CoV-2 sembra essere parte della naturale evoluzione di COVID-19, dall’altra, l’anosmia potrebbe basarsi sulla compromissione funzionale dell’epitelio olfattivo dovuta all’infezione diretta delle cellule sustentacolari.

Recentemente, diversi medici hanno evidenziato la perdita di olfatto (anosmia) e/o di gusto (ageusia) in numerosi pazienti COVID-19, particolarmente in Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Corea del Sud, Cina, Germania, Spagna, Belgio, Italia e Iran.

In un paio di studi (uno centrato su Colonia, in Germania, l’altro multicentrico in Europa) da due terzi a più dell’85% dei pazienti europei COVID-19 hanno riportato disfunzione olfattiva e gustativa. Ciò si verifica prevalentemente nella fase iniziale della malattia, in media al quarto giorno dopo i primi sintomi, ma in circa il 10% dei casi persino prima di essi, a indicarne la significatività nella diagnosi precoce. Inoltre, la rinite non sembra essere associata con una riduzione dell’olfatto in circa il 20% dei casi, le donne sembrano esserne più colpite degli uomini e circa nel 70% dei pazienti la disfunzione svanisce nel breve termine (entro otto giorni dalla remissione). Questi sintomi non sembrano così comuni nei pazienti COVID-19 cinesi, venendo riscontrati solo nel 5% dei casi, ma sono prevalenti in quelli occidentali. La ragione di queste differenze, seppur ignota, potrebbe risiedere semplicemente in bias di selezione di alcune manifestazioni nervose o nella definizione dei casi. Di nota, sono stati utilizzati nei vari studi differenti tool per quantificare o riconoscere i disturbi di olfatto e/o di gusto: ad es. Total Nasal Symptom Score (TNSS), Sino-nasal Otcome test (SNOT-22), Questionnaire of Olfactory Disorders- Negative Statements (sQOD-NS), inoltre, gli studi sono stati condotti sia come prospettici che retrospettivi.

Ad ogni modo, appare evidente che l’anosmia o l’ageusia devono essere riconosciute come sintomi importanti dell’infezione COVID-19, specialmente come prima linea diagnostica in condizioni di scarse risorse, in cui la diagnosi non laboratoriale è cruciale.

In generale, la disfunzione olfattiva e gustativa  è comune nei pazienti COVID-19 con sintomi moderati in occidente e, in una minoranza, si tratta dell’unico sintomo. Nonostante non siano specifici per infezione da SARS-CoV-2, l’ipogeusia e l’iposmia sono caratteristiche ricorrenti di COVID-19 anche negli studi retrospettivi, in cui questi sintomi sono stati documentati incidentalmente e non sistematicamente. Di nota, mentre i sintomi olfattivi sono prevalentemente autolimitanti, la disfunzione gustativa persiste dopo la risoluzione dei sintomi respiratori in molti pazienti, suggerendo un neurotropismo indolente di SARS-CoV-2 come parte del naturale decorso di COVID-19, con una compromissione comunque persistente e significativa della funzionalità nervosa. Al contratrio, la neuroinfezione fulminante è documentata in casi molto rari di encefalite associate a SARS-CoV-2 (individuazione esclusiva del virus nel liquido cerebrospinale). Questa interpretazione è anche supportata dal fatto che ceppi già noti di coronavirus invadono il Sistema nervoso centrale attraverso il neuroepitelio olfattivo e si propagano da dentro il bulbo olfattivo.

Comunque, i meccanismi alla base di ageusia e anosmia devono ancora essere chiariti e molte ipotesi sono state formulate a proposito:

    1. Il coinvolgimento del Sistema nervoso centrale, ovvero alcuni pazienti sviluppano una meningite o encefalite locale che coinvolge le rappresentazioni della corteccia olfattiva o gustativa, o il funzionamento dei tratti sottocorticali dedicati, ma le anormalità di gusto/olfatto sembrano sia transienti (massima durata: 21 giorni) che persistenti, suggerendo eziologie distinte

    2. Il sistema nervoso periferico è bersaglio di SARS-Cov2, in particolare i nervi cranici I, VII, IX, and X, come è stato documentato

    3. Una risposta infiammatoria locale  innescata da una stomatite o rinite con risultante edema mucosale impedisce il normale funzionamento delle papille gustative o dell’epitelio olfattivo, ma questi segni potrebbero anche non essere presenti o verificarsi dopo ageusia e anosmia

    4.  Una risposta immunitaria focale contro alcune componenti delle membrane delle cellule epiteliali o dei recettori

    5. Compromissione di olfatto e gusto come effetto collaterale di alcuni farmaci, ma anche pazienti che non ne assumono riportano questi sintomi, perciò è molto improbabile

    6. Interazione diretta del virus o delle sue componenti con i recettori gustativi od olfattivi, a dare un effetto citopatico o dei difetti nella neurotrasmissione; a sostegno di questa ipotesi, uno studio clinico recente ha mostrato che nei pazienti COVID-19, l’anosmia o l’ageusia parziale può oscillare nel tempo in intensità ed è anche stato scoperto che ACE2 è co-regolata con la DOPA-decarbossilasi a indicare che le vie di sintesi di dopamina e serotonina potrebbero essere coinvolte.

Dunque, la causa più probabile per l’ipogeusia transiente e l’iposmia nei pazienti infettati da SARS-CoV2 è un’interazione del virus con i recettori gustativi od olfattivi, così come con la loro nicchia cellulare fisiologica. Infatti, gli autori di uno studio preprint sull’anosmia hanno identificato, mediante analisi bioinformatica di dati di trascrittomica su singola cellula, le cellule sustentacolari, le cellule di Bowman e le cellule staminali olfattive come potenziali cellule suscettibili all’infezione del virus. Un’espressione selettiva di ACE2 è stata riscontrata in questi tipi cellulari e l’analisi di co-espressione di ACE2 e TMPRSS2 (una proteasi), due proteine dell’ospite indispensabili per l’ingresso di 2019-nCoV nella cellula, ha rivelato che la più alta suscettibilità all’infezione è a carico delle cellule sustentacolari e basali orizzontali.

Sebbene questi tipi cellulari non abbiano funzione sensoriale, si sa che giocano un ruolo cruciale nel mantenimento dell’organo olfattivo, in quanto forniscono supporto metabolico e fisico alla mucosa, e rigenerano l’epitelio in caso di lesioni. Di conseguenza gli autori suggeriscono che la perdita dell’olfatto nei pazienti infettati è molto improbabile che sia dovuta a un danno diretto ai neuroni sensoriali olfattivi, ma necessitano più dati per elucidare la relazione con il probabile neurotropismo del virus.

Bibliografia:

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Siamo un gruppo di medici, biologi, e ricercatori. Scriviamo in associazione con AIRIcerca in capacità privata (non rappresentiamo le rispettive istituzioni!) nel tentativo di aiutare i medici italiani che stanno affrontando l’epidemia Covid19. Controlliamo costantemente la letteratura scientifica e forniamo brevi riassunti in italiano peer-reviewed (troverete per ogni riassunto il nome di chi lo ha scritto e chi lo ha revisionato). Per agevolare la ricerca delle informazioni, assegnamo delle parole-chiave ad ogni riassunto. Speriamo in questo modo di fornire una versione concisa e in italiano di quanto di nuovo ha da offrire la letteratura scientifica sull’epidemia.

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