Report del meeting annuale della Società Italiana di Biofisica e Biologia Molecolare (SIBBM 2015)

di Valentina Speranzini
Revisionato da Mario Notari

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Come da tradizione annuale, la Società Italiana di Biofisica e Biologia Molecolare si è riunita per presentare e discutere alcune delle più recenti scoperte nell’ambito biologico. Le sessioni plenarie hanno visto la partecipazione di oltre 200 fra ricercatori senior e junior, italiani ed internazionali che si sono confrontati su diverse tematiche: dagli RNA non codificanti all’epigenetica, passando dalle interazioni molecolari alla base e per la diagnosi di diverse patologie. Oltre alle presentazioni di ricercatori affermati, il meeting ha messo a disposizione un’importante vetrina per i giovani, offrendo un ampia sezione poster, interventi brevi durante la conferenza e premi per i più brillanti.

Il Centro per le Biotecnologie Molecolari dell’Università di Torino ha ospitato per il 2015 il convegno annuale della Società Italiana di Biofisica e Biologia Molecolare (SIBBM), che dal 2004 costituisce un appuntamento consolidato e prestigioso nel panorama scientifico italiano ed internazionale. Di grande attualità il tema scelto “Frontiere in Biologia Molecolare: dai Genomi alle Funzioni” per sviluppare il quale, gli organizzatori Valeria Poli, Salvatore Oliviero, Daniela Taverna e Gennaro Ciliberto hanno coordinato la partecipazione di più di 200 ricercatori che si sono confrontati sui temi più attuali e sulle recenti scoperte nell’ambito della biologia molecolare.

Il programma completo del meeting, corredato di alcuni degli interventi presentati, è reperibile all’indirizzo https://sibbm2015.azuleon.org.

I lavori presentati sono stati raggruppati in quattro sessioni: Genomi e modifiche epigenetiche; RNA non codificanti; Interazioni molecolari; Biologia molecolare applicata. Ciascuna sessione ha racchiuso presentazioni di esperti sulle ultime scoperte di genomica e biologia molecolare e presentazioni orali di giovani ricercatori. Durante le tre giornate è stato anche dato ampio spazio alla sezione poster, quasi 100 in tutto.

Come per l’anno precedente, le nuove scoperte riguardanti il ruolo di RNA non codificanti nella regolazione di meccanismi fisiologici e patologici ha accomunato molti dei lavori presentati, facendo emergere chiaramente come questo rappresenti una frontiera della biologia molecolare in continuo sviluppo. Questo ramo della ricerca, infatti, riserva continue sorprese dal punto di vista scientifico, come esemplificato dalla lecture in ricordo di Guido Tarone tenuta dal prof. Pier Paolo Pandolfi (Università di Torino e Harvard Medical School) sui meccanismi che regolano l’espressione genica tramite RNA non codificanti e delle loro alterazioni nei tumori. La relazione di Pandolfi si è concentrata sul ruolo di microRNA e ceRNA (“competeing endogenous” RNA) come mezzo di comunicazione fra le diverse tipologie di RNA (long-non-coding RNA, RNA messaggeri, microRNA, pseudogeni, etc) al fine di raggiungere un equilibrio e una inter-regolazione di queste molecole, ognuna delle quali ha un ruolo specifico nella cellula. I ruoli effettivi di molte di queste specie chimiche sono ancora territorio scarsamente esplorato, ma emerge chiaramente come una alterazione di questi processi di comunicazione causi una cattiva regolazione di eventi fisiologici come la trascrizione genica.

La scoperta di nuove proteine o di ruoli alternativi di enzimi già conosciuti alla base di patologie genetiche o nell’insorgenza del cancro è stato l’altro grande tema sviluppato dal convegno. Ad esempio, Il torinese Massimiliano Mazzone, vincitore del premio “Chiara d’Onofrio” attribuito ai ricercatori che si sono distinti per importanti contributi scientifici nella Biologia Molecolare, ha presentato il suo lavoro incentrato sul ruolo del sistema immunitario e della deprivazione di ossigeno nello sviluppo di metastasi. Mazzone, group leader a Leuven (Belgio) dal 2009 e vincitore anche di un finanziamento ERC (fondo europeo per lo sviluppo di ricerche indipendenti o avanzate), ha spiegato come particolari marker immunitari possano rappresentare una nuova frontiera per la diagnosi precoce e lo sviluppo di nuove terapie per il cancro al colon. Il messaggio centrale del suo lavoro è che durante lo sviluppo di un tumore l’affollamento di cellule cancerogene causa una ipossia localizzata che innesca risposte immunitarie e cellulari alla base della moblità del tumore (e quindi metastasi) e la vascolarizzazione della massa tumorale. Controllando mediante molecole specifiche la risposta all’ipossia si è in grado di bloccare sia la migrazione che l’apporto di sangue e nutrienti alle cellule malate, riducendo così il tumore. Con questo nuovo test diagnostico si è in grado di controllare un pannello di diversi geni nei monociti (cellule del sistema immunitario) circolanti in conseguenza alla presenza del tumore: sarà quindi possibile raggiungere il responso con un prelievo di sangue anzichè con tecniche invasive classiche di colonscopia, che spesso rilevano il tumore ad uno stadio già avanzato.

L’ultima sessione ha visto l’intervento del prof. Riccardo Cortese, direttore dell’azienda farmaceutica Okairos, con sede a Basilea. Okairos è una azienda farmaceutica specializzata in vaccini originatasi da Merck nel 2007: Cortese ha illustrato la strategia di sviluppo di vaccini contro malattie infettive di varia origine ed esito, come l’epatite C, passando dall’influenza e includendo anche virus come dengue o ebola. Partendo da un vettore virale di primate opportunamente modificato, è possibile inserire in questi vaccini potenzialmente qualsiasi antigene di interesse in grado di sollecitare il sistema immunitario del ricevente contro la specifica malattia.

Il convegno ha inoltre ospitato Iain Mattaj, direttore generale dell’EMBL (un istituto internazionale europeo dedicato alla biologia molecolare), che ha offerto una panoramica sulle attività e le iniziative di EMBL ed EMBO (l’organizzazione europea per la biologia molecolare), fra cui le fellowship per giovani ricercatori e anche la nuova piattaforma, nata in collaborazione con l’azienda farmaceutica Glaxo Smith Kline (GSK) e il Wellcome Trust Sanger Institute per la validazione di potenziali target farmacologici CTTV (“Center for Therapeutic Target Validation”). Maggiori informazioni sulla piattaforma sono reperibili a questo indirizzo. Per chi volesse invece più informazioni riguardo alle fellowships e alle opportunità di finanziamento di EMBL/EMBO può far riferimento a https://www.embo.org/funding-awards.

Hanno chiuso il meeting Andrea Lunardi, dal CIBIO di Trento, e Valerio Orlando, ricercatore KAUST, “King Abdullah University of Science and Technology”. Lunardi, vincitore di un finanziamento dalla Fondazione Armenise-Harvard nel 2014, ha presentato il suo lavoro riguardante modelli genetici e animali per lo studio del sarcoma, mentre Orlando ha presentato il polo tecnico-scientifico di Thuwal, Arabia Saudita, nuovo centro di ricerca all’avanguardia per le ricerche bio-molecolari e di ingegneria.

Il meeting, importante vetrina a livello nazionale ma che ha eco e partecipanti a livello internazionale, ha offerto un’ interessante opportunità per i giovani ricercatori che hanno avuto la possibilità di presentare i loro lavori attraverso short talks o poster. Visti i tanti e importanti lavori di ricerca presentati, sono stati assegnati premi più numerosi rispetto agli scorsi anni, grazie ai maggiori contributi di SIBBM, FEBS (Federation of the Societies of Biochemistry and Molecular Biology) e degli Sponsor. Il premio Chiara D’Onofrio “Giovani”, del valore di 1000 euro, è stato assegnato a Valentina Speranzini, assegnista presso l’Università di Pavia, per il suo lavoro sui meccanismi di riconoscimento dei nucleosomi da parte del modificatore della cromatina LSD1.

Dunque anche quest’anno la SIBMM, insieme a partner come la fondazione Chiara d’Onofrio, l’Università di Torino, FEBS e EMBL ha creato un’ importante occasione di incontro, comunicazione aperta e interazione tra esperti e giovani, opportunità preziosa per lo sviluppo scientifico che in Italia è purtroppo spesso posto in secondo piano.

About the Author

Valentina Speranzini
Appassionata di viaggi e fotografia, Valentina Speranzini lavora all’Università di Pavia come assegnista di ricerca dove si occupa di epigenetica e biologia strutturale. Originaria di Cremona, si laurea a Parma in Biologia Molecolare per trasferirsi poi a Pavia, dove consegue il dottorato di ricerca in Scienze Biomolecolari e Biotecnologie. Svolge parte della sua attività in Olanda grazie ad una borsa EMBO, che le permette di completare i suoi studi sui meccanismi molecolari di riconoscimento dei nucleosomi da parte del modificatore LSD1. Dopo il dottorato rimane a Pavia per ampliare gli studi in epigenetica, focalizzandosi su altri modificatori e sullo screening di potenziali inibitori. Ha recentemente ricevuto il premio Chiara d’Onofrio Junior per il suo lavoro presentato al congresso annuale della Società Italiana di Biochimica e Biologia Molecolare.

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