La chimica nascosta nelle lucciole


Nelle fresche sere di estate, percorrende strade che costeggiano prati o giardini, è facile poter incontrare quello scintillio di luce giallo-verde emesso dalle lucciole che incanta adulti e bambini. Da semplici osservatori è un fenomeno della natura che affascina e sembra magico, da scienziati ci si è chiesto quale meccanismo possa essere alla base dell’emissione di fotoni da parte di organismi biologici. La reazione chimica alla base della bioluminescenza fu scoperta alla fine del ‘900, basicamente si tratta dell’ossidazione della luciferina, un composto eterociclico, in presenza di ossigena catalizzato dall’enzima luciferasi con utilizzo di ATP che porta alla formazione di ossiluciferina nel suo stato eccitato, questa, decadendo, emette luce ad una lunghezza d’onda intorna ai 562nm. Ad oggi il meccansimo sembra chiaro e la luciferasi è utilizzata in laboratorio in protocolli di routine come gene reporter. In un articolo pubblicato su Journal of the American Chemical Society, un gruppo di ricerca guidato da B.Branchini della Connecticut University ha dimostrato, tramite l’utilizzo della spettroscopia di risonanza di spin elettronico (EPR), l’intervento dell’anione superossido tramite un processo che prevede un meccanismo di trasferimento di singolo elettrone (SET) che appare più consistente dell’originario meccanismo che prevede un processo di spin proibito.



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CREDIT: American Chemical Society

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