I rifiuti sono un caleidoscopio di scelte

di Antonio Pergolizzi
Editor: Alessandra Iero
Revisori Esperti: Giuseppe Forino, Catia Cialani

Revisori Naive: Giuseppe Sanfratello, Lara Romano

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L’obiettivo di questo articolo è di raccontare il complesso e sfuggente mondo dei rifiuti, compresa la sua variante illegale, da un angolo di osservazione sistemico. A determinare la presenza e la stessa capacità operativa dei ladri di rifiuti non è solo merito delle reti ecocriminali ma anche dei modelli di governance e della qualità delle policies messe in campo da parte delle istituzioni pubbliche e della ricettività e sensibilità di una parte del mondo produttivo. E se i modelli di governance (pubblici e privati) dovrebbero integrare gli elementi tecnici con le esigenze socio-ambientali, le policies andrebbero sempre tarate sulla base delle caratteristiche morfologiche dei networks, sia di quelli formali che di quelli informali. Anche per l’analisi dei network criminali nel ciclo dei rifiuti l’approccio strutturalista della social network analysis appare particolarmente congeniale.

La gestione dei rifiuti, analogamente a quanto accade per altri servizi pubblici essenziali e per la gestione dei cosiddetti beni comuni, è generalmente condizionata dai modelli di governance applicati. Cioè forme di governo destrutturate rispetto a un’autorità centrale, articolandosi in una pluralità di percorsi verticali e orizzontali, che coinvolgono diversi livelli di government: locale, regionale, nazionale e internazionale [footnote number=”1″ ]Piselli F., “Capitale sociale e società civile nei nuovi modelli di governance locale”, Franco Angeli, 2005[/footnote]. Le scelte politico-amministrative soprattutto nel caso dei rifiuti solidi urbani (di competenza pubblica) e quelle prettamente economiche (o di politica economica) nel caso dei rifiuti speciali (di competenza privata) si rivelano determinanti nel definire gestioni più o meno efficienti, determinando in ultima analisi anche il grado di penetrazione criminale.

Modelli di governance che risentono anche delle caratteristiche morfologiche dei network sociali, ossia del tipo di capitale sociale generato dai processi di interazione sociale [footnote number=”1″ ]Piselli F., “Capitale sociale e società civile nei nuovi modelli di governance locale”, Franco Angeli, 2005[/footnote]. Cioè da come il fascio di relazioni sociali che anima il corpo sociale ha generato un quadro istituzionale (in senso lato) coerente con le esigenze di gestione corretta dei rifiuti. Questa può essere una chiave di lettura per comprendere l’enorme eterogeneità dei sistemi di gestione, che spaziano – anche all’interno dello stesso territorio regionale o provinciale – tra situazioni altamente efficienti ad altre completamente inefficienti.

Ciò che appare evidente dall’analisi empirica è che laddove si sono messi in campo modelli di gestione pianificati e controllati hanno prevalso efficienza e legalità, mentre laddove hanno prevalso deficit di programmazione, improvvisazione e scelte politico-economiche sbagliate e/o interessate, le situazioni di illegalità e malagestione hanno alla fine prevalso.

Sul fronte repressivo, l’analisi investigativa dice che i principali responsabili di traffici e gestioni illecite sono comunque società legalmente costituite, possibilmente senza uno specifico pedigree criminale, abili nel piegare le complesse leggi e i meccanismi normativi e burocratici ai loro interessi, potendo contare sul sempre labile confine tra lecito e illecito [footnote number=”2″ ]NA, “Relazione annuale sulle attività svolte dal Procuratore nazionale e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo 1 luglio 2014 – 30 giugno 2015”, Roma febbraio 2016[/footnote]. È dunque nel mercato in cui operano i trafficanti di rifiuti che occorre intercettare e seguire la loro azione. Un mercato che è facilmente connotabile, mutuando l’approccio della Nuova sociologia economica tipica di Mark Granovetter [footnote number=”3″ ]Granovetter, M., Economic Action and Social Structure: the Problem of Embeddedness, «American Journal of Sociology», volume 91, numero 3, pp. 481-510, novembre 1985[/footnote], come una complessa costruzione sociale, con la quale le regole generali e astratte debbono in qualche modo sempre misurarsi con la trama di relazioni sociali attive in una determinata comunità. Approccio utile a comprendere l’economia criminale legata ai rifiuti, in quanto mercato fortemente condizionato da aspetti extraeconomici. Usando il lessico degli economisti, le reti sociali attive nei mercati giocano un ruolo determinante nel ridurre i costi di transazione. Insomma, piuttosto che indugiare ancora sull’identikit degli ecocriminali occorrerebbe capire meglio quando (come e perché) sono in grado di muoversi meglio in determinati contesti e con quali strategie, cioè con quali sistemi di gestione sono particolarmente a loro agio. Un approccio eziologico che per funzionare deve passare sotto la lente di ingrandimento le singole filiere dove s’incardinano concretamente i modelli di governance.

Cosa si intende per ciclo illegale dei rifiuti?

Quell’insieme di attività criminali che vanno dalla raccolta al trattamento e al definitivo smaltimento dei rifiuti. L’obiettivo è sempre quello economico: sia in termini di minor costi di gestione, sia di valorizzazione in nero del potenziale riciclabile di ciascuna tipologia di scarto. In senso lato, quindi, per ciclo illegale dei rifiuti si intende nient’altro che l’esasperazione violenta di un modello economico teso alla sistematica socializzazione dei costi e alla privatizzazione dei ricavi. La continuazione della logica del profitto con altri mezzi [footnote number=”4″ ]Williamson O. E., Economic organization: Firms, Markets, and Policy Control, New York, New York University Press, 1986; trad. it. Le istituzioni economiche del capitalismo. Imprese, mercati, rapporti contrattuali, Franco Angeli, 1987[/footnote]. Facile laddove basta cambiare un codice Cer (Codice alfanumerico composto da sei cifre che serve per classificare la tipologia di rifiuti) per trafficare rifiuti o addomesticare una norma edilizia, un doc per il commercio di specie protette e così via.

 

La Social Network Analysis
I rifiuti rappresentano la metafora perfetta di processi regolativi nella gestione di servizi che prendono forme e contenuti mutevoli in base ai contesti, diversi, nei quali si calano, e quindi permettono di utilizzare gli strumenti cognitivi in capo alla social network analisys (SNA).

La caratteristica fondamentale che contraddistingue l’analisi di rete rispetto alle modalità di ricerca più tradizionali (come ad esempio le surveys) è lo spostamento dell’obiettivo da spiegazioni atomistiche in termini di attributi di casi indipendenti, alla spiegazione dei fenomeni in termini di relazioni tra un sistema di attori interdipendenti.

Sono le reti sociali il campo d’osservazione, laddove gli attori sociali appaiono integrati nella comunità non solo attraverso le solite relazioni istituzionalizzate (economia e politica), ma anche attraverso le relazioni informali e personali di appartenenza a determinate cliques (associazioni informali [footnote number=”5″ ]L. Warner (1941), Warner, W. Lloyd. 1941. Color and Human Nature: Negro Personality Development in a Northern City, Westport, Conn., Negro Universities Press, [1970, c1941][/footnote]), valorizzando e promuovendo al massimo quel capitale relazionale che fa la differenza nei modelli di gestione dei servizi pubblici, compreso quello dei rifiuti. Dando così vita a una teoria dell’azione che può essere definita di tipo marcatamente costruttivista [footnote number=”6″ ]Trigilia, C., Sociologia economica. Profilo storico, Il Mulino, 2002[/footnote], che riconosce ai networks una forza capace di condizionare i risultati finali, sia in un senso che nell’altro. Le relazioni si rafforzano ed evolvono con la pratica, è quindi in queste dinamiche e configurazioni sociali che si possono osservare i prodromi di gestioni più o meno efficienti. Appare così evidente l’importanza del capitale sociale, inteso come quella preziosa risorsa individuale e collettiva che serve a sostanziare nei casi concreti le prassi concepite solo in maniera formale, senza la quale appare fin troppo illusorio immaginare l’implementazione di modelli virtuosi di gestione dei rifiuti.

 

Social Network Analysis in Media Vallesina
L’efficacia delle reti sociali e dei modelli di governance orientati alla valorizzazione del capitale sociale (solo nell’interesse collettivo) è ben spiegato dall’esempio della Media Vallesina, in provincia di Ancona. Qui le scelte dei comuni che fanno parte del distretto hanno condotto alla nascita di una Spa a totale capitale pubblico, la Sogenus, per la gestione dei rifiuti (sia urbani che speciali).

Per poter applicare la social network analysis alla Sogenus Spa [footnote number=”7″ ]Pergolizzi, A. “Analisi teorica ed empirica sulla determinazione dei costi e dei benefici sociali generati dalla gestione dei rifiuti. Tra reti sociali e illegalità, strumenti di governance e buone pratiche”, Tesi Phd on Social science on work and legality, School of international studies, Università di Camerino, dicembre 2015[/footnote], consultando i documenti interni della società, è stato raccolto ed elaborato tutto il patrimonio relazionale facente capo alla società, sia in uscita che in entrata, con i vari soggetti che a vario titolo partecipano alla rete. Le relazioni attivate da Sogenus Spa non si sono limitate ai soggetti istituzionali interessati e responsabili della gestione dei rifiuti, ma si sono estese all’intero territorio. Ciò al fine di trasformare i flussi di comunicazione in valori utili per i calcoli matematici nelle matrici di adiacenza [footnote number=”8″ ]Vargiu, A., Il nodo mancante, Franco Angeli, 2001[/footnote]. Utilizzando i grafi orientati, è stato possibile distinguere, da subito, tra flussi di comunicazione in entrata e in uscita, attraverso il metodo della matrice caso-per-caso, in cui ciascuna unità è stata riportata sia nelle righe che nelle colonne. Ne è venuta fuori una forma di rete egocentrata, dove Sogenus Spa è l’attore centrale. Dall’analisi proposta la rete incardinata sulla centralità di Sogenus risulta composta da 83 nodi e 117 archi, la cui rappresentazione grafica è quella di un grafo orientato a stella (Fig 1).

Figura 1 - Rappresentazione grafica della rete orientata attivata da Sogenus

Figura 1 – Rappresentazione grafica della rete orientata attivata da Sogenus

Tra i nodi ci sono, oltre ai Comuni soci di Sogenus, enti locali, imprenditori, professionisti, istituti bancari, enti di ricerca, sindacati, scuole, e così via. Cioè tutta la rete che in qualche modo entra in contatto con Sogenus, sia per lo svolgimento dello specifico ruolo legato alla gestione del servizio dei rifiuti, che per altre attività di tipo culturale e in genere sociale. L’utilizzo della matematica dei grafi ha permesso una serie di misurazioni, da cui emerge con forza il ruolo di centralità di Sogenus. Centralità che se da una parte appare inevitabile in un’attività, la gestione dei rifiuti, che richiede per definizione l’esercizio di un ruolo forte di mediatore tra soggetti diversi (cittadini, famiglie, enti locali e istituzioni pubbliche, autorità di controllo, forze dell’ordine, enti di ricerca, associazioni), dall’altra si è svolta valorizzando le reti e i meccanismi di controllo sociale. Dalla SNA il ruolo svolto da Sogenus di mediazione funzionale appare chiaro, consentendogli fino a oggi di fungere da momento di sintesi tra nodi presenti a distanze diverse. Piuttosto che creare conflitti sociali, Sogenus ha generato processi di coinvolgimento e di redistribuzione della ricchezza attraverso il finanziamento di servizi pubblici fondamentali: come, per esempio, il finanziamento del restauro della vecchia Fornace di Maiolati Spontini (in stato di abbandono) e la sua trasformazione a biblioteca comunale e luogo frequentatissimo dove si esercitano attività culturali e sociali di diverso tipo; oppure la creazione dell’oasi della biodiversità per il monitoraggio ambientale e la ricerca scientifica presso la discarica La Cornacchia; il servizio scuola bus per i comuni di Monte Roberto e Maiolati Spontini; la manutenzione delle strade dei comuni soci, il finanziamento di percorsi didattici con le scuole e con le università del territorio. Il ruolo sociale proattivo di Sogenus è testimoniato da tutti i sindaci dei Comuni soci e dai principali stakeholder sentiti per la ricerca.

Sogenus appare quindi come un mediatore sociale [footnote number=”9″ ]Boissevan, J., Mitchell J. C. (Eds), 1973, Network analysis: studies in human interaction, Mouton, The Hague, Paris[/footnote], ruolo che può essere molto utile – soprattutto nella gestione di servizi pubblici – per colmare lacune nella comunicazione tra attori diversi, filtrando ed elaborando le informazioni al fine di orientarle al raggiungimento degli scopi prefissati.

Dalle misurazioni raccolte, Sogenus appare, dunque, il centro propulsore di una rete che viene attivata per la gestione di un servizio fondamentale, che richiede di stimolare e gestire energie e competenze complesse, dovendo “costringere” in rete soggetti molto diversi tra loro, attraverso un sistema relazione non ridondante. L’azione concreta di Sogenus Spa nella gestione dei rifiuti ha garantito una buona governance complessiva, contribuendo a generare esternalità positive (economiche, ambientali e sociali), rafforzando la trasparenza dei processi e un clima di fiducia sociale verso il modello implementato. Dal punto di vista economico Sogenus produce utili che vengono redistribuiti ai Comuni (basti pensare ai notevoli risparmi per i conferimenti dei rifiuti urbani in discarica), quindi ai cittadini; offre posti di lavoro autoctoni e ha creato conoscenza applicata; dal punto di vista ambientale e sociale la corretta gestione dei rifiuti ha evitato fenomeni di inquinamento e conseguenti problemi di tipo sanitario (che sono anche costi evitati), impedendo ogni tipo di degenerazione criminale.

Se l’analisi quantitativa della SNA sottolinea la centralità nella rete di Sogenus, l’analisi qualitativa del contesto territoriale osservato consente di poter argomentare come l’azione operativa di Sogenus sia condizionata dal livello di capitale sociale attivato nel territorio di riferimento. Un valore aggiunto che è frutto di una consolidata tradizione operosa e attenta alle dinamiche sociali, nel pieno rispetto di valori condivisi, ma che allo stesso tempo è stato coltivato e attivato dalla stessa compagine societaria. Un investimento immateriale che ha visto nel capitale relazionale della comunità della Media Vallesina la risorsa primaria per promuovere processi di partecipazione diffusa. Ciò grazie all’attivazione di un metodo di lavoro incentrato sulla messa in rete di tutte le risorse disponibili nella comunità. I “patti parasociali” con i vari stakeholders e le relazioni stabili attivate con università, scuole e sindacati sono stati i momenti di sintesi di questo impegno a intessere relazioni stabili e durature nel tempo.Tra i numerosi e ricorrenti eventi pubblici organizzati da Sogenus, si può ricordare l’Assemblea pubblica organizzata con i sindaci dei Comuni soci, tenuta presso il Centro Comunale di Moie nel mese di giugno 2015 per decidere i progetti sul futuro della stessa discarica. Senza dimenticare che In Cda ci stanno i sindaci eletti nei rispettivi Comuni soci.  Scelte del tutto assenti in altri contesti, dove ha prevalso invece un approccio aziendale funzionalista.

L’analisi proposta serve, quindi, a sostegno di policies orientate al rispetto degli interessi collettivi, saldandoli con criteri economici di efficienza e di sostenibilità, non solo dal punto di vista ambientale. Serve soprattutto a ribadire il ruolo determinante giocato dalle reti e dal capitale sociale nella governance di servizi pubblici essenziali, in un’ottica di massimizzazione del benessere sociale. Anche nel tenere a bada le pulsioni individualistiche e speculative, ivi comprese le proiezioni ecocriminali e/o ecomafiose che in questo settore sono tutt’altro che un’eccezione. E che nella Media Vallesina sono invece una eccezione.

Bibliografia

[1] Piselli F., “Capitale sociale e società civile nei nuovi modelli di governance locale”, Franco Angeli, 2005.

[2] DNA, “Relazione annuale sulle attività svolte dal Procuratore nazionale e dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, nonché sulle dinamiche e strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso nel periodo 1 luglio 2014 – 30 giugno 2015”, Roma febbraio 2016.

[3] Granovetter, M., Economic Action and Social Structure: the Problem of Embeddedness, «American Journal of Sociology», volume 91, numero 3, pp. 481-510, novembre 1985.

[4] Williamson O. E., Economic organization: Firms, Markets, and Policy Control, New York, New York University Press, 1986; trad. it. Le istituzioni economiche del capitalismo. Imprese, mercati, rapporti contrattuali, Franco Angeli, 1987.

[5] L. Warner (1941), Warner, W. Lloyd. 1941. Color and Human Nature: Negro Personality Development in a Northern City, Westport, Conn., Negro Universities Press, [1970, c1941].

[6] Trigilia, C., Sociologia economica. Profilo storico, Il Mulino, 2002.

[7] Pergolizzi, A. “Analisi teorica ed empirica sulla determinazione dei costi e dei benefici sociali generati dalla gestione dei rifiuti. Tra reti sociali e illegalità, strumenti di governance e buone pratiche”, Tesi Phd on Social science on work and legality, School of international studies, Università di Camerino, dicembre 2015.

[8] Vargiu, A., Il nodo mancante, Franco Angeli, 2001.

[9] Boissevan, J., Mitchell J. C. (Eds), 1973, Network analysis: studies in human interaction, Mouton, The Hague, Paris.

Info sui Revisori di questo articolo

Giuseppe Forino, PhD in Economic Geography from Sapienza-University of Rome, è PhD candidate in Disaster Management e Research assistant presso la School of Architecture and Built Environment, University of Newcastle (AUS).

Catia Cialani è Programme Director of MSc Economics of Tourism and Events presso Umeå University (SE)

Giuseppe Sanfratello è PhD Candidate in Byzantine Musicology, The Saxo Institute, Department of Greek and Latin, University of Copenhagen (DK)

Lara Romano, Laureata in Economia aziendale, si è occupata di analisi di dati per customer service

About the Author

Antonio Pergolizzi
PhD in Social Science, dopo una laurea in Scienze Politiche e un Master in Relazioni Internazionali, dal 2006 Coordinatore dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, di cui cura gli annuali Rapporti Ecomafia. Nel 2012 scrive “ToxicItaly” (Castelvecchi), che nel 2013 vince il Premio AcquiAmbiente dedicato alla sezione opere a stampa. Giornalista pubblicista e autore di saggi e pubblicazioni. Docente in master, corsi e altre attività formative, anche universitarie. E’ Project manager del progetto di ricerca Civic (partner Legambiente, Agenzia dogane e Corpo forestale dello Stato) e membro dell’Advisory Board del progetto Efface; in qualità di esperto fa parte di altri progetti UE sulle tematiche ambientali (tra cui Trees, Reeware, Eco Tiles). È cultore della materia presso l’Università di Camerino, nonché consulente scientifico per Unicri e per l’Istituto di ricerca E-crime.

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