Report dell’incontro con i candidati politici della circoscrizione esteri a Edimburgo (UK), 11 Febbraio 2018

di Luca Cassetta
Revisionato ed impaginato da Umberto Meotto e Federico Forneris

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Presso la Teviot Row House dell’Università di Edimburgo, si è svolto l’incontro dibattito con alcuni candidati politici della circoscrizione esteri (Europa) in vista delle prossime elezioni politiche italiane del 4 marzo 2018. L’evento è stato organizzato dal Comites Scozia-Irlanda del Nord (Dr. Carlo Pirozzi) in collaborazione con l’Italian Society dell’Università di Edimburgo. L’incontro è stato coordinato da Paolo Cavalieri, Lecturer in Digital Media & IT Law – University of Edinburgh Law School.

Erano presenti i candidati (qui di seguito in ordine alfabetico):

  • Gabriella Creti (M5S)
  • Chiara Mariotti (Liberi Uguali)
  • Davide Rubini (+Europa con Emma Bonino)
  • Massimo Ungaro (PD)
  • Matteo Cerri (Forza Italia) non ha partecipato per problemi personali.

Una nutrita delegazione di soci appartenenti al Chapter Locale AIRIcerca Scozia ha presenziato all’evento, che è durato circa 2 ore ed è stato trasmesso in diretta live FB.

Durante il dibattito AIRIcerca ha avuto modo di porre diverse domande ai candidati, i cui temi ruotavano attorno agli investimenti in ricerca, alla sanità, all’istruzione e all’ambiente. Tali domande sono state poi recapitate di persona tramite lettera ai candidati presenti all’incontro o via e-mail a chi non è potuto essere presente di persona.

Pubblichiamo qui di seguito, oltre alla lettera con le domande, le risposte ricevute entro il termine ultimo indicato. I candidati che hanno riposto sono Massimo Ungaro (PD) e Davide Rubini (+Europa con Emma Bonino).

Gli altri candidati non hanno inviato le risposte per iscritto.

Gentili candidati,

sono Luca Cassetta, il Presidente di AIRIcerca, Associazione Internazionale dei Ricercatori Italiani (https://airicerca.org/).

Abbiamo pensato fosse una buona opportunità di confronto porvi delle domande che stanno a cuore alla comunità scientifica e che riteniamo essere fondamentali per la ripresa del nostro Paese.

Vi sarei grato se poteste rispondere durante l’evento di domenica e possibilmente per iscritto (potete inviare le vostre risposte a presidente@mjtw2.website) prima delle elezioni, cosi da consentirci di pubblicare le vostre risposte sui nostri canali social.

Ecco di seguito le nostre domande:

  1. Ricerca: la ricerca è il motore del Paese. L’Italia purtroppo investe solo l’1,36% del suo PIL nazionale in ricerca e sviluppo. Qual è il programma del vostro partito per invertire la tendenza e consentire non solo il rientro ma anche una maggiore circolazione di ricercatori nel nostro Paese?
  2. Sanità: la nostra salute e quella dei nostri figli è messa in pericolo da derive pseudoscientifiche (metodo Stamina, vaccini e autismo, cure miracolose per il cancro); come pensate di fronteggiare questo enorme problema? Pensate che la creazione di commissioni scientifiche composte da esperti del settore possa essere una buona idea?
  3. Istruzione: Nelson Mandela disse “l’istruzione e la formazione sono le armi più potenti che si possono utilizzare per cambiare il mondo”. Indicate il vostro programma per implementare l’educazione e la formazione delle nuove generazioni per i prossimi 5 anni.
  4. Ambiente: in Italia la qualità dell’aria è tra le peggiori d’Europa (90.000 morti l’anno a causa dello smog), per non parlare delle falde acquifere. Quali sono le strategie in programma per affrontare questo problema che riguarda tutti?

Cordiali saluti,

Luca Cassetta, Presidente di AIRIcerca

 

Risposte, programma e posizioni del Partito Democratico (PD)

A cura di Massimo Ungaro, candidato capolista del Partito Democratico nella circoscrizione Estero Europa.

1. Ricerca: la ricerca è il motore del Paese. L’Italia purtroppo investe solo l’1,36% del suo PIL nazionale in ricerca e sviluppo. Qual è il programma del vostro partito per invertire la tendenza e consentire non solo il rientro ma anche una maggiore circolazione di ricercatori nel nostro Paese?

Riconosciamo all’università e alla ricerca una responsabilità sociale e politica fondamentale per il Paese: la formazione delle conoscenze e delle competenze e la generazione di futuro. Tale azione generativa si attua attraverso l’inscindibilità della formazione e della ricerca. In questa legislatura, grazie all’iniziativa del Partito Democratico, le risorse per università e ricerca sono tornate ad aumentare, dopo la stagione dei tagli del centrodestra. Abbiamo varato misure importanti, un progetto strategico da irrobustire e completare: diritto allo studio, reclutamento di nuovi ricercatori, investimenti per enti di ricerca e dipartimenti universitari più innovativi, valorizzazione dei dottorati, recupero e incremento degli scatti stipendiali di professori e ricercatori, e molto altro ancora. La comunità accademica e della ricerca ha saputo sviluppare una forte e generosa resilienza di fronte alle criticità dell’ultimo decennio, causate dalla contrazione delle risorse e dall’involuzione strutturale del modello universitario operata dai governi di centrodestra. L’inversione di tendenza che i nostri governi hanno iniziato ad attuare si fonda su una rinnovata fiducia verso la comunità dei docenti, dei ricercatori e degli studenti che abitano le nostre università, che ci spinge a rilanciare una prospettiva di forte valorizzazione del sistema universitario e della ricerca nel nostro Paese. Per la prossima legislatura, ci impegniamo lungo queste linee di intervento.

  • Approvare una misura che è fondamentale per affrontare i punti di crisi dell’università (tra tutti, i divari territoriali e l’allargamento dell’offerta formativa per andare sempre più incontro alla domanda degli studenti): il reclutamento strutturale e continuativo di 10 mila ricercatori di tipo B nei prossimi 5 anni.
  • Aumentare ulteriormente il fondo ordinario per l’università.
  • Promuovere le reti interuniversitarie di ricerca mediante incentivi alla mobilità e altri strumenti di raccordo.
  • Superare la logica dei “punti organico”, per lasciare agli atenei una maggiore autonomia nella gestione delle proprie risorse umane e finanziarie e ridurre i settori scientifico disciplinari.
  • Sostenere la semplificazione e l’abbattimento degli oneri burocratici per atenei e docenti.
  • Favorire l’internazionalizzazione delle nostre università e l’attrazione di studenti dall’estero attraverso un’azione di supporto coordinata a livello nazionale.
  • Favorire l’attrazione di studiosi e ricercatori che lavorano all’estero, potenziando e semplificando gli strumenti esistenti.

Continuità e certezza di risorse sono essenziali per fare della ricerca un’infrastruttura strategica, imperniata sull’integrazione tra università ed enti, sul legame tra ricerca-imprese-territori, sul presidio delle frontiere tecnologiche. A tal proposito, ci impegniamo a realizzare:

  • l’istituzione di un’Agenzia nazionale della ricerca, per coordinare progetti e risorse ed evitare frammentazioni;
  • un piano straordinario di investimenti in ricerca di base;
  • realizzare a Napoli in collaborazione con i grandi player multinazionali dell’innovazione tecnologica già presenti e le università del territorio – un centro di ricerca internazionale, ispirato al modello Human Technopole di Milano.

 

2. Sanità: la nostra salute e quella dei nostri figli è messa in pericolo da derive pseudoscientifiche (metodo Stamina, vaccini e autismo, cure miracolose per il cancro); come pensate di fronteggiare questo enorme problema? Pensate che la creazione di commissioni scientifiche composte da esperti del settore possa essere una buona idea?

Rispetto alla stagione dei tagli, si è tornati a investire in sanità: il Fondo sanitario è passato dai 109 miliardi del 2013 ai 113,4 di oggi; dopo un decennio abbiamo finalmente i nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea) per garantire a tutti l’accesso agli stessi servizi; con l’ultima legge di bilancio, si sono allentati i vincoli alle assunzioni di personale ed è stata avviata la stabilizzazione del personale precario. Sono stati approvati, infine, provvedimenti attesi da anni: dalla legge sulla sicurezza delle cure e la responsabilità professionale del personale sanitario alla riforma della dirigenza sanitaria, dalla legge sull’obbligatorietà dei vaccini alla riforma delle sperimentazioni cliniche e degli Ordini professionali, fino alla legge sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento. A partire dal 2018, quarantesimo anniversario del Servizio sanitario nazionale, si dovrà continuare a lavorare per portare avanti questa stagione di necessarie riforme. Lavoreremo per aggiornare il Patto per la salute, attraverso il coinvolgimento delle regioni. Affinché il nuovo Patto per la salute possa funzionare è necessario garantire un progressivo aumento del Fondo sanitario nazionale e perseguire l’obiettivo del superamento delle ingiustificate differenze attualmente esistenti tra regioni. Il nuovo Patto per la salute dovrà garantire, in particolare:

  • Il rafforzamento della prevenzione e della cosiddetta “medicina di iniziativa”. La prevenzione gioca un ruolo decisivo sulla probabilità di sopravvivere e per la futura qualità della vita. La prevenzione deve passare dal potenziamento e dalla riorganizzazione della medicina territoriale, in grado di ridurre le ospedalizzazioni evitabili e quindi di abbassare i costi per il sistema sanitario. Investiremo nell’utilizzo delle nuove tecnologie per un monitoraggio più attento e continuo costituendo un sistema di premialità per le regioni più attive nel promuovere campagne di prevenzione.
  • Porteremo a termine l’attuazione del nuovo piano nazionale di prevenzione vaccinale.
  • La realizzazione di un Piano nazionale per la gestione delle liste di attesa, promuovendo a livello nazionale le migliori esperienze messe in campo da alcune regioni in questi anni, al fine di garantire ai cittadini il pieno accesso ai servizi in tempi certi e ragionevoli.
  • La revisione del sistema di governance del farmaco e dei dispositivi medici attraverso un ripensamento complessivo del sistema dei tetti di spesa. L’uso di un buon farmaco può evitare un ricovero, con le conseguenze che ne derivano in termini di minori costi per il sistema oltre che di minori disagi per il paziente.
  • L’informatizzazione e la digitalizzazione della sanità, favorendo la personalizzazione delle cure attraverso un utilizzo ottimale della telemedicina, del fascicolo sanitario elettronico, delle cartelle cliniche informatizzate, della consegna al paziente di esami e documentazioni cliniche per via informatica, delle anagrafi vaccinali.

 

3. Istruzione: Nelson Mandela disse “l’istruzione e la formazione sono le armi più potenti che si possono utilizzare per cambiare il mondo”. Indicate il vostro programma per implementare l’educazione e la formazione delle nuove generazioni per i prossimi 5 anni.

Con un investimento di 4 miliardi abbiamo provato a costruire le basi per la scuola del futuro, partendo dal rafforzamento dell’autonomia scolastica, istituendo l’organico di potenziamento, investendo sui docenti attraverso assunzioni, formazione, aggiornamento, valorizzazione. È stata aumentata la dotazione economica delle scuole con stanziamenti aggiuntivi al fondo per il loro funzionamento. Abbiamo cominciato a cancellare il fenomeno storico del precariato determinato da anni di cattiva gestione, soprattutto del centrodestra. Abbiamo assunto in tre anni 132 mila docenti e ogni scuola ne ha avuti in media 7 in più per l’arricchimento dell’offerta formativa. Gli insegnanti hanno potuto beneficiare di risorse per la loro formazione in servizio, di una card di 500 euro annui per spese culturali e di aggiornamento e del bonus per il merito poiché crediamo in una scuola che premi i docenti migliori secondo criteri trasparenti e condivisi dalla comunità scolastica. Abbiamo previsto un nuovo sistema di formazione iniziale e reclutamento per la scuola secondaria: mai più lunghi anni di precariato a cui seguivano costose abilitazioni e concorso, ma subito un concorso per accertare le competenze disciplinari e poi, solo per i vincitori, un percorso triennale retribuito di formazione, tirocinio e inserimento progressivo nella professione fino all’assunzione a tempo indeterminato. Con un investimento di 140 milioni abbiamo reso l’alternanza scuola-lavoro curricolare per tutte le scuole secondarie superiori, ritenendola strategica per l’acquisizione di competenze trasversali e per la costruzione di un nuovo modello di didattica. Inoltre, abbiamo stanziato 45 milioni per realizzare 58 laboratori territoriali per l’occupabilità, spazi altamente tecnologici che devono aiutare i ragazzi a sviluppare competenze e avvicinarsi concretamente all’innovazione attraverso specifici percorsi.

Abbiamo un patrimonio di 42 mila edifici scolastici frequentati da quasi 8 milioni di studenti, spesso vecchi e costruiti con criteri, materiali e tecnologie obsoleti, che richiedeva da anni un lavoro di messa in sicurezza e ammodernamento. Per realizzare quella che noi consideriamo una priorità è stato fatto un investimento storico, se paragonato a quanto fatto negli ultimi 20 anni. Dal 2014 ad oggi sono stati stanziati 9,5 miliardi con cui abbiamo realizzato la ristrutturazione, l’antisismica e la messa in sicurezza degli edifici scolastici e la costruzione di strutture innovative. In questi anni sono stati aperti 7.235 cantieri e realizzate 303 nuove scuole. Con 1,2 miliardi sono state finanziate le azioni del Piano nazionale scuola digitale, per lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti, il potenziamento degli strumenti didattici e laboratoriali, la formazione dei docenti. Per consolidare ed ampliare la rete dei servizi educativi per l’infanzia (anche riducendo la partecipazione economica delle famiglie alle spese di funzionamento, in particolare nei territori in cui sono carenti) e per riqualificare gli edifici scolastici esistenti e avviarne la costruzione di nuovi, abbiamo realizzato un piano di azione nazionale per la promozione del sistema integrato di istruzione e formazione da 0 a 6 anni. Per realizzare tale piano abbiamo stanziato tra il 2017 e il 2019 quasi 700 milioni che andranno direttamente ai Comuni per potenziare nidi e scuole dell’infanzia.

Dopo molti anni, abbiamo stabilito un adeguamento per la retribuzione dei dirigenti scolastici al fine della progressiva armonizzazione dei loro stipendi a quelli delle altre figure dirigenziali dell’area Istruzione e ricerca. Con i decreti attuativi della Buona Scuola, il nostro sistema educativo si è avvicinato agli standard europei. Non solo con il sistema integrato da zero a sei anni e al nuovo modello di formazione e reclutamento degli insegnanti, ma anche grazie agli interventi per sostenere il diritto allo studio alla revisione dei percorsi dell’istruzione professionale fino all’inclusione degli alunni disabili: un filo rosso che innova mettendo al centro gli studenti.

Il sapere è fondamentale per costruire una società aperta e inclusiva, è elemento per il cambiamento e per garantire uno sviluppo sostenibile. L’educazione e l’istruzione sono le leve più importanti per superare le diseguaglianze sociali ed economiche. Qualsiasi progetto che riguardi la scuola deve continuare a mettere al centro gli studenti e la loro partecipazione consapevole alla vita della scuola. Per questo, vogliamo:

  • ripensare l’organizzazione della scuola dando spazi e tempi adeguati alla continuità e alla flessibilità dei processi di apprendimento;
  • promuovere l’innovazione didattica e metodologica, sviluppando competenze che consentano agli studenti di essere aperti all’apprendimento permanente;
  • sostenere l’apprendimento trasversale e digitale;
  • promuovere l’orientamento per sostenere gli studenti nei momenti di scelta e transizione, a partire dal primo giorno di inserimento nell’ambito scolastico;
  • ridefinire gli obiettivi e le modalità di attuazione concreta dell’alternanza scuola-lavoro;
  • potenziare l’offerta di tempo pieno nelle scuole elementari, portando in particolare i livelli del Mezzogiorno a quelli medi del Centro-Nord.

Le scuole si devono allargare alla dimensione territoriale e si devono aprire alla costruzione di alleanze formative e organizzative. Le professionalità del mondo della scuola devono essere ulteriormente valorizzate. In particolare, riteniamo necessario:

  • far crescere nelle scuole la cultura e la pratica della valutazione e dell’autovalutazione;
  • procedere alla revisione, snellimento, coordinamento e semplificazione delle normative relative alla scuola, per renderle comprensibili e facilmente utilizzabili da tutti;
  • garantire ai docenti opportunità di crescita professionale;
  • promuovere formazione iniziale, formazione in servizio e aggiornamento professionale;
  • riconoscere la funzione specifica svolta dal personale Ata non solo nell’ambito del lavoro amministrativo, ma anche in quello di supporto alla didattica e relazione con gli studenti;
  • definire il costo standard di sostenibilità anche per promuovere il pluralismo educativo e una migliore offerta formativa per il diritto allo studio.

 

4. Ambiente: in Italia la qualità dell’aria è tra le peggiori d’Europa (90.000 morti l’anno a causa dello smog), per non parlare delle falde acquifere. Quali sono le strategie in programma per affrontare questo problema che riguarda tutti?

La Strategia energetica nazionale (Sen), adottata con il contributo determinante del Partito Democratico, contiene le linee direttrici della politica energetica italiana dei prossimi anni. Le direttrici per il 2050 si muovono verso obiettivi ambiziosi e nella prospettiva di un sistema energetico indipendente dai combustibili fossili, sostenibile per l’ambiente, competitivo dal punto di vista economico e più sicuro. La Sen prevede un incremento della produzione di energia da fonti rinnovabili, con l’obiettivo minimo di una penetrazione totale sui consumi almeno al 28% nel 2030 e una percentuale di elettricità da fonti rinnovabili pari almeno al 55%. Nell’azione di penetrazione delle rinnovabili saranno centrali gli sviluppi delle tecnologie più mature (fotovoltaico ed eolico), nonché i rifacimenti e i potenziamenti degli impianti esistenti così da limitare il consumo di suolo. Lo sviluppo della produzione di energia rinnovabile va di pari passo con la cessazione della produzione di energia elettrica da carbone nel 2025 e il rafforzamento della rete elettrica per migliorarne la resistenza, la flessibilità e la sicurezza, rafforzando le connessioni con l’estero e la distribuzione locale. Tutto questo dovrà essere accompagnato da processi di riconversione ed evoluzione dell’occupazione qualificata nel settore. Gli obiettivi di decarbonizzazione e sostenibilità ambientale vanno tenuti insieme a quelli di miglioramento della competitivita della nostra industria. Sul fronte della mobilità sostenibile e della diffusione del vettore elettrico occorre accelerare la transizione verso modalità di trasporto meno inquinanti, promuovendo una mobilità privata e collettiva sempre più sostenibile.

Occorre infine promuovere con maggiore decisione l’elettrificazione – con utilizzo di elettricità prodotta da fonti rinnovabili – e l’utilizzo di biocarburanti avanzati – fra i quali è da segnalare la potenzialità del biometano – prodotti con modalità sostenibili, portando così le fonti rinnovabili a raggiungere il 20% dei consumi energetici totali dei trasporti nel 2030 e promuovendo la realizzazione di colonnine per auto elettriche per ogni intervento di trasformazione urbanistica maggiore di 500 mq. Alcune città, come Firenze, si sono mosse in anticipo e grazie ad accordi con Enel sono oggi all’avanguardia europea nel settore. Un modello che si fonda su una rete capillare di stazioni di ricarica elettrica facilmente condivisibili, una flotta di eco-taxi riservando l’assegnazione di nuove licenze ai soli veicoli elettrici e bus a zero emissioni. E ancora: la trasformazione delle auto blu in auto verdi, la scommessa sul car sharing e l’utilizzo costante di nuove tecnologie per ridurre le emissioni. Un complesso di misure non alternative ma complementari agli incentivi economici, che indichino una visione chiara per gli anni a venire.

Davanti al cambiamento climatico in atto, servono scelte coraggiose e concrete. Come abbiamo detto, per noi la parola chiave è sostenibilità integrale. Vogliamo puntare sulla rigenerazione urbana e difendere il suolo con la legge contro la cementificazione e con l’azzeramento dell’uso dei pesticidi entro il 2025, anche per consolidare il primato europeo nel biologico. Proponiamo di investire nella salvaguardia di una risorsa cruciale come l’acqua, per rendere più efficienti invasi e acquedotti e combattere la siccità, con un Piano straordinario per abbattere del 50% le perdite idriche delle reti. Sosteniamo le agroenergie per fare degli scarti una risorsa. Oggi l’Italia produce 29,5 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, di cui il 44% viene sottoposto a riciclo e circa il 26% viene ancora conferito in discarica. L’impegno per la prossima legislatura è quello di dimezzare il conferimento in discarica e di arrivare al 65% di riciclo, promuovendo i principi dell’economia circolare. Occorre recuperare rapidamente i ritardi che permangono in alcune regioni nelle dotazioni impiantistiche e nella quantità e nella qualità delle raccolte differenziate, che vanno effettuate con modalità efficaci per favorire il riciclo applicando sull’intero territorio nazionale tariffe puntuali, premiali per le raccolte differenziate e proporzionate alla quantità di rifiuti conferiti. Dobbiamo valorizzare più che in passato la cura di boschi e foreste come elemento di lotta al dissesto idrogeologico.

 

Risposte della lista +Europa con Emma Bonino

Londra, 17 Febbraio 2018

Gentile Luca,

grazie per le tue domande e per l’attenzione data da AIRIcerca alle proposte dei partiti che partecipano Elezioni Politiche 2018.

A seguire trovi le risposte della lista +Europa con Emma Bonino.

Per chiarezza e semplicità, ma anche per dare credibilità alle nostre parole abbiamo fatto riferimento al programma ufficiale, completando con ragionamenti più generali solo dove necessario.

Ci teniamo a sottolineare che il valore delle nostre risposte deriva, tra le altre cose, dal fatto che il nostro programma è stato da diverse parti considerato:

  • il più sostenibile (ad ogni misura corrisponde una copertura adeguata e chiaramente identificabile)
  • il più difendibile (perché basato su stime di crescita del PIL realistiche e in linea con i valori stimati dall’Unione europea)
  • il più verificabile (perché contiene il maggior numero di affermazioni falsificabili – studio Istituto Cattaneo)

Infine, vorremmo condividere con te il giudizio pubblicato dalla rivista Wired Italia, che definisce +Europa con Emma Bonino la lista più vicina ai temi che vi sono cari, tanto per l’enfasi data al ruolo e ai meriti della ricerca, quanto per la difesa incondizionata del metodo scientifico.

Siamo naturalmente a tua disposizione per ogni eventuale chiarimento prima e dopo il 4 marzo. Intanto, permettici di farti i complimenti per il lavoro portato avanti da te e dall’organizzazione che rappresenti.

Un caro saluto

Alessandro Fusacchia – Capolista per la Camera nella circoscrizione Europa

Ersilia Vaudo – Candidata per il Senato nella circoscrizione Europa

Davide Rubini – Candidato per la Camera nella circoscrizione Europa

 

1. Ricerca: la ricerca è il motore del Paese. L’Italia purtroppo investe solo l’1,36% del suo PIL nazionale in ricerca e sviluppo. Qual è il programma del vostro partito per invertire la tendenza e consentire non solo il rientro ma anche una maggiore circolazione di ricercatori nel nostro Paese?

Innovazione e capitale umano sono i due motori essenziali per una crescita economica robusta e duratura. Dal 2008 a oggi gli investimenti in Ricerca e Sviluppo in Italia sono diminuiti del 22%, raggiungendo il valore di 1.36% di cui parli.

+Europa con Emma Bonino vuole invertire questo trend e garantire che si mettano in atto le azioni necessarie perché l’Italia possa arrivare rapidamente ad investire il 3% del PIL in ricerca e sviluppo e che questo sia un investimento sostenuto nel tempo per fornire più risorse alla ricerca, creare posti di lavoro per i giovani e garantire prospettive di carriera.

Vogliamo istituire anche in Italia un’agenzia per la ricerca che sappia indirizzare in modo strutturale e permanente gli investimenti secondo una strategia di medio e lungo periodo e garantire ogni anno un bando PRIN (progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale) di importo pari o superiore a quello varato nel 2017.

Rispetto all’Università, riteniamo che le migliori vadano individuate secondo parametri che includono anche la quantità e qualità della produzione scientifica e che venga garantita l’autonomia delle accademie per quanto riguarda la retribuzione e le assunzioni dei docenti.

Il concetto di portabilità attraversa ogni parte del programma di +Europa con Emma Bonino perché riteniamo che ogni donna e ogni uomo debba potersi muovere, quanto meno sul territorio europeo, senza perdere i diritti già ottenuti in un paese ogni volta che decida di trasferirsi. Questo vale anche per i titoli di studio e professionali: vogliamo la riduzione dei costi della mobilità dei lavoratori italiani all’interno dell’Europa e il riconoscimento automatico dei titoli di studio e professionali ottenuti in un paese europeo in Italia e viceversa.

Cominciando con i paesi dell’Unione europea, vogliamo rimuovere le barriere burocratiche poste ai flussi di cittadini europei in uscita ed in entrata in Italia, particolarmente alte per coloro che sono in possesso di titoli professionali o di qualifiche tecniche che non vengono riconosciute dal sistema scolastico e formativo italiano. Alla loro riunione del dicembre 2017, i Capi di Stato e di Governo

dell’Unione Europea hanno approvato la proposta del Consiglio sul mutuo riconoscimento delle competenze e dei periodi di studi all’estero. L’Italia può e deve promuovere questa iniziativa. Anche questo è uno dei punti su cui +Europa con Emma Bonino si impegnerà con determinazione.

Queste risposte, insieme ad altri dettagli, ad esempio rispetto ai legami tra ricerca e impresa propri del Piano Industria 4.0, messo a punto dal Ministro Calenda e diventato parte integrante del nostro programma, sono riassunte nel video dell’intervento di Davide Rubini a Edimburgo dell’11 febbraio 2018.

 

2. Sanità: la nostra salute e quella dei nostri figli è messa in pericolo da derive pseudoscientifiche (metodo Stamina, vaccini e autismo, cure miracolose per il cancro); come pensate di fronteggiare questo enorme problema? Pensate che la creazione di commissioni scientifiche composte da esperti del settore possa essere una buona idea?

Un pilastro del programma di +Europa è quello di promuovere il “diritto alla scienza” e la massima diffusione del metodo scientifico sia come valore culturale, che come principio che informa il metodo legislativo.

Il principio del metodo scientifico – che vuol dire verificare le informazioni, capire cosa significa una misura con un suo errore, una sua incertezza, e porsi le domande giuste – è essenziale per preservare lo spirito critico su cui si fonda una democrazia sana.

Questo è ciò che per esempio sta succedendo in Francia, con la Presidenza Macron, che promuove l’importanza dell’evidenza empirica e delle conoscenze specialistiche a monte, ma anche a valle per l’attuazione delle riforme strutturali.

Questo è sicuramente anche un modo per dare credibilità al processo politico di definizione delle riforme.

Riteniamo, infine, che rispetto alle questioni che riguardano la scienza e la salute, la nomina di commissioni di esperti ad hoc e superpartes può essere una misura per arginare il diffondersi di convinzioni anti-scientifiche, da tenere sicuramente in considerazione.

A scanso di equivoci e per sottolineare quanto detto sopra qui trovi la nota stampa sulla questione vaccini: https://piueuropa.eu/comunicato/ai-vaccini-diciamo-si-benessere-tutti/.

 

3. Istruzione: Nelson Mandela disse “l’istruzione e la formazione sono le armi più potenti che si possono utilizzare per cambiare il mondo”. Indicate il vostro programma per implementare l’educazione e la formazione delle nuove generazioni per i prossimi 5 anni.

I giovani italiani di età compresa fra i 16 e i 24 anni sono certamente molto più preparati dei loro padri o nonni, ma restano tuttora meno competenti dei loro coetanei tedeschi o francesi. Abbiamo meno laureati rispetto alla media europea, mentre gli abbandoni precoci sono ancora troppi. L’inversione di questa tendenza è una delle chiavi decisive per arrestare il declino italiano.

Non può esservi una scuola didatticamente efficace senza una effettiva responsabilizzazione di chi vi opera. La riforma del 2015 va nella direzione giusta, ma è necessario monitorarne l’efficacia e intervenire sulle criticità: criteri di valutazione (da estendere anche ai dirigenti scolastici), efficacia dei meccanismi premianti, soddisfazione degli utenti.

Ogni scuola deve ricevere obiettivi formativi e essere valutata sulla base del progresso verso questi obiettivi. L’alternanza scuola-lavoro va rafforzata e resa stabile con un sistema di valutazione che innalzi la qualità dei percorsi e l’introduzione di tutor territoriali che aiutino le scuole a incontrare le imprese e nuovi investimenti su laboratori aperti nel territorio.

Bisogna investire maggiormente nella formazione post-diploma non universitaria e promuovere con obiettivi più ambiziosi le filiere degli Istituti Tecnici Superiori, nell’ottica di creare percorsi innovativi e flessibili tra formazione e impresa e moltiplicare di molte volte la loro offerta formativa, soprattutto nel Mezzogiorno.

Per garantire maggiore uguaglianza nelle opportunità e al tempo stesso migliorare l’offerta formativa dell’università italiana, deve essere data agli studenti una reale facoltà di scelta: agli studenti meritevoli devono essere garantite le risorse, mediante borse di studio, perché possano decidere dove studiare senza essere condizionati dal reddito della famiglia.

Le università migliori – individuate secondo parametri che includano la quantità e la qualità della produzione scientifica e valorizzino la reputazione acquisita tra gli studenti – devono beneficiare di maggiori risorse, mentre le università peggiori andranno penalizzate. Agli atenei deve essere garantita l’autonomia sufficiente per costruire un’offerta formativa adeguata, anche per quanto riguarda l’assunzione e la retribuzione dei docenti e dei ricercatori. Anche l’abolizione del valore legale del titolo di studio sarebbe funzionale a generare una competizione virtuosa tra atenei sulla base dell’effettiva qualità dell’offerta formativa e non di un pezzo di carta uguale per tutti.

Infine, la distinzione in compartimenti stagni del tempo della vita – una fase dedicata alla formazione e un’altra dedicata al lavoro – non è più adeguata a un’epoca in cui il progresso tecnologico richiede un continuo aggiornamento delle competenze. Il diritto alla formazione dei lavoratori deve essere effettivo e riconosciuto anche nei contratti di lavoro.

Vogliamo, quindi, ampliare il programma Erasmus e trasformarlo in un grande programma di formazione e mobilità europea.

 

4. Ambiente: in Italia la qualità dell’aria è tra le peggiori d’Europa (90.000 morti l’anno a causa dello smog), per non parlare delle falde acquifere. Quali sono le strategie in programma per affrontare questo problema che riguarda tutti?

Per +Europa con Emma Bonino è indispensabile un salto di qualità delle politiche ambientali, con l’obiettivo di costruire un nuovo modello di sviluppo sostenibile nel lungo periodo, rispettoso dell’ambiente e idoneo ad assicurare una migliore qualità della vita. Occorre un nuovo approccio che assuma la sostenibilità ambientale come stella polare nella formazione di tutte le decisioni.

I più urgenti obiettivi ambientali sono la riduzione delle emissioni-serra, responsabili dei cambiamenti climatici in atto, e la riduzione dell’inquinamento dell’aria, il quale soprattutto nei centri urbani (e in val Padana) è responsabile di costi umani e sanitari enormi. Aggiungiamo che facciamo nostre le conclusioni del report The Lancet Commission on pollution and health dedicato agli effetti dell’inquinamento sulla salute umana, che ha evidenziato come inquinamento e povertà siano strettamente legati. Per noi l’obiettivo della riduzione di inquinamento ed emissioni non è in contrasto quindi con lo sviluppo, la crescita economica e l’innovazione tecnologica.

Nel concreto questo significa:

  • elettrificazione dei consumi energetici, compresi quelli per il trasporto privato attraverso la diffusione dei veicoli elettrici (anche ibridi in una fase di transizione) e riduzione delle emissioni nocive nei centri urbani, quest’ultima ottenibile con il disincentivo (con misure di mercato come l’Area C di Milano) ai veicoli con motori a combustione e alle forme più inquinanti di riscaldamento degli edifici;
  • investimenti in potenziamento del trasporto pubblico urbano anche ferroviario, alla diffusione del car sharing e del bike sharing e all’eliminazione dei vincoli allo sviluppo di forme di share economy nella mobilità;
  • politiche per l’efficienza energetica degli edifici pubblici e privati tramite investimenti con ricadute sia ambientali che economiche generalmente molto favorevoli;
  • segnali coerenti al sistema economico tramite principi di fiscalità ambientale più rigidi volti a disincentivare in generale il consumo di risorse finite, con eliminazione da subito dei sussidi pubblici alle fonti fossili d’energia, come auspicato dal “Catalogo dei sussidi favorevoli e dannosi all’ambiente” del ministero dell’ambiente e in coerenza con la nostra proposta di revisione fiscale.

About the Author

Luca Cassetta
Co-fondatore e attuale Presidente di AIRIcerca, Luca Cassetta è laureato in Biotecnologie Industriali presso l'Università di Milano Bicocca. Ha svolto il dottorato di ricerca in medicina molecolare, sezione immunologia, all'Università Vita Salute San Raffaele di Milano, studiando l'interazione del virus Hiv con le cellule del sistema immunitario. Ha da poco concluso un post-doc all’Albert Einstein Medical College di New York, dove segue un progetto sull’immunologia dei tumori. L'obiettivo è capire come i tumori sfuggano al controllo del sistema immunitario per sviluppare nuove strategie terapeutiche. Attualmente vive a Edimburgo.

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