Divulgazione scientifica, una missione adatta solo a chi ha pazienza

Figura 1 - Informazione, conoscenza e teoria del complotto.
Figura 1 - Informazione, conoscenza e teoria del complotto.

di Angelo Zinzi
Editor: Federico Forneris
Revisori Esperti: Teresita Gravina, Claudia Addabbo
Revisori Naive: Georgia Abate, Luca Palmieri

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Anche grazie ai social network sempre più spesso chi della ricerca scientifica ne fa un mestiere prova a trasmettere la propria passione a chi è fuori da questo mondo. Non sempre però gli effetti sono quelli desiderati e capita di trovarsi di fronte a scontri personali tra chi difende a spada tratta la scienza e chi, invece, insinua il dubbio. Il problema principale nel quale si imbatte il ricercatore che si avvicina per la prima volta alla divulgazione è la naturale tendenza a dare per scontata una serie di cose che scontate non sono per “l’uomo della strada”: chi fa scienza sa accedere a risorse e dati non alla portata di tutti, e sa anche maneggiarli e combinarli in modo da trovare i collegamenti poco evidenti che li uniscono. Per rendere la conoscenza scientifica accessibile a tutti è perciò indispensabile armarsi di pazienza e specificare quanti più dettagli possibile, senza dimenticare che chi fa domande vuole imparare e merita di essere accompagnato, anche per mano, sulla strada della conoscenza.

Viviamo probabilmente nell’era più intrisa di tecnologia e scienza che l’umanità abbia mai visto e la distanza da sempre presente tra scienziati e non scienziati si è andata via via riducendo, anche grazie a eventi divulgativi che sempre più spesso vengono organizzati in luoghi e modalità che risultano di facile accesso per tutti (per non parlare degli appuntamenti televisivi, che da Quark in poi hanno portato la scienza nelle case di tutti).

In questo modo un numero crescente di ricercatori si è dedicato, anche solo part-time, alla divulgazione, probabilmente per la gratificazione ricavata dalla possibilità di rendere meno oscuro un mondo su cui non di rado letteratura e cinema amano favoleggiare.

Ciò che un ricercatore prestato alla divulgazione impara abbastanza presto è, però, che non sempre la spiegazione scientifica e razionale è condivisa da tutti e ci sarà sempre una parte del pubblico pronta a tirar fuori una della tante teorie complottistiche che, anche grazie alla diffusione di internet, hanno visto aumentare la propria visibilità [footnote number=”2″ ]A. Zinzi, Umberto Eco e la sua teoria sull’inutilità dei social network vera come non mai, Blog Interno 18, 24-02-2016[/footnote].

Per questo motivo, nonostante rendere disponibili le conoscenze e le meraviglie di cui siamo testimoni è certamente una missione preziosa, il divulgatore deve essere sempre in grado di riconoscere il proprio pubblico. Sarà quasi impossibile convincere un seguace delle teorie del complotto del fatto che la gran parte di quelle teorie non si reggono in piedi da un punto di vista scientifico e che chi si erge a paladino della libertà è spesso, in realtà, un vero e proprio ciarlatano in cerca di soldi facili.

E se anche la magistratura si è fatta ingannare da chi eccelle nell’arte della persuasione, senza avere poi alle spalle reali prove scientifiche, è facile immaginare quanto certe teorie errate possano possano attecchire [footnote number=”3″ ]L. Moscarella,Vannoni e stamina, la comunicazione che arriva diritta al cuore, AIRInforma, 21-12-2015[/footnote].

Il dualismo tra scienza e complottismo, presente soprattutto in rete, è stato dimostrato da studi rigorosi condotti dal gruppo di ricerca del Laboratorio di Computational Social Science all’Istituto IMT Alti Studi di Lucca, coordinato da Walter Quattrociocchi [footnote number=”4″ ]Red, La disinformazione corre sui social media, Le Scienze, 05-01-2016[/footnote].

Analizzando le abitudini di tre gruppi principali di utenti di Facebook (utenti che seguono fonti “main stream”, utenti “politici” e utenti che seguono fonti alternative) è venuto fuori che la facilità di accesso alle informazioni (mai tanto elevata quanto al giorno d’oggi) non aumenta la diversificazione delle letture: al contrario, ogni gruppo tende a radicarsi sempre più al suo interno, non accettando teorie che provengono da gruppi esterni o che contrastano con quelle del proprio gruppo.

In altre parole, nell’informazione quantità non equivale necessariamente a qualità (Figura 1).

Figura 1 - Informazione, conoscenza e teoria del complotto.

Figura 1 – Informazione, conoscenza e teoria del complotto.

 

Per fortuna coloro che davvero sono pienamente inseriti nell’“universo distorto” del complottismo compongono solo una piccola minoranza: lo scopo principale della divulgazione dovrà dunque essere quello di indirizzare nella giusta direzione gli sforzi della grande maggioranza di persone dotate di spirito critico, che non accettano spiegazione semplicistiche e che, proprio per questo, spesso possono essere attratte da teorie alternative, se mal consigliate [footnote number=”5″ ]L. Capone, Contro l’Italia delle scie chimiche, Il Foglio, 27-02-2016[/footnote].

La missione di “portare la scienza a tutti” presuppone, dunque, una dose non comune di pazienza, magari acquisita dopo una serie di errori. Perché confrontarsi con chi è totalmente estraneo al mondo della ricerca presuppone la capacità di non tralasciare alcun dettaglio, nemmeno tra quelli considerati scontati. Questo perché, nonostante l’accesso all’informazione a cui si è già accennato, c’è un forte divario tra la popolazione, nella quale un quindicenne su quattro è “analfabeta matematico” [footnote number=”6″ ]G. Fregonara, Ocse, è un «analfabeta matematico» un ragazzo italiano su quattro, Corriere della Sera, 16-02-2009[/footnote], ed il mondo della ricerca, laddove chiunque è estremamente conscio della disponibilità di risorse e banche dati e sa come trattare i dati e combinarli tra di loro in modo da ottenere informazioni.

Solo la volontà di portare a termine una missione, senza cercare scontri o mostrare alcuna superiorità, può essere in grado di colmare questo divario, fungendo da scintilla grazie alla quale il sacro fuoco della conoscenza può espandersi: ne è un esempio una discussione che ho avuto qualche settimana fa con un mio contatto Facebook, il quale mi chiedeva il perché di certe lacune sulle mappe lunari di Google. Alla sua domanda, con evidente “malizia” complottistica (“chissà cosa ci nascondono”), ho risposto semplicemente che la NASA rilascia pubblicamente tutte le osservazioni acquisite dai suoi strumenti in orbita lunare, ricevendo in cambio un sincero complimento. Complimento dovuto al fatto di avergli mostrato in maniera inequivocabile che non c’è nulla da nascondere e che, se interessato, chiunque può accedere ai dati.

Ovviamente dopo aver imparato ad usare almeno gli strumenti informatici necessari alla visualizzazione del dato (che non è certo in formato jpg): perché se vuoi capire devi prima imparare.

Quanto detto finora non vale per chi non ha assolutamente desiderio di porsi domande e cercare risposte perché “il nostro scopo non è far cambiare idea a chi desidera credere, ma fornire informazioni utili a chi desidera capire”, riuscendo, forse, a dare un piccolo contributo nel “rendere migliore un piccolo spicchio di mondo” (cit. CICAP).

E forse per questo motivo è nata AIRIcerca [footnote number=”9″ ]L. Cassetta e L. Agoni, AIRIcerca, la casa virtuale per tutti i ricercatori italiani nel mondo, diventa Associazione, AIRInforma, 01-09-2015[/footnote], e le sue sezioni di divulgazione e news in modo particolare: perché il lavoro del ricercatore non può terminare in un laboratorio, ma deve avere come sbocco naturale quello di mostrare la bellezza e l’importanza di portare a termine nuove scoperte a chi nella vita è invece abituato (per scelta, volontà o semplice caso) a non guardare troppo oltre la punta del proprio naso, considerando solo gli effetti a brevissimo termine.

Bibliografia

[1] A. Zinzi, Umberto Eco e la sua teoria sull’inutilità dei social network vera come non mai, Blog Interno 18, 24-02-2016.

[2] L. Moscarella,Vannoni e stamina, la comunicazione che arriva diritta al cuore, AIRInforma, 21-12-2015.

[3] Red, La disinformazione corre sui social media, Le Scienze, 05-01-2016.

[4] L. Capone, Contro l’Italia delle scie chimiche, Il Foglio, 27-02-2016.

[5] G. Fregonara, Ocse, è un «analfabeta matematico» un ragazzo italiano su quattro, Corriere della Sera, 16-02-2009.

[6] L. Cassetta e L. Agoni, AIRIcerca, la casa virtuale per tutti i ricercatori italiani nel mondo, diventa Associazione, AIRInforma, 01-09-2015.

Info sui Revisori di questo articolo

Claudia Addabbo, PhD in storia della scienza, si occupa di divulgazione e fotografia scientifica (IT).

Teresita Gravina è docente a contratto presso l’Università Telematica Guglielmo Marconi e collabora con la SUN per la realizzazione di progetti divulgativi (IT).

Georgia Abate è PhD student in neuroscienze comportamentali presso l’Università di Roma la Sapienza (IT).

Luca Palmieri è studente magistrale in Matematica presso l’università di Trieste e borsista SISSA (IT).

About the Author

Angelo Zinzi
Angelo Zinzi, classe 1979, laurea e dottorato di ricerca in fisica ed attualmente assegnista di ricerca presso l’ASDC (il centro dati scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana) come responsabile del progetto di esplorazione del Sistema Solare. La passione per i pianeti l’ha avuta sin da bambino ed ora si ritiene fortunatissimo a poter svolgere (seppur ancora da precario) il lavoro dei suoi sogni. Pensa anche, però, che sia giusto rendere possibile a tutti comprendere cosa significa fare scienza perché è solo mostrando la bellezza e la complessità di questo lavoro che le nuove generazioni potranno essere coinvolte. Per questo motivo da luglio 2010 cura la rubrica di divulgazione Con-Scientia su www.interno18.it.

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