MINIREVIEW: Sí alla distanza sociale NO all’isolamento – ricadute psicologiche del distanziamento sociale

Analisi della Letteratura a cura di: Giulia Poggi; Revisionato da: Giulia Simonetti

La distanza sociale potrebbe danneggiare la nostra salute mentale, ma solo se le permettiamo di trasformarsi in “isolamento sociale”.

La lotta contro il COVID-19 ha costretto tutto il mondo ad applicare misure rigorose per contenere il contagio, inclusa la distanza sociale. Come molti di noi hanno già notato, questo va contro la nostra natura di animali sociali e ci fa sperimentare condizioni di disagio. Si tratta solo di un senso di disagio transitorio senza conseguenze reali o può trasformarsi in una minaccia per la nostra salute mentale?

Indipendentemente da COVID-19, diversi studi clinici e preclinici hanno rivelato un chiaro impatto dell’isolamento sociale sul cervello, sul comportamento e sul benessere generale.

La mancanza di supporto sociale sembrerebbe compromettere la capacità di un individuo di affrontare lo stress quotidiano, aumentando il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, disturbi affettivi mentali, portando persino ad un aumento del rischio di mortalità.

Ad oggi, il reale effetto dell’isolamento sociale dovuto a COVID-19 non è chiaro, ma l’epidemia di SARS del 2002 ci insegna che probabilmente a breve ci troveremo a far fronte ad un aumento di disturbi depressivi, di ansia e del livello di stress nella popolazione mondiale (Xiang, 2020; Xiao, 2020). I primi studi cinesi pubblicati in materia, sembrano in parte supportare questa ipotesi. In uno studio trasversale effettuato su 170 persone poste in auto-isolamento in Cina centrale, tale condizione è risultata associata ad un aumento significativo di ansia, stress psicofisico con conseguente riduzione della qualità del sonno (Xiao, 2020). Degno di nota però è il dato secondo cui gli effetti negativi dell’isolamento sociale possono essere attenuati dall’interazione con le altre persone fino a migliorare il senso di fiducia, di appartenenza e di partecipazione sociale.

È pertanto fondamentale che, pur mantenendo la distanza sociale fisica, si implementino sistemi alternativi per mantenere legami sociali solidi e di supporto.

La tecnologia è sicuramente un mezzo efficiente. Sebbene la comunicazione attraverso i social media non possa compensare completamente la mancanza di una vera interazione umana, può essere di estremo aiuto e pertanto deve essere incoraggiata (Xiang, 2020: Miller, 2020).

Non dimentichiamo che però non tutti sono attivi sui social network. In particolare, le categorie più a rischio, come gli anziani e le persone con malattie mentali pregresse, sono meno propensi a comunicare tramite Facebook, Instagram o qualsiasi altra piattaforma social. In questi casi il nostro senso di responsabilità deve intervenire e spronarci a metterci in contatto anche con le categorie più a rischio, trovando il giusto canale di comunicazione.

Facciamo qualche esempio:

Non puoi chiamare tua nonna di 80 anni su Skype perché non sa usare il computer? Scrivile una lettera: i servizi postali funzionano e non ci sono contatti fisici di alcun tipo.

 Il tuo vicino di casa vive solo e non ha molta familiarità con la tecnologia: telefonagli.

Dare supporto è importante quanto essere supportato: l’interazione sociale e dunque la creazione di legami ci permetterà di affrontare questo momento difficile, distanti ma insieme.

Bibliografia:

G. Miller, Social distancing prevents infections, but it can have unintended consequences, Science – Health, Social Science, Coronavirus, 16.03.2020

Xiao H et al., Social Capital and Sleep Quality in Individuals Who Self-Isolated for 14 Days During the Coronavirus Disease 2019 (COVID-19) Outbreak in January 2020 in China, Medical Science Monitor,
20.03.2020

Joanne Brooke &. Debra Jackson, Older people and COVID-19: Isolation, risk and ageism, Journal of Clinical Nursing, 02.04.2020

Yu-Tao Xiang et al. Timely mental health care for the 2019 novel coronavirus outbreak is urgently needed, The Lancet Psychiatry, 04.02.2020

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AIRI CLIP
Siamo un gruppo di medici, biologi, e ricercatori. Scriviamo in associazione con AIRIcerca in capacità privata (non rappresentiamo le rispettive istituzioni!) nel tentativo di aiutare i medici italiani che stanno affrontando l’epidemia Covid19. Controlliamo costantemente la letteratura scientifica e forniamo brevi riassunti in italiano peer-reviewed (troverete per ogni riassunto il nome di chi lo ha scritto e chi lo ha revisionato). Per agevolare la ricerca delle informazioni, assegnamo delle parole-chiave ad ogni riassunto. Speriamo in questo modo di fornire una versione concisa e in italiano di quanto di nuovo ha da offrire la letteratura scientifica sull’epidemia.

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