Report della Tempesta di Cervelli, 28-29 Novembre 2014, Roma, Italia

Tempesta di Cervelli
Tempesta di Cervelli

di Francesca Magnani, Carla Maria Regina, Lara Campana
Editor: Federico Forneris
Revisori Esperti: Luca Cassetta, Samanta Antonella Mariani, Chiara Bertolaso
Revisori Naive: Teresita Gravina

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Il 29 e 30 Novembre 2014 si è tenuto a Roma il primo incontro de “La Tempesta di Cervelli”, organizzato da Chiara Bertolaso (specializzanda in Medicina a Roma) e da Samanta Mariani e Luca Cassetta (entrambi ricercatori ad Edimburgo). Lo scopo di questo incontro è stato quello di stimolare un dibattito riguardante le problematiche inerenti la Ricerca e la Sanità in Italia, e di individuare strategie di miglioramento. Circa sessanta partecipanti, rappresentanti di tutte le varie “generazioni” accademiche, dal neo-laureato al professore ordinario, hanno animato l’incontro con entusiasmo e propositività. Persone tra i 20 e i 60 anni che credono che non si possa lasciare all’incuria la situazione corrente dell’università e della ricerca, entrambi serbatoi di idee ed innovazione, il cui potenziale è largamente non sfruttato. Fin da subito si è capito che la Tempesta sarebbe stata molto di più di un semplice raduno in cui i ricercatori lamentano mancanza di fondi, meritocrazia o organizzazione. Lo spirito era propositivo, l’energia e l’esplosione di idee che si è verificata durante “La Tempesta di Cervelli” su come riformare ricerca e sanità hanno reso la due giorni un vero successo.

Sede, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, centro congressi Europa, Sala Italia. Ore 8.30 di sabato 29 novembre 2014, la Tempesta di Cervelli ha inizio e i saluti non sono di rito: Luca Cassetta, uno degli organizzatori, è chiaro: “Se volete solo lamentarvi quella è la porta; noi siamo qui per creare qualcosa di nuovo”.

Il Prof. Rocco Bellantone (preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica) apre i lavori sottolineando una delle prime problematiche per la Sanità, ossia l’assenza in Italia di uno standard comune nelle valutazioni scolastiche (in particolare, l’esame di maturità) e in quelle accademiche. Il risultato è la difficoltà nel valutare i candidati per l’ammissione, ad esempio, alle facoltà di Medicina.

 

I lavori della Tempesta hanno beneficiato di un nutrito gruppo di oratori di spicco.

Per la Sanità sono intervenuti:

 

E per la Ricerca:

Gli speakers partecipanti alla tavola rotonda sulla Ricerca

Gli speakers partecipanti alla tavola rotonda sulla Ricerca

 

Uno dei primi interventi è stato da parte del Prof. Carlo Croce, il più citato scienziato italiano nelle pubblicazioni biomediche [footnote number=”1″ ]Boyack KW, et al. A list of highly influential biomedical researchers, 1996-2011. Eur J Clin Invest. 2013, 43: 1339-65[/footnote]. Trovandosi negli USA, dove dirige l’Istituto di Genetica presso il Comprehensive Cancer Center dell’Ohio State University, ha mandato un videomessaggio in cui ha condiviso la sua preoccupazione per lo stato di salute della ricerca in Italia, fornendo supporto alla Tempesta di Cervelli e a tutte le sue declinazioni.

I tre organizzatori hanno poi esaminato il cosidetto “Brain Drain”, ossia l’impatto economico che la fuga di cervelli ha sul nostro Paese. Dalla presentazione emergono numeri di forte impatto; educare un ricercatore costa in media allo Stato 300’000 euro. I ricercatori iscritti all’AIRE sono 50’000 e, secondo uno studio pubblicato su Journal of Economics [footnote number=”2″ ]Mountford, A. Can a brain drain be good for growth in the source economy? Journal of Development Economics. 1997, 53: 287-303[/footnote] i top 20 ricercatori che vivono all’estero producono una media di circa 20 brevetti durante la loro carriera.

Ipotizzando una produzione di conoscenza dei 50’000 ricercatori ridotta di un decimo rispetto ai top 20, si stima che annualmente gli scienziati producano circa 195 miliardi di euro, pari all’11% del PIL nazionale, soldi che la nostra nazione perde poiché si lascia sfuggire questa enorme fetta di popolazione altamente istruita.

 

Inoltre in Italia l’attuale investimento nella ricerca corrisponde all’ 1,25% del PIL: il target EU 2020 è del 3%, con Svezia e Finlandia già oggi al 4%. Alla scarsità dei fondi per la ricerca si unisce un sistema di assegnazione ancora poco meritocratico. E questo è il vero male da sconfiggere: la cattiva gestione delle risorse monetarie ed umane. Oggi come non mai ci troviamo di fronte ad un’emigrazione di massa di laureati e ricercatori che il programma Montalcini non è riuscito a tamponare. Il 50% dei vincitori, giovani ricercatori italiani all’estero, rinuncia al premio “Montalcini”: perché? Il premio punta all’attrattività salariale, ma solo per tre anni senza che sia previsto un chiaro percorso di carriera successivo, e senza un adeguato potenziamento delle infrastrutture per ospitare i nuovi gruppi di ricerca e i nuovi progetti: tutto ciò rende il lavoro di ricerca difficoltoso. Chi ha lavorato con profitto all’estero o nei troppo rari istituti d’eccellenza italiani sa che il supporto organizzativo delle istituzioni è fondamentale, che non si è lasciati soli con le proprie idee, ma aiutati e incentivati a pompare al massimo, sia nel medio che nel lungo termine. Le amministrazioni statali e locali sono efficienti e mantengono infrastrutture ad hoc, con edifici funzionali che stimolano le interazioni tra ricercatori e raccolgono strumentazioni all’avanguardia, consentendo così la rapida esecuzione di idee.

Gli organizzatori insieme alla Senatrice Prof. Elena Cattaneo

Gli organizzatori insieme alla Senatrice Prof. Elena Cattaneo

 

Ma, come è stato discusso in queste due giornate di convegno, in Italia non basta un’infusione di soldi per migliorare ricerca e sanità, bensì occorre un cambio radicale di mentalità: basta alle logiche del clientelismo, basta ai favoritismi e alle consuetudini. Bisogna demolire e ricostruire un sistema che altrimenti è destinato ad implodere su se stesso. In concordanza con il Prof. Guido Poli, il Prof. Gennaro Melino ha parlato della necessità di cessare la politica dei finanziamenti a pioggia: i soldi devono essere convogliati ai meritevoli e alla creazione di istituti di eccellenza. L’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) valuta la produttività dei ricercatori italiani, ma laddove viene prodotto un giudizio negativo (per esempio, a fronte di una produzione scientifica assente) non fanno seguito misure di sorta: ovvero, il ricercatore senior mantiene impiego, stipendio, spazi e finanziamenti statali. Tuttavia esempi di valutazioni attente esistono, seppure non all’università: il Prof. Fabrizio D’Adda di Fagagna ha rilevato che all’IFOM-IEO (Milano) su base quinquennale vengono svolte analisi della produttività dei gruppi di ricerca. Inoltre, in Italia esistono enti come AIRC e Telethon che funzionano molto bene sia nelle procedure di valutazione dei progetti che nella puntuale assegnazione dei finanziamenti; questi sono picchi di eccellenza sul territorio italiano che possono fornire un modello per impostare l’elargizione dei fondi di ricerca statali.

 

Non tutti forse sanno che lo Stato impone un’IVA del 22% sulle spese di ricerca effettuata con fondi elargiti dai succitati Telethon e AIRC, enti di beneficenza che assegnano fondi per la ricerca di rimedi contro malattie genetiche e cancro. Pertanto in Italia, le donazioni che i cittadini credono essere esenti da tasse, in realtà non lo sono. La Senatrice Cattaneo, insieme ad altri senatori, sta lavorando affinché ciò cambi e perché la filantropia sia incentivata da ulteriori agevolazioni fiscali. Durante la Tempesta la senatrice ha esortato gli scienziati a svolgere un ruolo di maggior rilievo nella comunicazione col grande pubblico e di tenere il faro della conoscenza acceso nonostante le tante difficoltà.

Un momento di discussione aperta durante la Tempesta di Cervelli

Un momento di discussione aperta durante la Tempesta di Cervelli

 

Qualcuno forse si chiederà: perché è necessario investire nella ricerca in Italia? Le fabbriche chiudono, le aziende tagliano posti di lavoro e portano le loro attivita’ produttive dove costa meno; risparmiare per costruirsi un domani è diventato arduo, e ci si chiude sempre più in se stessi perché i contratti di lavoro brevi, sempre più difficili da ottenere e mal pagati, impediscono di avere un futuro. Perché dunque investire nella ricerca invece di tamponare l’emorragia in corso? I partecipanti della Tempesta sono coscienti che la ricerca sia sinonimo di innovazione, la quale si traduce nel deposito di brevetti che a loro volta vengono licenziati ad industrie, generando un ritorno economico nella ricerca e una maggiore competitività industriale. Industrie più competitive sono industrie più profittevoli e maggiormente inclini ad assumere nuovo personale. Rinunciare alla ricerca significa puntare verso settori industriali di basso profilo, poco competitivi, e che mal si adattano al mercato. Difatti, seppure in Italia si brevetti, i soldi per sviluppare le idee arrivano spesso dall’estero: il che significa che il benessere generato non resta in Italia.

 

Finanziatori privati (venture capitalists) e industrie devono essere entrambi incentivati a sponsorizzare la ricerca in madre patria. Sappiamo difatti che accademia e industria comunicano male. Risuona ancora nelle orecchie il dato allarmante ripreso qualche mese fa dall’Huffington Post: nel 2012, dei 25 milioni di euro messi a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico come credito d’imposta per le aziende perché assumessero personale altamente qualificato (per esempio, dottori di ricerca), ne sono stati richiesti solo 5. Quando i dati per il 2013 e 2014 saranno disponibili vedremo se ci sono state variazioni, ma per ora pare che questi due settori non dialoghino e che le aziende non sappiano che farsene di ricercatori altamente specializzati. Anche questa è una lacuna da colmare.

Proporre iniziative e suggerimenti da sviluppare in un messaggio per le istituzioni: un altro momento della Tempesta di Cervelli

Proporre iniziative e suggerimenti da sviluppare in un messaggio per le istituzioni: un altro momento della Tempesta di Cervelli

 

La ricerca, oltre che innovazione, porta con sé un aumento della conoscenza, che è strumentale alla creazione di un ambiente culturale positivo, dove il dibattito di alto profilo consente la formulazione di ipotesi nuove e potenzialmente rivoluzionarie. Un ambiente culturale vivo e attivo facilita non soltanto il rientro dei cervelli ma ne promuove la circolazione. Paesi come Gran Bretagna, Svezia, Svizzera e USA lo hanno capito da decenni e attraggono scienziati urbi et orbi: non importa da dove vieni ma cosa puoi fare. E il loro PIL aumenta.

 

La maggior parte dei partecipanti alla Tempesta si sente europea, orgogliosa di un’identità che ingloba l’essere italiano con qualcosa di ancora più grande. E di certo nessuno di loro si sorprenderà se tra qualche anno i confini della nostra identità si estenderanno ad abbracciare il nord America, la Cina e così via. Dopotutto questa è già oggi la realtà in molti centri di ricerca. Qualunque sia l’ambito di ricerca, maggiore è la varietà delle menti che partecipano al dibattito culturale, maggiore è la possibilità che da tale dibattito si generi innovazione di alto profilo. Insomma, senza un ambiente culturale adeguato viene meno anche la possibilità di generare il ritorno economico di cui sopra. È per questo che la chiave per contrastare la fuga dei cervelli non è la promozione di una politica di rientro degli italiani all’estero, ma l’attuazione di una strategia volta alla circolazione dei cervelli sia italiani che stranieri.

Un momento della discussione durante la Tempesta di Cervelli

Un momento della discussione a gruppi ulilizzando il Mosaico Digitale durante la Tempesta di Cervelli

 

La discussione alla Tempesta di Cervelli è stata molto ampia ma gestita superbamente mediante il sistema del Mosaico Digitale fornito dall’agenzia “FUTOUR”. Vista l’eterogeneità delle esperienze dei partecipanti, tante proposte sono emerse da ambiti anche molto diversi fra loro. Varie sono state le proposte programmatiche e le idee emerse durante queste due giornate. Fra i diversi punti sui cui si è discusso sono emersi in particolare:

  • la necessita’ di valorizzazione della figura del dottorando di ricerca potenziandone il percorso di carriera all’interno di istituti di ricerca e aziende;
  • possibili revisioni del sistema universitario “3+2”;
  • proposte di adeguamento qualitativo a standard internazionali sia per i corsi di laurea che per quelli di dottorato, al fine di formare ricercatori che siano competitivi a livello internazionale.

Sia per il mondo della ricerca che per quello della sanità è emersa la necessità comune di una maggiore mobilità formativa a livello internazionale: è indispensabile acquisire esperienze all’estero o comunque in altri laboratori per una crescita professionale a tutti i livelli, dallo studente universitario, allo specializzando in medicina, al dottorando di ricerca.

 

Altre criticità nel settore sanità e ricerca sono emerse dai partecipanti durante i lavori, tra cui:

  • la necessità di migliorare pianificazione, gestione e sviluppo delle infrastrutture;
  • la condizione socio-economica dei ricercatori universitari è pessima a confronto con altre nazioni europee (e a conti fatti, per lavorare in Italia fare un dottorato di ricerca non conviene);
  • la necessita’ di colmare la distanza tra ricercatori e medici, per esempio istituendo un percorso di ricerca per i medici nell’ambito della loro formazione: la ricerca biomedica e i pazienti di cui essa si occupa ne beneficerebbero.

La rinuncia alla cultura che la ricerca porta con sé implica la generazione di uno stato ignorante con cittadini sicuramente più malleabili, ma contemporaneamente più esposti e intellettualmente indifesi nei confronti di dittature politiche e intellettuali, meno preparati a far valere le proprie ragioni, meno capaci di argomentare le proprie scelte. I partecipanti alla Tempesta di Cervelli (molti di cui risiedono all’estero) si sono chiesti: “È questo che vogliamo per questo paese, il nostro paese, indipendemente da dove viviamo attualmente?”. La risposta è stata chiara e univoca: ”No!”. Per questo è nata la Tempesta di Cervelli, portatrice di un’idea di cambiamento, per promuovere un miglioramento che nasca da chi fa ricerca ogni giorno, da chi ama l’Italia e vuole rivederla sulla cresta dell’onda.

I partecipanti alla Tempesta di Cervelli

I partecipanti alla Tempesta di Cervelli

 

A ormai due mesi dalla prima Tempesta di Cervelli, l’entusiasmo è ancora grande e tutti i giovani medici e ricercatori che hanno partecipato si stanno già adoperando perché il tutto non rimanga solo uno splendido sogno. Vari gruppi di lavoro hanno stilato il documento riassuntivo dei punti emersi durante l’incontro, attualmente al vaglio di esperti in campo giuridico ed economico che suggeriranno strategie reali per la realizzazione delle soluzioni trovate. Al tempo stesso, per creare un’identità di gruppo che porti dentro di sé tutta la positività e l’ottimismo riscontrati lo scorso 29-30 Novembre, gli organizzatori della Tempesta stanno stilando uno statuto per far diventare il gruppo una vera associazione no profit, che possa portare avanti tutti gli obiettivi sopra riportati.

 

Inoltre, il secondo evento è già in preparazione per il prossimo Settembre e i sessanta partecipanti al primo incontro sono pronti ad accogliere chiunque voglia unirsi a loro per portare idee ed entusiasmo volti a migliorare il sistema Italia.

Non è più il momento di lamentarsi, è il momento di agire!

Bibliografia

[1] Boyack KW, et al. A list of highly influential biomedical researchers, 1996-2011. Eur J Clin Invest. 2013, 43: 1339-65

[2] Mountford, A. Can a brain drain be good for growth in the source economy? Journal of Development Economics. 1997, 53: 287-303

About the Author

Francesca Magnani
Francesca Magnani si è laureata in Biologia Molecolare all'Università di Bologna. Dopo avere conseguito il PhD in Biochimica presso il Trinity College Dublin (Irlanda), Francesca si sposta al Laboratory of Molecular Biology-MRC a Cambridge (UK) per elaborare una metodologia che facilita gli screening farmacologici e gli studi strutturali di proteine di membrana. Da queste fondamenta viene creato uno spin-off Heptares, che si occupa di creare farmaci per le G-protein coupled receptors. Nel 2009 Francesca si sposta in Danimarca, al BioXray Center all'Università di Aarhus, e poi in California, dove lavorerà in ConformetRx, uno spin-off dell'Università di Stanford. La saudade per l'Italia ha il sopravvento, e dal 2014 Francesca lavora al Dipartimento di Biologia e Biotecnologie all'Università di Pavia.

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