Coinvolgimento del tratto gastroenterico nell’infezione da nuovo coronavirus: prevenzione e controllo dell’infezione dal punto di vista gastroenterologico

Riassunto e traduzione dell’articolo: Lian Yong Li, Wei Wu, Sheng Chen, et al,  Digestive system involvement of novel coronavirus infection: prevention and control of infection from a gastroenterologic perspective, J Dig Dis,

Riassunto e traduzione a cura di: Giulia Colombo; Revisionato: Edda Cava

Articolo Originale Pubblicato il 8 aprile 2020

In questa review vengono affrontati quattro aspetti principali riguardo il coinvolgimento del tratto gastrointestinale:  le manifestazioni gastrointestinali: 5.6% dei pazienti (range 2%-33.98%) riportano diarrea e 4.49% (range 1%-10%) avevano sintomi quali nausea o vomito, il coinvolgimento epatico era presente; indagini microbiologiche e virologiche: sia le feci che i campioni respiratori possono essere positivi, infatti recettori ACE2 sono presenti nelle cellule epiteliali intestinali di ileo, colon, esofago, colangiociti e polmoni; trasmissione oro-fecale: il virus è stato isolato interamente da feci e tamponi anali, le 5 “F” richiedono maggiore attenzione; prevenzione/controllo dell’infezione nelle sale di endoscopia digestiva.

Mentre la trasmissione tramite vie aeree è ben conosciuta quale via principale, si fa strada la possibilità di trasmissione oro-fecale di COVID-19, pertanto la pandemia dovrebbe essere attentamente considerata anche dal punto di vista gastroenterologico.

Nella review si affrontano:

  • le manifestazioni gastrointestinali dell’infezione da COVID19;
  • le indagini microbiologiche e virologiche;
  • il ruolo della trasmissione oro-fecale;
  • la prevenzione/controllo dell’infezione nella sala endoscopica.
  • COVID-19 è caratterizzato, oltre ai sintomi respiratori, da concomitanti o isolati sintomi gastrointestinali, quali diarrea, nausea e vomito, oltre ad alterata funzionalità epatica. Dati epidemiologici nei pazienti con Sindrome acuta respiratoria severa (SARS) e sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) riportano fino al 30% di sintomi gastrointestinali, mentre nell’infezione da COVID-19 sono relativamente infrequenti: 10 studi/serie di case-report hanno riportato in media il 5.6% dei pazienti (range 2%-33.98%) con diarrea e il 4.49% (range 1%-10%) con nausea o vomito. D’altronde, i sintomi gastrointestinali potrebbero passare inosservati, specialmente in pazienti critici.  Tra i casi riportati negli USA, Corea del Sud e Vietnam, la diarrea era uno dei sintomi principali, per cui maggiori precauzioni sono necessarie per la protezione e il trattamento di pazienti con malattie intestinali concomitanti, quali le malattie infiammatorie croniche.  Inoltre, in uno studio quasi la metà dei 99 pazienti COVID-19 mostrava coinvolgimento epatico, con un livello variabile di elevate ALT e AST, probabilmente per un interessamento epatico diretto o per i trattamenti antivirali.
  • Indagini microbiologiche e viralogiche nei pazienti spesso dimostrano che sia i campioni respiratori sia quelli fecali sono positivi per SARS-CoV-2 tramite real-time reverse transcriptase polymerase chain reaction (rRT-PCR), suggerendo un coinvolgimento gastrointestinale almeno nella fase di colonizzazione virale. Infatti, analisi di trascrittoma da cellule singole dimostrano che ACE2 è altamente espresso dalle cellule epiteliali intestinali nell’ileo e nel colon, così come nel polmone e nell’epitelio esofageo prossimale a cellule stratificate. Da notare che l’espressione di ACE2 è più alta in pazienti affetti da adenoma o cancro del colon-retto, suggerendo maggiore suscettibilità all’infezione. Allo stesso modo, nel fegato, ACE2 è altamente espresso nei colangiociti piuttosto che negli epatociti o nelle cellule interstiziali. Perciò il sistema digerente potrebbe essere una via alternativa di infezione.
  • A oggi, non ci sono evidenze solide a conferma che SARS-CoV-2 possa essere trasmesso attraverso la via oro-fecale, ma la possibilità di trasmissione esiste poiché il virus è stato isolato interamente – non semplicemente l’RNA – dalle feci e dal tampone anale di pazienti COVID-19, il quale è quasi tanto accurato quanto quello faringeo. Inoltre, il virus può anche essere ritrovato nelle feci di pazienti in convalescenza, che rimangono positive più a lungo del tampone faringeo. La trasmissione oro-fecale avviene principalmente in condizioni di mancata consapevolezza o possibilità di sanificazione, ma un problema più generale potrebbe essere il corretto smaltimento delle feci di pazienti COVID-19. I cinque modi più comuni di trasmissione oro-fecale sono: dita, mosche, campi, liquami e cibo, e dovrebbero essere poste sotto una sorveglianza adeguata.
  • Per ridurre il rischio di trasmissione virale bisogna applicare misure protettive per gli operatori sanitari e procedure di indagine epidemiologica sul paziente e sui suoi familiari.

In conclusione, i sintomi gastrointestinali dovrebbero essere considerati nel contesto della diagnosi di COVID-19 per identificare e prevenire la diffusione della malattia sin dalle fasi iniziali, al fine di evitarne la possibile diffusione oro-fecale.

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Siamo un gruppo di medici, biologi, e ricercatori. Scriviamo in associazione con AIRIcerca in capacità privata (non rappresentiamo le rispettive istituzioni!) nel tentativo di aiutare i medici italiani che stanno affrontando l’epidemia Covid19. Controlliamo costantemente la letteratura scientifica e forniamo brevi riassunti in italiano peer-reviewed (troverete per ogni riassunto il nome di chi lo ha scritto e chi lo ha revisionato). Per agevolare la ricerca delle informazioni, assegnamo delle parole-chiave ad ogni riassunto. Speriamo in questo modo di fornire una versione concisa e in italiano di quanto di nuovo ha da offrire la letteratura scientifica sull’epidemia.

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