Infezione da nuovo Coronavirus e gravidanza

Riassunto e traduzione dell’articolo: H. Yang, C. Wang, L.C. Poon (2020) Novel coronavirus infectionand pregnancy, Ultrasound Obstet Gynecol 2020

Riassunto e traduzione a cura di Gianmarco Taraschi; revisionato: Daria Di Filippo

Articolo Originale Pubblicato il 5 Marzo 2020

Al primo marzo 2020, in Cina, sono stati riportati 85.406 casi confermati di COVID-19, 39.597 casi ricoverati e poi dimessi e 2.933 decessi. La diagnosi e’ posta generalmente con multipli criteri positivi: epidemiologico, clinica, laboratorio, TC torace e tampone del tratto respiratorio (analizzato con qRT-PCR “quantitative reverse transcriptase polymerase chain reaction”). La quinta edizione delle linee guida “New Coronavirus Pneumonia prevention and control program” ha pero’ stabilito che, nelle aeree più colpite della Cina, la polmonite da COVID-19 possa essere diagnosticata clinicamente, nei casi sospetti con risultati tipici alla TC torace, in quanto il test basato sulla qRT-PCR ha un tasso di falsi negativi del 30%.

Manifestazioni cliniche

Nonostante i dati raccolti per altri virus respiratori (influenza, SARS e MERS) indichino un maggior rischio di complicanze anche gravi per le pazienti in gravidanza, l’impatto dell’infezione da COVID-19 nelle gravide sembra essere meno severo. Chen et al. hanno riportato i risultati di una serie di 9 pazienti. I sintomi comprendono febbre, tosse, mialgie, malessere, mal di gola, diarrea e dispnea; gli esami biologici mostrano linfopenia e aumento della proteina C reattiva; la TC toracica mostra immagini tipiche a vetro smerigliato irregolari e multiple. In questa serie, 2 pazienti hanno avuto una rottura prematura delle membrane e in 2 pazienti ci sono stati episodi di distress fetale. Nessuna paziente è deceduta e nessuna paziente ha sviluppato una polmonite grave. Gli stessi risultati sono stati ottenuti in una serie di 9 pazienti da Lei et al., anche se una donna è stata ricoverata in terapia intensiva in seguito a sindrome da distress respiratorio acuto. Nella serie di Chen et al, in nessuna delle 9 pazienti sono state osservati morte intra uterina, morte neonatale o asfissia intra parto. I punteggi APGAR erano tutti superiori a 9 a 5 minuti di vita.

Outcome perinatale e rischio di trasmissione verticale

Campioni prelevati da liquido amniotico, cordone ombelicale e faringe neonatale sono risultati negativi. Anche il colostro e’ risultato negativo alla presenza del virus, ma poiche’ l’infezione avviene per stretto contatto, tutte le madri in Cina vengono separate dai neonati finche’ non si negativizzano, venendo invitate a tirarsi il latte. Attualmente non esiste evidenza di trasmissione verticale del virus. Nella casistica di Chen et al, tutte le pazienti hanno partorito via cesareo entro sette giorni dall’inizio dei sintomi: non è dunque chiaro se una trasmissione verticale possa essere possibile aldilà di 7 giorni dall’inizio della fase sintomatica. Tutti gli studi sono inoltre stati realizzati su pazienti gravide al terzo trimestre. Incerta al momento la possibilita’ di trasmissione verticale in caso d’infezione durante il primo o il secondo trimestre: uno studio di Zheng et al. dimostra che il recettore ACE2 per il COVID-19 è scarsamente espresso in tutte le cellule all’interfaccia materno-fetale, ad indicarne una diminuita probabilita’.

Cure ostetriche

La modalità del parto dovrebbe essere individualizzata, fermo restante l’estrema contagiosità del virus. Non e’ ancora stato definito se il parto vaginale dovrebbe essere evitato per la sicurezza di operatori sanitari e del neonato. Assicurate le dovute precauzioni, una donna con infezione da COVID-19 in travaglio spontaneo e in progressione armoniosa può partorire per via vaginale, ma provvedendo ad una riduzione della durata della fase espulsiva, dato l’impedimento ad una adeguata respirazione costuito dalla mascherina chirurgica.

In sintesi, sulla base dei dati clinici e di ricerca disponibili, le caratteristiche cliniche di una paziente con COVID-19 contratto dal secondo trimestre in poi sono sovrapponibili a quelle degli adulti non in gravidanza. Attualmente, non c’è evidenza che le donne in gravidanza siano più suscettibili all’infezione da COVID-19 e che quelle con infezione da COVID-19 siano più esposte a sviluppare una polmonite grave. Non c’è evidenza di trasmissione verticale dell’infezione da COVID-19 quando l’infezione materna si manifesta durante il terzo trimestre. Le nostre opinioni sono in linea con le raccomandazioni dei centri di prevenzione e controllo delle malattie. L’infezione da COVID-19 non dovrebbe essere la sola indicazione al parto; preferibilmente, la paziente dovrebbe essere valutata globalmente, e la gestione, il momento e la modalità del parto dovrebbero essere individualizzati, sulla base dello stato clinico della paziente, dell’età gestazionale e delle condizioni fetali. La raccolta continua di dati clinici e di ricerca è in atto con l’obiettivo di rispondere a quesiti in merito al rischio di infezione congenita e alla gestione, momento e modalità del parto. Infine, vorremmo ringraziare tutti i professionisti della medicina schierati in prima linea, i quali stanno lavorando incessantemente al fine di controllare l’epidemia da COVID-19.

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Siamo un gruppo di medici, biologi, e ricercatori. Scriviamo in associazione con AIRIcerca in capacità privata (non rappresentiamo le rispettive istituzioni!) nel tentativo di aiutare i medici italiani che stanno affrontando l’epidemia Covid19. Controlliamo costantemente la letteratura scientifica e forniamo brevi riassunti in italiano peer-reviewed (troverete per ogni riassunto il nome di chi lo ha scritto e chi lo ha revisionato). Per agevolare la ricerca delle informazioni, assegnamo delle parole-chiave ad ogni riassunto. Speriamo in questo modo di fornire una versione concisa e in italiano di quanto di nuovo ha da offrire la letteratura scientifica sull’epidemia.

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