Quanto sono in grado di “sentire” le piante?

Nel mezzo degli anni 60′, al culmine della guerra fredda, l’agente della CIA Cleve Baxter agganciò un poligrafo ad una pianta. Durante queste osservazioni, Baxter registrò cambiamenti nella resistenza elettrica delle piante nel momento in cui queste venivano lese o semplicemente minacciate di venire lese. Questi eventi portarono all’idea che le piante potessero essere senzienti o che possedessero perfino capacità extrasensoriali, ma quanto di tutto questo possiamo dire sia vero oggi? Questo video del canale “It’s Ok to be smart” cerca di rispondere a questa domanda.

Le piante non siano in grado di percepire il mondo che le circonda come noi siamo abituati a fare, non possono vederci, sentirci e tanto meno leggere la nostra mente, tuttavia possiedono capacità sensoriali altrettanto interessanti. Le piante vivono la loro vita senza potersi spostare per scappare un pericolo o per approfittare di una zona più luminosa, durante la loro evoluzione hanno però sviluppato modalità particolari per percepire l’ambiente che le circonda e comunicare con altre piante.

Una delle capacità sensoriali fondamentali di una pianta è quella di capire in quale direzione si trova il sotto e in quale il sopra. Le piante sono quindi dotate di propriocezione, ovvero di comprendere la loro posizione nello spazio tridimensionale. Come riescono a distinguere il sopra dal sotto? Anche in assenza di luce le piante sono in grado di far crescere radici e fusto in direzioni corrette, la luce non è quindi un elemento indispensabile per la propriocezione delle piante. Già secoli addietro era noto che le piante sono in grado di orientare verso l’alto il loro fusto una volta che il vaso nel quale stanno crescendo viene adagiato lateralmente. Era anche noto che piante fatte crescere su di un piatto in rotazione fanno crescere le loro radici in direzione della forza centrifuga e che quindi erano in grado di percepire la gravità. Fu lo stesso Charles Darwin a mostrare che le cellule in grado di percepire la gravità vivono nelle punte delle radici; tagliando queste punte il resto della radice non è più in grado di crescere secondo la giusta direzione.

Ora sappiamo che effettivamente le cellule delle radici possiedono alcuni corpuscoli, simili a piccole biglie le quali vengono attirate dalla gravità e permettono alla pianta di sapere la direzione di crescita da prendere. Le cellule del germoglio contengono questi stessi organelli in grado di percepire la gravità, ma qui indicano al germoglio di crescere in direzione opposta alla forza di gravità.

Un’altro fattore che influenza la direzione di crescita delle piante è ovviamente la luce: mentre gli animali sono in grado di muoversi in direzione del cibo, le piante crescono nella direzione del loro nutrimento: questo fenomeno ha il nome di fototropismo. Anche in questo caso fu Darwin a testare quest capacità delle piante: tagliando la arte superiore del germoglio questo non è più in grado di crescere direzionandosi verso al fonte di luce, in quanto è proprio la punta del germoglio a percepire la direzione della luce e a comunicare al resto della pianta come crescere.

Un’altra capacità sensoriale legata alla luce riguarda la misura di quanta luce prendono, fotoperiodismo, capacità che permette loro di capire il passare delle stagioni. Alla fine della giornata la luce del Sole che colpisce la Terra è in maggior parte nello spettro del rosso, ovvero la luce con lunghezza d’onda maggiore inattivando una particolare molecola fotosensibile presente nella pianta. Questa molecola viene poi riattivata solamente al mattino successivo, quando viene colpita dalla luce nello spettro dell’arancione, ovvero con lunghezze d’onda più corte rispetto al rosso. La pianta è in grado così di misurare il tempo che separa questi eventi come in un orologio interno in grado di dire alla pianta come cambia la lunghezza dei giorni.

Un’ulteriore capacità sensoriale delle piante è quella di riuscire a percepire particolari molecole presenti nell’aria, come per il nostro olfatto. Queste capacità sono già note da millenni: gli antichi egizi favorivano la maturazione dei fichi aprendone alcuni in ogni mucchio. Allo stesso modo gli agricoltori della Florida utilizzavano lampade al Kerosene per favorire la maturazione delle arance e come è noto a molti, per far maturare una pesca o un avocado li possiamo chiudere in un sacchetto di carta assieme ad una banana matura. Tutti questi tre esempi hanno in comune lo sfruttamento del gas etilene, una molecola che ha lo stesso effetto di un ormone sulle piante. In natura il funzionamento di questo meccanismo ha il vantaggio di sincronizzare la maturazione dei frutti al fine di attirare più efficientemente animali affamati che possano disperdere i semi contenuti nei frutti. Lo stesso etilene è uno dei segnali che comunica alle foglie il momento in cui il loro lavoro è terminato per l’anno in corso.

Vi sono poi casi più particolari, come la cuscuta: una pianta che ha praticamente dimenticato come fare fotosintesi e che sopravvive rubando nutrimento da piante vicine. Una caratteristica interessante è che questa pianta è in grado di scegliere la sua pianta preferita da parassitare. La punta del suo germoglio è in grado di “annusare” l’aria in cerca della sua vittima preferita, come il pomodoro. Una volta trovata una foglia della pianta scelta è in grado di orientarsi verso lo stelo dove più nutrirsi di più.

Altre piante sono anche in grado di usare messaggi chimici nell’aria per segnalare messaggi di pericolo. Quando dei bruchi cominciano a nutrirsi delle foglie, queste sono in grado di rilasciare composti chimici che vengono percepiti dalle altre foglie della pianta dove inizia un processo di produzione di composti tossici che le rende meno appetitose per i bruchi. In altri casi questi segnali chimici fanno cominciare la produzione di nettare che attrae insetti che si nutrono degli insetti che stanno attaccando la pianta. Questi segnali possono anche essere percepiti da piante vicine che possono così reagire prima di essere attaccate.

Il nostro senso del tatto è in realtà un insieme di più percezioni ognuno percepito da particolari sensori che rilevano il freddo, il caldo, la pressione ed il dolore. Questi segnali vengono poi inviati al nostro cervello che li interpreta. Anche le piante sono in grado di percepire stimoli simili, ma hanno un modo diverso per farlo. Una vite può percepire quando è a contatto con un oggetto e segnalare a cellule specializzate di cambiare forma, permettendo alla pianta di arrotolarsi attorno all’oggetto cui è in contatto. Questo meccanismo è talmente sensibile che per una vite di cetriolo è sufficiente che un singolo filo gli venga strofinato contro per far cominciare il processo. La Mimosa pudica è invece una pianta che reagisce quando vengono toccate le sue foglie mandando un segnale elettrico che attiva delle piccole pompe idrauliche alla base delle foglie che le fanno afflosciare, meccanismo che ha ispirato il nome di “pianta vergognosa”.

Pertanto, la prossima volta che vi avvicinane a guardare e ad annusare una pianta provate a considerare che probabilmente la pianta sta facendo la stessa cosa con voi.

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