COVID-19 in Italia: Tasso Di Fatalità e Caratteristiche dei Pazienti Deceduti

Riassunto e traduzione dell’articolo: Graziano Onder, Giovanni Rezza,  Silvio Brusaferro, Case-Fatality Rate and Characteristics of Patients Dying in Relation to COVID-19 in Italy, JAMA

Riassunto e traduzione a cura di: Daria Di Filippo; Revisionato: Gabriele Piconi

Articolo Originale Pubblicato il 23 Marzo 2020

Alla data di pubblicazione di questo articolo, l’Italia presenta il secondo numero di casi COVID-19 dopo la Cina, con un tasso di fatalità particolarmente alto. Questo articolo revisiona i dati COVID-19 disponibili in Italia, con particolare attenzione al tasso di fatalità.

Sistema di sorveglianza e tasso di fatalità totale

I dati relativi al numero di casi di COVID-19 identificati tramite RT-PCR, sono stati ottenuti dal sistema di sorveglianza lanciato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Al 17 marzo, il tasso di fatalità nella popolazione italiana, definito come numero di decessi di persone positive diviso per il numero di casi di SARS-CoV-2, era del 7.2%. Questo valore per tasso di fatalità è maggiore rispetto a quello osservato in altri paesi (e.g. 2.3% in Cina) e potrebbe essere dovuto a tre fattori discussi di seguito.

1) Tasso di fatalità e età della popolazione

Nel 2019, circa il 23% della popolazione italiana aveva 65 anni o più. Stratificando i risultati per gruppi di età, il tasso di mortalità in Italia e in Cina appare molto simile per i gruppi di età dai 0 ai 69 anni, mentre in Italia il tasso di fatalità è maggiore tra gli individui di 70 anni o più, e in particolare tra quelli di 80 o più.

La distribuzione dei casi è molto differente tra Italia e Cina: in italia gli individui di 70 o più anni rappresentano il 37.6% dei casi ma solo l’11.9% in Cina. Inoltre, in Italia, un numero rilevante di casi è stato registrato nella fascia di età over 90 (caratterizzata da un tasso di fatalità dello 22.7%) per la quale la Cina non ha riportato alcun dato.

Data la maggiore fatalità di COVID-19 nei pazienti anziani, la maggiore percentuale di popolazione anziana in Italia potrebbe rappresentare la prima ragione del diverso tasso di fatalità osservato.

2) Definizione dei decessi in relazione a COVID-19

La definizione di decesso in relazione a COVID-19 non è stata ancora chiaramente espressa a livello internazionale.

In Italia, alla data di pubblicazione di questo articolo, si definiscono decessi in relazione a COVID-19 tutte i decessi avvenuti in pazienti risultati positivi al test per SARS-CoV-2, indipendentemente dalla presenza di patologie preesistenti. La scelta di questa definizione potrebbe aver causato una sovrastima del tasso di fatalità. Su un campione (N = 355) di cartelle cliniche di pazienti deceduti in Italia con COVID-19, solo lo 0.8% dei pazienti risulta esente da altre patologie. Il 25.1% presenta una comorbidità, il 25.6% presenta 2 patologie, ed il 48.5% 3 o più patologie preesistenti. Per comprendere meglio le reali cause di morte di questi pazienti, l’ISS sta attualmente revisionando le cartelle cliniche di tutti i deceduti che sono risultati positivi alla RT-PCR per COVID-19.

3) Strategie di monitoraggio

Una terza spiegazione plausibile per la variazione del tasso di fatalità tra nazioni potrebbe risiedere nelle diverse strategie utilizzate per monitorare la popolazione.

La strategia di monitoraggio estensiva, attuata nelle prime fasi dell’epidemia, che prevedeva di testare tutti i contatti (sia sintomatici che asintomatici) dei pazienti positivi, è stata sostituita il 25 febbraio dal Ministro della Salute italiano con una strategia più stringente che ha raccomandato di testare prioritariamente i casi sospetti con sintomi severi che richiedevano ospedalizzazione.

I test per le persone asintomatiche o con sintomi lievi sono stati perciò ridotti in favore di casi con sintomi più gravi, con una conseguente maggiore proporzione di risultati positivi rispetto a paesi come la Repubblica di Corea che ha testato un maggior numero di pazienti con sintomi lievi o moderati.

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Siamo un gruppo di medici, biologi, e ricercatori. Scriviamo in associazione con AIRIcerca in capacità privata (non rappresentiamo le rispettive istituzioni!) nel tentativo di aiutare i medici italiani che stanno affrontando l’epidemia Covid19. Controlliamo costantemente la letteratura scientifica e forniamo brevi riassunti in italiano peer-reviewed (troverete per ogni riassunto il nome di chi lo ha scritto e chi lo ha revisionato). Per agevolare la ricerca delle informazioni, assegnamo delle parole-chiave ad ogni riassunto. Speriamo in questo modo di fornire una versione concisa e in italiano di quanto di nuovo ha da offrire la letteratura scientifica sull’epidemia.

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