Salvo una vita, dono il midollo osseo

di Silvia Sironi
Editor: Maria Teresa Esposito
Revisori: Enrico Bocciolesi, Giulia Caglio, Irene Maja Nanni, Giorgio Patrini, Alessandra Petrelli, Stefano Rinaldi

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L’incidenza della Leucemia nelle sue varie espressioni cliniche è in aumento in tutto il mondo (e purtroppo l’Italia si trova al primo posto con 10-12 nuovi casi all’anno ogni 100.000 abitanti), ma la buona notizia è che ognuno può dare il suo contributo per sconfiggerla.

Figura 1 - infografica sui trapianti di midollo osseo

Figura 1 – infografica sui trapianti di midollo osseo

Ore 7.00; Monaco di Baviera. Germania. La sveglia suona, i miei occhi si aprono e io inizio ad essere nervosa. Ho un esperimento importante oggi, devo correre in laboratorio ed essere puntale. Corro alla metro, ma dopo una sola fermata la vociona tedesca dell’autista inizia a dire qualcosa che alle mie orecchie risuona come uno scioglilingua, in realtà voleva solo dire: «Scendete tutti, la metro ha dei problemi». Inizio ad agitarmi: non posso essere in ritardo! Cerco di capire come arrivare in ospedale, ma è difficile decifrare quello che la gente sta farfugliando attorno a me. All’improvviso sento una voce con accento genovese di una signora che al telefono comunica a qualcuno che sarà in ritardo. Mi avvicino, e le chiedo dove sia diretta. «Io vado a Klinikum Grosshadern, devo andare a trovare mia figlia», mi risponde. Essendo dirette entrambe allo stesso ospedale, decidiamo di prendere un taxi per velocizzare i tempi e, in venti interminabili minuti, da brave italiane, ci raccontiamo la storia della nostra vita. In realtà lei mi racconta la sua. Diamole un nome, chiamiamola chessò Angela. Angela, anni 70, mamma di Laura. Laura, anni 39, diagnosticata con una leucemia a gennaio, mamma di due bambini di 4 e 8 anni.  Angela fa avanti e indietro da La Spezia per prendersi cura dei nipotini e di sua figlia. «Salvata per un pelo». Mi racconta. «Il primo ciclo di chemioterapia ha fallito completamente, è stata salvata da un trapianto di midollo. Ma non è stato cosi facile, il midollo di suo fratello non andava bene, ma fortunatamente hanno trovato un donatore compatibile nella lista (chiamiamolo Mark, immaginiamolo tedesco). Solo grazie a questo donatore Laura è ancora viva, grazie al trapianto. Ora è molto debole, il sistema immunitario deve riprendersi, ma sembra le cose stiano andando per il meglio». Io non potevo fare altro che ascoltare impietrita una storia che in realtà purtroppo non è una eccezione, ma la regola.

Le (quasi) eccezioni in questa storia sono due: la prima è che Mark sia stato trovato 100% compatibile con Laura e la seconda è che abbia deciso di donare il proprio midollo osseo.

Ciò che ho capito quel giorno, e che 5 anni di laurea in biotecnologie mediche e 3 anni di ricerca in un laboratorio (che peraltro si occupa di leucemia) non mi hanno aiutato a capire, è che salvare una vita è semplice. Non bisogna guadare fiumi, scalare montagne o partire per spedizioni umanitarie oltreoceano: tutte cose che i più pensano, ma non realizzano. Ci sono tanti altri modi che sono alla nostra portata, che ci mettono in condizione di donare qualcosa di nostro con un minimo impegno di tempo. Tra questi, uno è rendersi disponibili a diventare donatori di midollo osseo. Ma forse è meglio chiarire un po’ le cose. Andiamo per punti.

a) Cos’è il midollo osseo?

Il midollo osseo è un tessuto spugnoso che si trova al centro cavo delle ossa più grandi. E´ la sede principale dell´ematopoiesi, processo di produzione delle cellule del sangue (globuli bianchi, globuli rossi e piastrine), e nicchia per le cellule staminali ematopoietiche (CSE).

b) Perché le cellule staminali ematopoietiche sono così importanti?

Immaginatevi un foglio bianco che può essere trasformato in tanti origami diversi. Ecco le cellule staminali ematopoietiche sono tanti fogli bianchi che in base agli stimoli che ricevono posso differenziarsi in tutte le cellule del sangue, da qui il nome ematopoietiche. Questa loro caratteristica fa si che, se trapiantate da donatore sano a paziente, possano ricostituire un midollo osseo sano e funzionante.

c) Cos’è e perché è necessario il trapianto di midollo?

Il trapianto di midollo (nello specifico di CSE) viene ritenuto a volte necessario in caso di malattie del sangue o tumori (es: talassemia, anemie, mieloma multiplo e leucemie – causati da difetti nel funzionamento delle CSE) qualora:

  • queste malattie non riescano ad essere curati con la terapia tradizionale
  • sia ritenuto opportuno distruggere il midollo del paziente (con cicli di chemioterapia o radioterapia) al fine di eliminare tutte le cellule maligne o difettose.

Per questo motivo grazie alla donazione di cellule staminali è possibile aiutare a sconfiggere la leucemia. Dico “è possibile” in quanto condizione necessaria è che il malato di leucemia sia così fortunato da trovare un donatore compatibile con lui. Le condizioni tissutali del donatore devono corrispondere quasi al 100% con quelle del paziente, altrimenti non si può procedere con il trapianto. Per farla semplice immaginiamoci il corpo umano come un puzzle e il midollo osseo come un pezzo del puzzle. Se il pezzo che doniamo non ha una forma quasi identica al pezzo mancante non c’è modo di farlo incastrare. La probabilità che un vostro familiare sia compatibile con voi è solo del 25% , e di trovare il proprio gemello genetico nel mondo può essere 1 : 100.000. Grazie alla creazione di liste di donatori di midollo osseo però, la probabilità è nettamente aumentata: è dunque di fondamentale importanza che più persone possibili si rendano disponibili a diventare ipotetici donatori di midollo.

d) In cosa consiste la donazione di midollo? Quali sono gli step?

Molti di voi si immagineranno la donazione di midollo come una operazione estremamente invasiva. Alla domanda «come ti immagini la donazione di midollo osseo?», la maggior parte delle persone mi hanno risposto che la prima cosa che gli balza in mente è l’immagine di loro seduti su un lettino di ospedale con cinque dottori che li tengono fermi e un sesto che inietta una siringa gigante nella spina dorsale. Tutto senza anestesia. Ecco: fortunatamente la realtà, grazie al progresso scientifico, è ben diversa. Dimenticate siringhe giganti nella spina dorsale (che non verrà minimamente toccata), dimenticatevi un dolore lancinante e dimenticatevi qualcosa di estremamente invasivo. Il primo step verso una potenziale donazione di midollo è semplicissimo.

Avete tra i 18 e i 45 anni? Siete sani senza malattie infettive, cardiache, diabete o allergie? Ottimo. Allora prendetevi un’ ora di pausa e rivolgetevi ad un centro trasfusionale ospedaliero oppure cliccate qui e fate un giro nella sede “Associazione Donatori Midollo Osseo” (ADMO) più vicina a casa (non è necessario un appuntamento). In questa ora vi verrà solo prelevato un po’ di sangue e vi saranno fatti compilare e firmare alcuni documenti relativi al consenso. Il sangue che vi è stato prelevato sarà successivamente tipizzato (ovvero analizzato per capire a quale pezzettino di puzzle corrispondete-in linguaggio scientifico HLA) e i risultati verranno inseriti nel registro italiano di donatori di midollo osseo, collegato a cinquantuno registri internazionali.

A questo punto siete diventati ufficialmente potenziali donatori di midollo, dunque potrete continuare a vivere la vostra vita tranquillamente, con la sola consapevolezza in più che potreste essere contattati per salvare la vita della vostra anima gemella genetica (non dimenticate che la probabilità è molto bassa, dunque potrebbero passare anni come potreste non essere chiamati mai). Dunque nel caso in cui il vostro gemello genetico si ammali e abbia bisogno di voi, riceverete una chiamata e avrete due scelte davanti a voi: aiutarlo o non aiutarlo. Nella speranza in cui sceglierete la prima strada, lo step successivo sarà quello di effettuare un esame del sangue dettagliato prima di procedere con la donazione vera e propria.

Esistono due tipi di donazione. La scelta dipende dalle indicazioni del trapiantologo e alle necessità del paziente, ma voi avrete libertà decisionale sul da farsi. La più diffusa e richiesta è la donazione da sangue periferico. Vi sarà semplicemente chiesto di assumere un farmaco durante la settimana precedente alla trasfusione che aumenterà la produzione e il passaggio di CSE dal midollo osseo al sangue. Dopodiché il vostro sangue verrà prelevato da un braccio ed entrerà in una centrifuga che selezionerà le cellule staminali le quali verranno successivamente infuse al paziente. Esiste anche la possibilità di ricevere una richiesta di donazione da midollo osseo. Questa operazione prevedere una anestesia generale o epidurale in seguito alla quale vi sarà prelevato sangue midollare dalle ossa del bacino. L´intervento dura circa 45 minuti e successivamente sarete tenuti sotto controllo in ospedale per le successive 48h. Il midollo prelevato si ricostituisce nel giro di una settimana, dopo la quale tornerete in forma.

e) Quali sono i rischi?

Nel caso di donazione da sangue le controindicazioni sono legate all’assunzione del farmaco: i disturbi che si possono avvertire sono febbricola, cefalea, dolori ossei causati dalla stimolazione del midollo nelle ossa, affaticamento. Niente di insopportabile, scommetto infatti che ognuno di voi abbia provato i sintomi dell’influenza una volta nella vita. Per quanto riguarda la donazione da midollo i rischi sono relativi all’anestesia (probabilità comunque molto basse, circa 1 persona su 30/35.000 presenta complicazioni) e il prelievo comporta solo un lieve dolore localizzato che all’uscita dall’ospedale si è di norma trasformato in un indolenzimento destinato a sparire in pochi giorni. Tutto ora dovrebbe esservi più o meno chiaro. Immagino che altre domande staranno ronzando nella vostra testa, ma l´importante è che sia stato sfatato il mito di una dolorosissima donazione di midollo all’antica, che abbiate appreso quanti pochi siano i rischi per voi ma quanto grande e prezioso possa essere il vostro contributo per salvare la vita di un bambino malato, un giovane grintoso, di una madre o di un anziano con ancora un sacco di voglia di vivere.

 

Ah, dimenticavo.La fine della storia è che l’esperimento non sono riuscita ad iniziarlo in tempo, sono arrivata tardi in laboratorio e ho perso una giornata di lavoro.Ma poco importa, il mondo dei donatori di midollo, ora, ha un nome in più sulla lista

About the Author

Silvia Sironi
Silvia Sironi è nata in Brianza nel 1987. Dopo il liceo, spinta da un forte interesse per la ricerca, sceglie la facoltà di biotecnologie mediche all’Università degli Studi di Milano. Ha svolto la tesi di laurea magistrale sulla valutazione della metilazione del DNA nei linfociti di individui sani come biomarker di rischio di tumore polmonare alla Fondazione Irccs Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico, nel dipartimento di medicina del lavoro. Attualmente svolge un dottorato di ricerca alla LMU (Ludwig Maximilian Universität) di Monaco di Baviera, seguendo un progetto sulla Leucemia Mieloide Acuta e sul microambiente midollare. Si interessa attivamente alla divulgazione scientifica.