Il DNA dell’Uomo di Neanderthal influenza la salute dell’Uomo Sapiens?

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L’uomo di Neanderthal e l’Uomo Sapiens hanno coabitato per migliaia di anni e attualmente una percentuale variabile tra il 1.5 e 2.1% del DNA dell’uomo moderno è attribuibile ai nostri antenati, dimostrando che le due specie si incrociavano tra di loro. Un gruppo di ricercatori statunitensi ha recentemente correlato la presenza di DNA Neanderthaliano e frequenza di malattie, utilizzando un database genetico raccolto da nove ospedali diversi, in cui i dati medici venivano associati con il genoma individuale. I ricercatori hanno osservato che la presenza di DNA Neanderthaliano si associava a una maggior frequenza di alcune specifiche malattie, come ad esempio artrite, depressione e problemi cardiaci. La spiegazione rimane complessa, ma è possibile che in passato alcuni tratti genetici, come ad esempio un’aumentata coagulazione, fossero favoriti dall’ambiente. Cambiando molto velocemente l’ambiente circostante, queste caratteristiche genetiche sono invece diventate svantaggiose. Per la depressione, poi, la spiegazione diventa ancora più complessa, dato che la malattia è particolarmente complessa e non sappiamo quanto e come, in generale, la componente genetica ne influenzi lo sviluppo. Le ricerche future si focalizzeranno su ulteriori dati medici, allo scopo di comprendere quanto la presenza di questo DNA “antico” possa influenzare la salute e il metabolismo.
 

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