Interessamento Cocleare Nell’infezione Asintomatica da SARS-Cov-2

Riassunto e traduzione dell’articolo: M.W.M. Mustafa,  Audiological profile of asymptomatic Covid-19 PCR-positive cases. Am J Otolaryngol.

Riassunto e traduzione a cura di: Silvia Dell’Anna; Revisionato da: Giulia Poggi

Articolo Originale Pubblicato il 10 aprile 2020

L’infezione da SARS-CoV-2 può danneggiare la funzionalità cocleare anche nei casi asintomatici; l’esame audiometrico e la registrazione delle emissioni otoacustiche possono essere determinanti per impedire che tale potenziale danno resti misconosciuto.

Per diversi virus è ben riconosciuta la capacità di indurre perdita dell’udito (hearing loss, HL): essi causano tipicamente ipoacusia neurosensoriale, o attraverso un danno diretto all’orecchio interno o al tronco encefalico, o attraverso meccanismi immunopatologici; sono tuttavia possibili anche un difetto di conduzione o misto. Il virus del morbillo può danneggiare direttamente diverse componenti cocleari, quali le cellule acustiche nell’organo del Corti, ed è stato associato anche allo sviluppo di otosclerosi. HIV può causare ipoacusia trasmissiva, causata da un’aumentata suscettibilità alle infezioni batteriche e micotiche come conseguenza dell’immunosoppressione indotta dal virus. Non è stata ancora stato stabilito, tuttavia, se SARS-CoV-2 sia in grado di alterare la funzione uditiva.

Questo studio ha reclutato 20 soggetti con positività PCR per SARS-CoV-2 e assenza di sintomatologia nota di COVID-19; criteri addizionali comprendevano: età tra 20 e 50 anni, per escludere perdite dell’udito legate all’età; assenza di storia di ipoacusia o di cause note di perdita uditiva. Ulteriori 20 soggetti sani con udito normale e senza cause note di ipoacusia costituivano il gruppo di controllo.

Per tutti i partecipanti allo studio sono stati effettuati: accurata raccolta dell’anamnesi; esame  obiettivo dell’orecchio;  timpanometria (impedenziometria), per escludere un’alterazione della funzionalità dell’orecchio medio; esame audiometrico tonale (PTA, pure-tone audiometry), consistente nella misurazione delle soglie audiometriche per la via aerea e la via ossea (entro il range di frequenze 250- 8000 Hz per la via aerea e il range 250-4000 Hz per la via ossea), e registrazione delle emissioni otoacustiche evocate da transienti (TEOAE).

Sebbene l’esame audiometrico per la totalità delle frequenze e per le medie frequenze (250, 500, 750, 1000, 1500, 2000 e 3000 Hz) non abbia rilevato differenze statisticamente significative (p> 0.05, paired t-test), è stato osservato un significativo aumento delle soglie audiometriche per le frequenze elevate  (4000, 6000 e 8000 Hz)  nel gruppo test rispetto al gruppo di controllo (p< 0.05, paired t-test). Inoltre, l’ampiezza media delle TEOAE è risultata significativamente più bassa nel gruppo di studio rispetto ai controlli (p< 0.001, paired t-test).

Le TEOAEs, emissioni acustiche evocate da stimoli transienti applicati nel condotto uditivo esterno, sono un fenomeno attribuito alla funzione di amplificazione esercitata dalle cellule acustiche esterne; di conseguenza, la rilevazione di una loro ridotta ampiezza, insieme al deterioramento delle soglie audiometriche alle alte frequenze, può essere attribuita al verificarsi di un danno a carico di queste cellule specializzate indotto dal virus.

Esame audiometrico ed emissioni otoacustiche possono perciò essere utili nei casi COVID-19 asintomatici per la rilevazione di una lieve compromissione cocleare, che non verrebbe altrimenti clinicamente individuata. Sono necessari ulteriori studi per chiarire il meccanismo del danno SARS-CoV-2- mediato alla funzionalità dell’orecchio interno.

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