Perché le balene cantano?

Comunicare sott’acqua è una sfida difficile: sia la luce che gli odori non si diffondono bene rendendo difficile per gli animali vedere o sentire odori. Il suono invece si muove nell’acqua 4 volte più veloce di quanto lo faccia nell’aria, ecco che in quest’ambiente scuro i mammiferi marini utilizzano spesso il suono per comunicare, ragion per cui un coro di suoni percorre continuamente l’oceano. Click, pulsazioni, fischi, grugniti, rimbombi, grida e trilli sono solo alcuni dei suoni identificabili. Questo video di Ted-ed ci racconta delle parti più famose di questa cacofonia, le melodie ed i canti composti dai mammiferi più grandi della terra: le balene.

I canti delle balene sono uno dei sistemi di comunicazione più complessi tra tutti gli animali. Solo alcune tra le specie di balene utilizzano il canto: le balene blu, quelle boreali, quelle rostrate e le megattere. Tutte queste specie fanno parte del sottordine dei misticeti, ovvero balene che usano i fanoni al posto dei denti. Altri cetacei dotati di denti sono anche loro in grado di sfruttare efficientemente il suono: sono dotate di biosonar e utilizzano vari suoni per comunicare fra loro, come grida e fischi, ma queste vocalizzazioni sono ben lontane dalla complessità dei canti.

Come riescono a cantare queste balene? Tutti i mammiferi terrestri, uomini inclusi, sono in grado di produrre suoni muovendo l’aria sulle corde vocali durante l’espirazione. In questo modo le corde vocali vengono fatte vibrare. I misticeti hanno una piega a forma di “U” posta tra i polmoni e degli organi gonfiabili chiamati “sacchi faringei”. Sebbene non ne abbiamo la certezza, in quanto non è al momento possibile osservare il funzionamento degli organi interni di una balena mentre canta, si suppone che la contrazione muscolare nella gola e nella cassa toracica muova l’aria dai polmoni lungo la piega ad U e dentro i sacchi laringei, causando la vibrazione della piega ad U. Di conseguenza il suono prodotto rimbomba nei sacchi laringei, come succede ai cori tra le pareti di una cattedrale aumentando l’intensità del suono al punto di permetterne la propagazione per migliaia di chilometri. Le balene non devono quindi espirare per poter cantare, l’aria viene pertanto fatta ritornare ai polmoni permettendo di creare nuovamente dei suoni.

Uno dei motivi che rende affascinanti i canti delle balene è il loro schema: le singole componenti, come lamenti, grugniti e grida sono organizzati in sequenze. La ripetizione di queste sequenze forma dei temi e questi temi si combinano formando uno schema prevedibile che crea il canto stesso. Questa gerarchia di componenti costituisce una specie di grammatica.
I canti delle balene hanno durata molto differente e possono essere ripetuti più e più volte: in un caso particolare, una megattera è stata registrata mentre cantava per ben 22 ore.
Il motivo per il quale le balene cantano non è ancora noto in modo definito, ma possiamo fare delle supposizioni.

Le balene che cantano sono soprattutto gli individui maschi e che cantano soprattutto nel periodo dell’accoppiamento, le canzoni potrebbero essere un modo per attrarre balene femmine, oppure potrebbero essere dei segni territoriali, utilizzati per tenere lontani altri individui maschi. Ogni anno le balene ritornano nelle stesse aree utilizzate per nutrirsi e riprodursi, ed ogni popolazione distinta ha un canto specifico. Queste canzoni cambiano nel tempo grazie all’aggiunta, la modifica o la eliminazione di una o più componenti. Inoltre quando maschi di popolazioni diverse si nutrono ad una distanza abbastanza vicina le una con le altre può succedere che parti delle canzoni vengano scambiate, forse per aumentare la loro capacità di attrarre individui femmina. Si tratta di uno degli esempi più veloci di trasmissione culturale, nel quale i comportamenti appresi vengono condivisi tra individui della stessa specie.
Possiamo ascoltare queste canzoni tramite microfoni subacquei, o “idrofoni”. Questi strumenti sono utili per monitorare specie i cui avvistamenti e campioni genetici conosciuti sono rari. Ad esempio, gli scienziati sono riusciti a distinguere le popolazioni della sfuggevole balenottera azzurra proprio distinguendo i diversi canti che producono.

Tuttavia, gli oceani diventano sempre più rumorosi per via dell’attività umana: navi, sonar militari, costruzioni subacquee ed indagine sismiche per cercare il petrolio sono sempre più frequenti e possono interferire con la comunicazione tra le balene. Se il rumore è troppo alto, alcune balene potrebbero evitare alcune zone chiave per il loro nutrimento. Inoltre è stato osservato che le megattere riducono i loro canti, in risposta a rumori provenienti da un raggio di 200km. Limitare le attività umane lungo le rotte migratorie e negli habitat critici e ridurre l’inquinamento acustico nell’oceano aiuterebbe ad assicurare la sopravvivenza delle balene. Se la balene potranno continuare ad cantare e noi ad ascoltare forse potremmo un giorno capire cosa stanno dicendo veramente.

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