Immagini 3-D in soluzione

I film di fantascienza ci hanno abituato a credere che una delle avanzate tecnologie del futuro sarà rappresentata dalle proiezioni tridimensionali (3-D). Forse tale tecnologia è più vicina di quanto si pensi. Ricercatori della Southern Methodist University sono riusciti a creare in laboratorio delle immagini 3-D in cui la luce viene realmente strutturata nelle tre dimensioni, non si tratta di un’illusione ottica come quella che avviene negli schermi 3-D in cui oggetti bidimensionali appaiono in 3-D per mezzo della disparità binoculare. I ricercatori hanno utilizzato una molecola fotoattivabile basata sulla rodamina B (N-phenyl spirolactam rhodamine B), la quale si converte in un isomero fluorescente (partendo da uno non fluorescente) quando irradiata con luce UV. Nello specifico, la molecola, nello stato non attivato, presenta solo tre picchi di assorbimento nell’ultravioletto (compresi fra 240 e 314 nm). Irradiando con luce UV, appare una nuova intensa banda in assorbimento, centrata a 556 nm. Irradiando a tale lunghezza d’onda si genera un’intensa emissione a 586 nm. Generalmente tali molecole, una volta interrotta la luce di eccitazione, ritornano allo stato non fluorescente attraverso un processo termico molto lento. Per poter generare immagini in movimento, o sequenze di immagini differenti, è necessario che il passaggio di queste molecole dallo stato off allo stato on e viceversa sia molto rapido. La novità di tale lavoro sta nell’aggiunta di una base, la trietilammina, la quale accelera la reversibilità della fotoattivazione. L’immagine tridimensionale è stata creata all’interno di un contenitore, in cui era presente la soluzione della molecola fotoattiva, utilizzando due proiettori dotati di LED UV (385 nm) e LED verdi (525 nm) che puntavano il contenitore e posti a 90º l’uno dall’altro. Nel punto all’interno della soluzione in cui si interseca la luce proveniente dai due proiettori, l’immagine da loro trasmessa viene ricreata in tre dimensioni. Nel video di seguito si può apprezzare il risultato di tale tecnologia.
Maggiori info su Sciencedaily, il lavoro è stato pubblicato su Nature Communications.
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