Come ci comportiamo durante un’emergenza?

di Enrico Ronchi
Editor: Federico Forneris
Revisionato da Umberto Meotto e Elisa Camozzi
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Questo articolo analizza il concetto di panico e come questo sia considerato un falso mito da parte dei ricercatori che si occupano di studi sull’esodo in caso di emergenza. Oggi svariati strumenti sono disponibili per una corretta pianificazione e gestione degli scenari di emergenza durante grandi eventi. Questi strumenti possono essere semplici equazioni matematiche o piu’ avanzati software di simulazione del movimento della folla.

Provate ad immaginare uno scenario di emergenza. La prima immagine che probabilmente vi viene in mente è un gruppo di persone che si comportano in maniera aggressiva ed egoistica ed il cui comportamento è guidato principalmente dall’istinto. Sulla linea di questo stereotipo, la parola panico viene spesso utilizzata dai media e dagli addetti ai lavori (ad esempio gli organizzatori di eventi, forze di polizia, ecc.) per descrivere il comportamento umano in caso di emergenza (che si tratti di attacchi terroristici, calamità naturali o disastri causati dall’uomo). Il termine panico viene spesso inteso dall’opinione pubblica e definito dal mondo della ricerca 1Quarantelli, E. L. (1954). The Nature and Conditions of Panic. American Journal of Sociology, 60(3), 267–275 come un comportamento irrazionale in cui ogni individuo bada a se stesso e alla sua soppravivenza. Vari studi che si sono occupati di investigare in dettaglio il comportamento umano in caso di emergenza sembrano invece svelare il contrario; chi si trova in una situazione di emergenza nella maggior parte dei casi si comporta in maniera razionale e altruistica 2Drury, J., Cocking, C., Reicher, S., Burton, A., Schofield, D., Hardwick, A., … Langston, P. (2009). Cooperation versus competition in a mass emergency evacuation: A new laboratory simulation and a new theoretical model. Behavior Research Methods, 41(3), 957–970. La parola panico pertanto è bollata dai ricercatori come un falso mito, spesso utilizzato da giornali che tendono al sensazionalismo o da addetti ai lavori, per giustificare lacune (spesso evidenti anche a non esperti) nella preparazione e nella gestione di scenario di esodo di emergenza.

Ci sono svariati esempi nella letteratura scientifica di casi in cui lacune nella pianificazione delle vie di fuga e nella gestione delle emergenze hanno causato conseguenze disastrose. Un esempio molto famoso è il caso della Love Parade di Duisburg. Durante il processo in Germania semplici calcoli matematici furono utilizzati per svelare che l’afflusso e il deflusso delle persone all’interno del tunnel di accesso all’evento non erano stati presi in considerazione in maniera appropriata. In altre parole, i problemi di sovraffollamento avvenuti durante l’evento erano facilmente predicibili data la configurazione geometrica dell’evento 3Still, K. (2011). Duisburg – 24th July 2010 Love Parade Incident Expert Report. Dibattiti analoghi sono tuttora in corso per il caso di Piazza San Carlo a Torino, dove ancora una volta molti addetti ai lavori continuano a riferirsi invece al “panico della folla”.

L’utilizzo dello spazio da parte delle folle può essere studiato attraverso diverse classificazioni, come ad esempio i cosiddetti livelli di servizio (LoS) 4Fruin, J. J. (1987). Pedestrian Planning and Design ((Revised Edition)). Elevator World, Inc, Mobile, AL. I livelli di servizio sono classi (da A fino ad F) che si riferiscono allo spazio utilizzato in funzione della concentrazione di persone e il tipo di scenario in cui la folla è presente (ad esempio persone che camminano o sono in coda). In caso di estremo sovraffollamento (6-7 persone per ogni metro quadrato), si possono verificare i cosiddetti fenomeni di shockwaves, ossia una persona in mezzo alla folla non è più capace di muoversi in maniera independente, ma l’intero movimento della folla si propaga come un flusso turbolento 5Helbing, D., Johansson, A., & Al-Abideen, H. Z. (2007). Dynamics of crowd disasters: An empirical study. Physical Review E, 75(4). Spesso questo fenomeno puo’ essere rappresentato attraverso un’analogia con il movimento dei fluidi. Tale situazione può causare conseguenze dannosissime per la salute, in quanto si è in presenza di un alto rischio di caduta, calpestamento da parte della folla fino ad addirittura casi di asfissia compressiva (sia verticalmente che orizzontalmente). Casi come il disastro di Ibrox Park (in cui sono state ritrovate pile di corpi alte fino a 3 metri in seguito ad un sovraffollamento su di una scalinata dello stadio che causò 66 morti) o l’incidente al concerto di Cincinnati (dove sono state rinvenute file di corpi lunghe fino a 9 metri a seguito del sovraffolamento principalmente dovuto alla scarsezza di vie di accesso alla struttura dove si teneva l’evento) dovrebbero essere un monito per gli organizzatori di eventi, che devono prendere in seria considerazione i rischi del sovraffollamento in scenari di emergenza 6Fruin, J. J. (1993). The causes and prevention of crowd disasters. Presented at the irst International Conference on Engineering for Crowd Safety, London, England. La folla in questi casi è capace di sviluppare forze fino a 4.5 kN. Questi scenari possono e devono essere evitati. Durante la preparazione di un evento che includa la partecipazione di migliaia di persone è di fondamentale importanza la pianificazione delle vie di fuga e l’eventuale gestione del processo di evacuazione da parte dello staff presente sul posto. Varie misure precauzionali possono essere intraprese al fine di evitare concentrazioni di persone troppo alte.

Tabella 1 - Esempi di conseguenze tragiche in seguito a disastri che coinvolgono sovraffollamento. Una mappa interattiva dei disastri può essere ottenuta qui sulla base del lavoro del Prof Asgary

Tabella 1 – Esempi di conseguenze tragiche in seguito a disastri che coinvolgono sovraffollamento. Una mappa interattiva dei disastri può essere ottenuta qui, sulla base del lavoro del Prof Asgary

 

Esistono infatti guide internazionali 7Great Britain, & Department for Culture, M. and S. (2008). Guide to safety at sports grounds. London: Stationary Office che danno utili indicazioni su come progettare le vie di fuga in caso di grandi eventi. Modifiche nella configurazione geometrica di un evento anche grazie all’utilizzo di barriere puo’ essere molto utile a diminuire il possibile sovraffollamento in aree a possibile alta concentrazione di persone.

Al giorno d’oggi esistono anche strumenti più avanzati per la pianificazione di grandi eventi. Infatti, software di crowd and evacuation modelling permettono la simulazione dei possibili scenari di esodo delle folle potenzialmente rischiosi prima che avvengano, permettendo pertanto di adottare contromisure adeguate 8Ronchi, E. (2015). Disaster management: Design buildings for rapid evacuation. Nature, 528(7582), 333–333. Questi software sono ad oggi utilizzati in varie aree della progettazione dell’emergenza (ad esempio durante la progettazione delle vie di fuga in caso di incendio in edifici) ed hanno un potenziale enorme per evitare tragedie 9Ronchi, E., Nieto Uriz, F., Criel, X., & Reilly, P. (2016). Modelling large-scale evacuation of music festivals. Case Studies in Fire Safety, 5, 11–19.

Quando gli antichi romani progettarono il colosseo (una struttura capace di ospitare fino a 73,000 persone) lo strutturarono in maniera tale da poter essere evacuato in soli 5 minuti, pianificando un grande numero di uscite (60). Ci si deve domandare come sia possibile che dopo due millenni, pur avendo la conoscenza, gli strumenti e l’esperienza per ottimizzare i processi di evacuazione in caso di grandi eventi, ancora continuino ad accadere tragedie con feriti e, purtroppo, morti? Al contrario di quanto si legge spesso sui giornali e diversamente da quanto viene spesso dichiarato dagli addetti ai lavori, il mondo della ricerca insiste sul fatto che la causa principale di tali drammatici scenari non e’ generalmente associata con il panico, ma con una pianificazione insufficiente ed una prevenzione inadeguata.

Bibliografia

[1] Quarantelli, E. L. (1954). The Nature and Conditions of Panic. American Journal of Sociology, 60(3), 267–275.

[2] Drury, J., Cocking, C., Reicher, S., Burton, A., Schofield, D., Hardwick, A., … Langston, P. (2009). Cooperation versus competition in a mass emergency evacuation: A new laboratory simulation and a new theoretical model. Behavior Research Methods, 41(3), 957–970.

[3] Still, K. (2011). Duisburg – 24th July 2010 Love Parade Incident Expert Report.

[4] Fruin, J. J. (1987). Pedestrian Planning and Design ((Revised Edition)). Elevator World, Inc, Mobile, AL.

[5] Helbing, D., Johansson, A., & Al-Abideen, H. Z. (2007). Dynamics of crowd disasters: An empirical study. Physical Review E, 75(4).

[6] Fruin, J. J. (1993). The causes and prevention of crowd disasters. Presented at the irst International Conference on Engineering for Crowd Safety, London, England.

[7] Great Britain, & Department for Culture, M. and S. (2008). Guide to safety at sports grounds. London: Stationary Office.

[8] Ronchi, E. (2015). Disaster management: Design buildings for rapid evacuation. Nature, 528(7582), 333–333.

[9] Ronchi, E., Nieto Uriz, F., Criel, X., & Reilly, P. (2016). Modelling large-scale evacuation of music festivals. Case Studies in Fire Safety, 5, 11–19.

Info sui Revisori di questo articolo

Umberto Meotto è Senior Process Integration Engineer nel dipartimento di Ricerca e Sviluppo della Micron Technology, ed è attivo in molte attività legate alla comunicazione della scienza.

Elisa Camozzi è laureata in Fisica e in Filosofia, attualmente lavora Micron Technology.

About the Author

Enrico Ronchi
Enrico Ronchi è un Associate Senior lecturer presso il Dipartimento di Fire Safety Engineering della Università di Lund in Svezia. Insegna l’uso dei modelli di esodo per il progetto di edifici, sistemi di trasporto ed eventi e ha oltre 100 pubblicazioni in questo settore. Ha ottenuto un dottorato in ingegneria presso il Politecnico di Bari ed é stato ricercatore presso il National Institute of Standards and Technology, centro di ricerca governativo statunitense, l’Università della Cantabria (Spagna) e l’Università di Würzburg (Germania). Recentemente è stato visiting researcher presso la Waseda University (Giappone) e l’Imperial College (UK). Ha ottenuto finanziamenti per le sue ricerche da svariate organizzazioni pubbliche e private (tra cui la National Fire Protection Association negli USA, il CERN, Siemens, il ministro dei trasporti svedese, ecc.) ed é attualmente leader del Task Group della ISO (comitato TC92/SC4 sulla fire safety engineering) per lo sviluppo di uno standard per la validazione dei modelli di esodo. Ha ricoperto incarichi prestigiosi, tra cui advisor della polizia svedese per la visita di Papa Francesco in Svezia, membro del comitato editoriale della rivista internazionale Fire Technology e della rivista europea della Society of Fire Protection Engineering.

1 Comment on "Come ci comportiamo durante un’emergenza?"

  1. E’sempre un piacere quando sono I Professori a parlare di Sicurezza (gestione dell’emergenza in questo caso). Spero continueró a seguirvi. Giulio Scalise – HSE Manager E.On (Germany)

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