Nanoparticelle che curano le carie

Le placche dentali sono un biofilm costituito da batteri che aderiscono alle superfici dentali. Tali batteri, responsabili della formazione delle carie, spesso sono resistenti ai tradizionali trattamenti antimicrobici, proprio grazie alla protezione fornita dal biofilm. Ricercatori dell’università della Pennsylvania, hanno pensato di utilizzare nanoparticelle di ossido di ferro per uccidere i batteri presenti nella placca, lo studio è stato pubblicato su Biomaterials. In una precedente ricerca pubblicata su Nature Nanotechnology uno degli autori aveva studiato le proprietà catalitiche di una classe di nanoparticelle di ossido di ferro denominate CAT-NP (catalytic nanoparticles). Lo studio rivelò che queste nanoparticelle, a lungo ritenute chimicamente e biologicamente inerti, presentavano un’attività catalitica intrinseca, simile all’enzima perossidasi, tanto da essere battezzati come nanozimi. Questa nuova strategia sfrutta le proprietà catalitiche delle CAT-NP per generare radicali liberi dal perossido di idrogeno (H2O2), i quali agiscono localmente degradando il biofilm e uccidendo i batteri. Inoltre queste nanoparticelle, che vengono attivate a bassi valori di pH, non agiscono sui tessuti sani, in cui il pH neutro le mantiene inattive, ma solamente sulle placche dove si crea un microambiente acido. Studi in vitro e in vivo hanno dimostrato l’efficacia di questo trattamento; con l’utilizzo di solo l’1% di H2O2 (nei dentrifici la concentrazione varia fra 2—10%) le nanoparticelle hanno eliminato in 5 minuti il 99.9% del batterio Streptococcus mutans, un efficienza 5000 volte maggiore rispetto al solo impiego di H2O2. Inoltre il costo di tale trattamento è molto basso, considerando la semplicità di sintesi di queste nanoparticelle e l’utilizzo di solo 5 mg di materiale per una singola dose.
Maggiori info su phys.org.



 

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