Scienze di confine. Riscriviamo il metodo scientifico? Invalidiamo il concetto di validità

di Armando De Vincentiis
Editors: Elisa Camozzi, Teresita Gravina
Revisori Esperti: Claudia Addabbo, Lorenzo Voltolina
Revisori Naive: Emanuela Offidani, Umberto M. Meotto
Immagini a cura di Umberto M. Meotto

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Nella ricerca scientifica è necessario avere il maggior controllo possibile su tutte le variabili esistenti, affinché i risultati possano fornire la migliore rappresentazione possibile della realtà di un fenomeno. Esistono decine e decine di trattati sul metodo scientifico e sulle regole da seguire quando ci si accinge ad un lavoro di ricerca. In questo articolo osserveremo tali regole da un punto di vista “alternativo”, per rispondere alle esigenze di chi -animato da uno spirito di ricerca alternativa- critica tali regole come restrittive, incomplete o peggio causanti limitazioni nell’espressione e/o nell’esplorazione di alcuni fenomeni, dando adito a speculazioni e allo sviluppo di teorie pseudoscientifiche. L’osservazione che seguirà ci permetterà di comprendere se, davvero, tali regole abbiano dei limiti oggettivi e che, modificandole, consentano una reale apertura a mondi scientifici inesplorati.

Le variabili e il metodo

Una piccola premessa. Quando si parla di variabili (ossia l’oggetto di studio, gli stimoli da somministrare, la reazione agli stimoli, le influenze esterne e così via), è necessario evidenziare che in un lavoro di ricerca si segue un continuum che va da un controllo piuttosto rigido di queste a uno più blando, in cui molte di esse sfuggono all’osservazione.
Appare ovvio che tante più sono le variabili, maggiore sarà la difficoltà sul loro controllo; in presenza di un numero minore di variabili, il grado di controllo su di esse sarà maggiore. I metodi di indagine, quindi, lavorano su questo continuum: più si restringe il campo di osservazione, più rigore ci sarà nei risultati. I metodi sperimentali, quelli in cui il ricercatore manipola la cosiddetta variabile indipendente (ossia lo stimolo da somministrare per ottenere una reazione su un determinato oggetto di studio), sono su un livello più alto di questo continuum e possono vantare un maggior controllo sui risultati. L’esempio che seguirà sui farmaci e la validità interna renderà meglio l’idea.
Con validità interna si definisce il rapporto causa-effetto tra la somministrazione di una sostanza e la reazione ad essa. Ciò si ottiene confrontando il risultato ottenuto tra la somministrazione di uno stimolo attivo (es. sostanza farmacologica) e la reazione ad esso con quello ottenuto con la somministrazione di uno stimolo inattivo (sostanza senza alcuna proprietà farmacologica – placebo).

Figura 1 – Rappresentazione grafica del concetto di validità interna

Figura 1 – Rappresentazione grafica del concetto di validità interna

 

Questa procedura consente, pertanto, di capire se quella determinata sostanza ha un effetto, che tipo di effetto ottiene e, se quell’effetto non sia dovuto ad altri fattori.

In pratica ci permette di comprendere se è il farmaco che agisce sulla malattia per la quale è stato somministrato o se invece altri fattori hanno agito su di essa. Questi fattori potrebbero essere la suggestione, l’aspettativa, l’evoluzione naturale della malattia, o altro.

Man mano che si scende da questo continuum incontriamo metodi con un maggior campo di azione e, quindi, con variabili meno controllabili. Ci troviamo ad esempio nel campo della ricerca storica, antropologica e in tutte quelle condizioni in cui il ricercatore non agisce attivamente sull’oggetto di studio ma ha più un ruolo passivo dal quale osserva, fa confronti e descrive. Uno storico, ad esempio, si limita in molte occasioni a cercare fonti originali negli archivi e nelle biblioteche, mentre l’antropologo descrive i comportamenti di una tribù o di un gruppo culturale. Queste metodiche appena descritte, seppur meno restrittive, non sono meno scientifiche delle prime, poiché tutte prendono in considerazione un metodo che non ne consente di disperdere l’osservazione nel vuoto. Tutte danno peso al contesto di osservazione e all’importanza di quella che viene definita validità di costrutto. Cosa si intende con quest’ultima? Si tratta dello sforzo di rendere concreto e operativo un concetto. Per esempio, se osserviamo il comportamento di un gruppo dobbiamo stabilire cosa intendiamo per “comportamento” in termini concreti. Dobbiamo quindi trasformare il concetto in termini osservabili e registrabili. Per cui per comportamento dobbiamo stabilire che con esso si intenda, in concreto, la reazione di un individuo a uno stress, oppure la fuga o l’attacco di un individuo davanti a un pericolo o, ancora, la reazione dei suoi parametri fisiologici davanti a un tipo di stress. La scelta dipende da cosa abbiamo deciso di valutare. Senza un costrutto valido, l’osservazione non avrebbe alcun senso.

Il metodo ovviamente non si esaurisce con questi concetti, altri elementi devono essere considerati in base a ciò che stiamo cercando; parliamo quindi di statistica, di esperimenti in singolo e in doppio cieco [footnote number=”1″ ]Fuso S., Le ragioni della scienza, C1vEdizioni, 2017[/footnote], e di altre strategie per evitare di introdurre il bias (il “pregiudizio”) da parte di chi sta svolgendo e/o prendendo parte all’esperimento.

Figura 2 – Rappresentazione grafica di come viene condotto un esperimento in singolo (sinistra) o in doppio cieco (destra). Singolo cieco: il paziente non sa se sta assumendo il farmaco o il placebo (il dottore potrebbe autoinfluenzarsi). Doppio cieco: entrambi, dottore e paziente, sono all’oscuro di tutto (il dottore non può che essere oggettivo).

Figura 2 – Rappresentazione grafica di come viene condotto un esperimento in singolo (sinistra) o in doppio cieco (destra). Singolo cieco: il paziente non sa se sta assumendo il farmaco o il placebo (il dottore potrebbe autoinfluenzarsi). Doppio cieco: entrambi, dottore e paziente, sono all’oscuro di tutto (il dottore non può che essere oggettivo).

 

Ciò che ci preme evidenziare è che questi elementi che costituiscono il metodo, contrariamente a quanti la pensano diversamente, non sono delle convenzioni come le regole di un gioco, ma delle necessità delle quali non si può fare a meno. Si tratta di fattori che sono espressione di vere e proprie scoperte, intuizioni logiche dei ricercatori senza le quali non avremmo alcun controllo sulle osservazioni. Cosa succederebbe se osservassimo qualcosa senza il concetto della validità di costrutto o traessimo delle conclusioni senza il concetto di validità interna? La risposta appare scontata: non avremmo una visione oggettiva del fenomeno!

Metodo e scienze di confine

Le Scienze di confine

Con scienza di confine intendiamo una disciplina che ha come oggetto di studio fenomeni controversi, insoliti, indimostrabili con i normali mezzi delle scienze accademiche e che vantano teorie prive di fondamento.

Il sostenitore delle cosiddette “scienze alternative”, che critica il metodo scientifico, è ignaro dell’importanza di questi valori operativi e, paradossalmente, invita i ricercatori a revisionare in qualche modo il metodo affinché consenta lo studio di quei fenomeni cosiddetti di confine. Da un punto di vista operativo come dovrebbero essere ridefinite queste regole del metodo? Ciò dipende dal tipo di risultato che una cosiddetta scienza di confine vuole ottenere. Quest’ultima, infatti, parte da un’idea completamente diversa rispetto agli standard della ricerca (convalidare o confermare un’ipotesi di partenza), essa agisce esclusivamente per confermare un’idea già stabilita e sulla quale si ha già una convinzione ideologica. Un seguace dell’agopuntura, ad esempio, non sarà animato dall’idea di scoprire se quella pratica funzioni o meno, ma sarà orientato solamente a confermarne la sua efficacia, tralasciando tutto ciò che emerge in sfavore di quest’ultima.

Vediamo come funziona il metodo per alcune discipline di confine o pseudoscientifiche e come lo si dovrebbe modificare per far quadrare i conti.

Consideriamo un concetto cardine delle “scienze New Age”: tutto è energia. Di cosa stiamo parlando? Cosa significa tutto è energia? Parliamo di energia come capacità di produrre lavoro? Parliamo di energia termica? O di una revisione personalizzata dell’equazione di Einstein? Con essa, in contesti New Age, si tende a considerare un qualche legame tra pensiero, materia e l’influenza reciproca tra questi, orientate a giustificare fenomeni quali la telecinesi o la cosiddetta legge dell’attrazione [footnote number=”2″ ]Gazzola E., Il mondo Quantistico, C1vEdizioni, 2017[/footnote]. Osserviamo che in questo contesto è assente ogni validità di costrutto, il termine “energia” è usato
arbitrariamente, senza alcun valore concre-to/operativo e gettato lì ogni qual volta si deve far quadrare il risultato di una osservazione. In certi contesti, per dare una parvenza di scientificità, anche i fantasmi sono considerati energia, ma in termini operativi che nessuno conosce, come accade in quei gruppi di ricerca che, in tutto il mondo, rispondono al nome di ghost hunter. Quindi ecco che, sia per i cosiddetti operatori New Age che per i “cacciatori di fantasmi”, le regole del metodo andrebbero riviste eliminando la validità di costrutto. Senza di essa anche il rilevamento di un accumulo di calore su un oggetto lasciato al sole potrebbe essere considerato energia di provenienza “ultraterrena”.

Prendiamo in considerazione un altro esempio: lo studio dei miracoli. Caratteristica di questo studio è l’osservazione ex post facto, ossia il fenomeno lo si osserva a fatto compiuto. Tipico delle commissioni adibite allo studio dei miracoli avvenuti a Lourdes. Cosa manca in questo contesto? E’ facile comprendere che parliamo della validità interna, ossia del rapporto causa effetto tra l’evento guarigione miracolosa e lo stimolo che avrebbe dovuto provocarla (viaggio nel luogo sacro, apparizione di un santo e così via). Non c’è alcun controllo sulla variabile indipendente, né si potrà mai sapere quale sia: aspettativa positiva verso il luogo? Remissione spontanea della malattia? Variabili sconosciute? Abbiamo una condizione in cui il risultato è privo di ogni controllo [footnote number=”3″ ]Garlaschelli L., Lourdes, i dossier sconosciuti, Italian University Press, 2011[/footnote]. Nello studio dei miracoli ecco cosa bisognerebbe eliminare dal metodo: la validità interna.

Come “aiutare”, invece, le medicine alternative? Con esse bisogna usare il metodo, ma con moderazione. Se usato in tutta la sua essenza il risultato è rigorosamente negativo, quindi almeno il concetto di validità interna andrebbe parzialmente ridimensionato. Nelle medicine alternative vi è l’utilizzo della variabile indipendente e, di conseguenza, un effetto sulla variabile dipendente (reazione alla sostanza o alla pratica alternativa utilizzata). Tuttavia la scrematura che andrebbe fatta è sul gruppo di controllo, ovvero, come già accennato, quella fetta di soggetti sperimentali che riceve la sostanza inerme o che non la riceve affatto. Questo consentirebbe di quadrare i conti e ottenere il risultato sperato. La medicina alternativa non considera, o meglio, evita il confronto con il controllo ed è verso questa direzione che le regole del metodo dovrebbero essere riviste. In termini pratici il ricercatore alternativo somministra una sostanza, a suo dire attiva, e ne osserva i risultati, in barba a tutto ciò che abbiamo descritto sul metodo fino a questo momento.

Lo stesso dicasi per altre scienze di confine. Per i teorici degli antichi astronauti, contrariamente alla ricerca storica, bisogna evitare accuratamente di considerare il contesto. Bisogna quindi estrapolare delle immagini tratte da rappresentazioni pittoriche o scultoree qualsiasi e paragonarle all’idea precostituita nelle rappresentazioni mentali del ricercatore senza, però, fare paragoni con altre immagini che appartengono allo stesso periodo storico [footnote number=”4″ ]Ciardi M., Il mistero degli antichi astronauti, Carocci, 2017[/footnote]. Per i ricercatori delle scienze paranormali o ufologiche va considerato un altro elemento che la scienza non considera, ossia la testimonianza con tutte le implicazioni. Parliamo dei falsi ricordi, le distorsioni della percezione o della memoria e tutto ciò che emerge da ricerche che il metodo lo hanno usato in toto [footnote number=”5″ ]Lincons S., Possiamo fidarci dei testimoni?, Query, Ottobre 2011[/footnote].

Conclusioni

Concludiamo la nostra trattazione dopo aver evidenziato come riscrivere le regole per le suddette scienze di confine per fare in modo che i risultati quadrino e confermino le aspettative. Solo così potremmo accontentare i sostenitori di tali discipline nelle loro paradossali critiche alla scienza, quando evidenziano che essa è dotata di un apparato insufficiente per la comprensione di certi fenomeni [footnote number=”6″ ]De Vincentiis A., Comunicare la scienza, Cicap, 2014.[/footnote]. In realtà abbiamo evidenziato che è proprio la pseudoscienza a castrare il metodo per ottenere i risultati desiderati.

Ciò che ha funzionato per la messa a punto di pratiche terapeutiche che hanno migliorato e salvato la vita a milioni di persone non può essere ovviamente valido per chi caccia i fantasmi, per chi usa le energie per guarire o per chi ottiene informazioni su vite extraterrestri dalle testimonianze. Per casi come questi dovremmo riscrivere il metodo o più correttamente, questa volta senza ironia, ignorarlo spudoratamente. Se considerassimo validi questi approcci, concluderemmo che i fantasmi esistono sotto forma di energia, che l’acqua pura curi malattie gravi e che siamo i diretti discendenti degli extraterrestri.

In definitiva, alla luce di questo, per rispondere al nostro quesito iniziale, possiamo tecnicamente affermare che non si possono riscrivere le regole del metodo.

Bibliografia

[1] Fuso S., Le ragioni della scienza, C1vEdizioni, 2017.

[2] Gazzola E., Il mondo Quantistico, C1vEdizioni, 2017.

[3] Garlaschelli L., Lourdes, i dossier sconosciuti, Italian University Press, 2011.

[4] Ciardi M., Il mistero degli antichi astronauti, Carocci, 2017.

[5] Lincons S., Possiamo fidarci dei testimoni?, Query, Ottobre 2011.

[6] De Vincentiis A., Comunicare la scienza, Cicap, 2014.

Info sui Revisori di questo articolo

Claudia Addabbo è PhD in Storia della scienza e insegnante di filosofia e storia nei licei. Ha interessi di ricerca nel settore della divulgazione scientifica e della storia della scienza.

Lorenzo Voltolina è Insegnante di matematica e fisica, laureato in Fisica all’Università di Padova ed in History and Philosophy of Science all’Università di Utrecht, con un curriculum focalizzato su comunicazione e didattica della fisica.

Emanuela Offidani e’ PhD in Psicologia Clinica e  Assistant Professor of Psychology presso la Pennsylvania State University, USA.

Umberto M. Meotto è Senior Process Integration Engineer nel dipartimento di Ricerca e Sviluppo della Micron Technology, ed è attivo in molte attività legate alla comunicazione della scienza.

About the Author

Armando De Vincentiis
Armando De Vincentiis psicologo clinico e psicoterapeuta, si occupa di fenomenologia dei comportamenti religiosi, stati di coscienza e paranormale religioso. Già docente a contratto presso l'Istituto universitario "Progetto Uomo", riconosciuto dalla Università Pontificia Salesiana di Roma, in qualità di esperto in psicologia dei comportamenti religiosi ha partecipato a numerosi programmi e talk show televisivi Rai e Mediaset ed ha scritto numerosi saggi sull’argomento tra i quali: Estasi, stimmate e altri fenomeni mistici (Avverbi), Psicopatologia del paranormale(Cicap), Comunicare la scienza (Cicap). L’indemoniata-nascita ed evoluzione di una sindrome da possessione (Libellula). Ambiente percezione e paranormale (C1Vedizioni). Inoltre ha pubblicato casi clinici sull'influenza culturale nell'evoluzione dei disturbi mentali su Psicologia Contemporanea e Le Scienze ed è direttore editoriale della collana di divulgazione scientifica Scientia et Casua per la C1V Edizioni di Roma. È membro ufficiale, in qualità di Socio Emerito, del CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze).

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