Il futuro del miglioramento genetico in agricoltura

In un articolo pubblicato sull’ultimo numero della prestigiosa rivista Trends in Plant Science, tre scienziati del Vlaams Instituut voor Biotechnologie di Gent, in Belgio, ripercorrono la storia recente e meno recente del miglioramento genetico in agricoltura.
Nell’antichità i breeder, che sono le persone che si occupano di migliorare geneticamente le piante, potevano sfruttare solamente le mutazioni spontanee come fonte di biodiversità. Selezionando le piante migliori in base al loro aspetto, quindi al loro fenotipo, ottenevano linee più produttive, o più resistenti.
Le crescenti conoscenze in campo genetico hanno cambiato questo modo di operare, consentendo ai breeders di scegliere le piante non solo in base al fenotipo bensì in base al genotipo, cioè alle caratteristiche genetiche delle piante stesse. Le biotecnologie hanno permesso poi di produrre piante contenenti geni “nuovi” che conferissero qualità particolari, quali ad esempio la resistenza ai patogeni o alla siccità.
Oggi, grazie alle tecnologie di genome editing, dette anche nuove biotecnologie, è possibile andare ancora oltre, e invece di modificare un singolo gene è possibile agire su intere vie metaboliche complesse, quali ad esempio quelle che controllano le dimensioni dei semi. Inoltre, grazie all’uso di promotori sintetici, è possibile far esprimere specifici geni in specifici tessuti in un determinato momento della crescita della pianta, in modo da modificarne un particolare aspetto proprio laddove è più importante, lasciando immutato il resto della pianta stessa.
Questa pubblicazione è stata riassunta in un breve video.


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