Il settore agricolo invoca l’innovazione scientifica

di Matteo Faè
Revisionato da Damiano Martignagno
Scarica questo Articolo in PDF

Lo scorso 31 marzo si è tenuto a Vivaro (PN) il convegno “Il mondo agricolo incontra la ricerca. Incontro con la professoressa e senatrice a vita Elena Cattaneo”, organizzato da Futuragra (associazione di agricoltori che si batte per introdurre in Italia le biotecnologie vegetali), Agricoltori Federati (una associazione che offre assistenza e consulenza agli agricoltori) e l’Associazione Luca Coscioni.

L’evento si è tenuto in questa piccola località friulana perché rappresenta la “roccaforte” di un gruppo di agricoltori (Futuragra), che dal 2005 ha scelto di aprire alle biotecnologie applicate all’agricoltura e di sperimentare in campo la varietà di mais OGM MON810. Quest’ultimo, noto anche come mais-Bt, è resistente alla piralide (un insetto che scava fori nei tessuti vegetali e nella granella dei cereali, rendendola attaccabile da funghi che producono tossine altamente nocive per i mammiferi) in quanto ingegnerizzato per produrre una proteina insetticida. La stessa molecola è presente nelle spore del batterio Bacillus thuringiensis, utilizzate come insetticida anche in agricoltura biologica. Su richiesta della Monsanto, la UE ha autorizzato la coltivazione di MON810 in sede europea sin dal 1998, demandando però successivamente agli Stati membri la possibilità di limitarne o vietarne la coltivazione sul loro territorio 1COMMISSION IMPLEMENTING DECISION (EU) 2016/321, Official Journal of the European Union, 2016-03-05
. La varietà MON810 è ad oggi estensivamente coltivata in tutto il mondo, Europa inclusa: nel 2016 oltre 136000 ettari di mais-Bt sono stati coltivati principalmente fra Spagna, Portogallo, Repubblica Ceca e Slovacchia, con un incremento del 17% dal 2015 1ISAAA Brief 52-2016: Executive Summary.

In Italia si è formato una lobby anti-OGM che comprende COOP, Coldiretti, Lega Ambiente, Slow Food, e alcune associazioni di consumatori (con l’eccezione di Altroconsumo e Unione dei consumatori), accomunati dallo slogan “gli OGM fanno male”: un paventato effetto nocivo su salute, ambiente, economia, persino sul clima. Tuttavia tale affermazione  non è suffragata da alcuna documentazione scientifica e si ispira ad un generico “principio di precauzione”. L’opposizione agli OGM ha trovato un sostanziale e acritico  appoggio in tutti i Ministeri dell’Agricoltura a partire da Alfonso Pecoraro-Scanio, con la sola eccezione di Paolo de Castro che per questa sua posizione fu a suo tempo (nel 2007) duramente contestato da manifestanti di Coldiretti davanti alla sua abitazione.

Nel 2013, sulla base di un documento predisposto dal Consiglio per la Ricerca e la sperimentazione in Agricoltura (CRA, oggi CREA), il ministro Catania vietò la coltivazione di mais Bt. Le motivazioni alla base del diniego consistono nel paventato effetto della proteina insetticida sulla microfauna. Il paradosso è che non si sia contestualmente sospeso l’uso delle spore Bt, le quali contengono la stessa proteina insetticida e che per loro natura sono decisamente più disperdibili nel terreno e nelle acque di superficie rispetto ai residui di coltivazione di mais ingegnerizzato. In risposta all’avvocato Cappellini di Rovigo che contestava detto decreto, il Ministero dell’Agricoltura comunicava che il divieto riguardava solo la coltivazione e non l’importazione di OGM tra cui soia e colza che sono autorizzati a livello europeo, ammettendo anche che tali mangimi sono “indispensabili”. Il 23 gennaio 2015 il Governo a firma di tre ministri (Lorenzin, Galletti, Martina) ha prorogato di altri 18 mesi il divieto di coltivazione.

Durante la conferenza tenutasi a Vivaro, tutti i vari interventi hanno sottolineato che in Italia la coltivazione del mais (e con essa il settore dell’allevamento) ha subito una drastica diminuzione, Tutto ciò è dovuto ad una crisi iniziata intorno al 2009 a causa del bando di alcune classi di insetticidi, inquinanti ma efficaci per combattere insetti parassiti del mais. Non essendo disponibili alternative altrettanto valide meno impattanti sull’ambiente, da allora si sono resi necessari più trattamenti e di conseguenza una spesa superiore per gli agricoltori, che spesso hanno deciso di sostituire il mais con altre colture. Quindi, il nostro Paese è sempre più dipendente dalle importazioni estere per il fabbisogno di mangimi: il 90% della soia  è importata, e ormai la produzione nazionale di mais non soddisfa nemmeno il 40% del fabbisogno 1R. Defez, D. Friso, C’è sempre un Ogm dietro formaggi e carni made in Italy, La Stampa Tuttoscienze 2014-06-18 . La stragrande maggioranza di soia e mais importati sono prodotti geneticamente modificati, in arrivo da Paesi extraeuropei o in ogni caso in cui è ammessa la loro coltivazione. Peraltro, questi prodotti GM costano di più degli analoghi prodotti in Italia perché danno più garanzie su un minor contenuto in tossine fungine tossiche per gli animali. Il paradosso è che l’Italia non permette la coltivazione (né la sperimentazione in campo, elemento che aggrava il gap tecnologico e culturale con altri stati) di piante GM ma l’intero comparto dell’alimentazione animale dipende da mangimi OGM. Addirittura molti dei prodotti tipici certificati da precisi disciplinari (e presi come esempio da quelle associazioni che denigrano e rifiutano gli OGM in ogni forma) sono prodotti grazie a mangimi OGM: basta pensare per esempio al latte necessario per la produzione di Grana Padano e Parmigiano Reggiano 2D. Bressanini, Il Made in Italy contaminato dagli OGM, Le Scienze Blog 2013-07-15.

Non stupisce quindi che le associazioni dei coltivatori, e anche quei politici locali che ben comprendono questo quadro generale, stiano lavorando affinché le Istituzioni possano rivedere le proprie posizioni. Posizioni che non convengono a nessuno dal punto di vista economico, salvo forse a chi ha effettuato insistenti campagne di marketing puntando su prodotti “biologici” e “OGM-free” cavalcando l’onda della paura mediatica. La stessa Associazione Luca Coscioni, che intende tutelare le libertà di ricerca scientifica e di conoscenza (anche dei prodotti che si possono trovare sul mercato, come appunto piante ingegnerizzate per essere non nocive e anzi più sane), per voce di Marco Cappato, e Confagricoltura, nella persona dell’Avvocato Vincenzo Cappellini, si schierano contro il bando totale degli OGM. Anche la Società Italiana di Biologia Vegetale, SIBV, e la Società Italiana di Genetica Agraria, SIGA, hanno pubblicato un documento congiunto auspicando una revisione della normativa europea vigente in tema di OGM, anche in considerazione degli sugli “OGM di nuova generazione”, ovvero quelli ottenuti tramite genome editing (cioè che non presentano inserimento di DNA esogeno e quindi indistinguibili da mutanti spontanei) e che potrebbero essere considerati a parte, ovvero come le piante risultato di incroci convenzionali 3D. Martignago, SIBV-SIGA sul genome editing in agricoltura, AIRInews 2016-09-26.

Decisamente significativo è stato anche l’intervento di Giorgio Fidenato, uno dei coltivatori friulani in prima linea nel voler sperimentare la coltivazione del mais Bt, e protagonista suo malgrado della vicenda giudiziaria in cui Stato, Regione e Province friulane si sono schierati contro la sua scelta (già nel 2006) di coltivare mais MON810, nonostante ciò non costituisse reato per le vigenti leggi europee. Dopo aver riportato la completa assoluzione nel processo a suo carico, giusto il giorno prima della conferenza di Vivaro l’avvocato generale della Corte di giustizia dell’UE Michal Bobek ha pubblicato la sua opinione in risposta al ricorso del Tribunale di Udine: Bobek ha escluso per il tribunale italiano la possibilità di adottare misure d’urgenza contro la coltivazione di MON810 sulla sola base del principio di precauzione. Viceversa, secondo l’opinione dell’avvocato generale, non è più chi richiede di poter coltivare piante GM (se approvate da UE ed EFSA) a dover dimostrare che questa pratica non comporti rischi per salute umana ed ambiente, bensì è l’Ente territoriale che ne vuole vietare la coltivazione a dover fornire prove valide sulla pericolosità. Benché le opinioni dell’avvocato generale non facciano giurisprudenza a tutti gli effetti, sono una “cartina di tornasole” degli orientamenti della Corte di Giustizia Europea, quindi questo procedimento potrebbe costituire un precedente giuridico rilevante per un’apertura legislativa nei confronti degli OGM, fermo restando che l’Europa dovrà a breve pronunciarsi anche sugli OGM di nuova generazione.

Alla Prof.ssa Elena Cattaneo è stata affidata la chiusura della conferenza: la senatrice a vita, animata dalla vivida curiosità scientifica, si è documentata a fondo sugli OMG nonostante non siano il suo campo di ricerca, per capire se davvero fossero così pericolosi. La sua approfondita indagine nella letteratura scientifica la ha condotta a produrre un dossier  di svariate migliaia di pagine, in cui non risulta traccia di alcun effetto nocivo per uomo o ambiente. La Senatrice auspica che l’arco parlamentare non approcci più l’argomento OGM come un tabù da evitare per perdere consenso presso gli elettori spaventati, bensì venga affrontato correttamente sulla base delle evidenze scientifiche.

Bibliografia

[1] COMMISSION IMPLEMENTING DECISION (EU) 2016/321, Official Journal of the European Union, 2016-03-05

[2] ISAAA Brief 52-2016: Executive Summary

[3] R. Defez, D. Friso, C’è sempre un Ogm dietro formaggi e carni made in Italy, La Stampa Tuttoscienze 2014-06-18

[4] D. Bressanini, Il Made in Italy contaminato dagli OGM, Le Scienze Blog 2013-07-15

[5] D. Martignago, SIBV-SIGA sul genome editing in agricoltura, AIRInews 2016-09-26

About the Author

Matteo Faè
Matteo Faè
Laureato in Biologia sperimentale ed applicata presso l’Università di Pavia. Ha svolto il dottorato di ricerca in Scienze genetiche e biomolecolari, studiando le modalità di riparazione del DNA in risposta a stress abiotici, utilizzando piante di Medicago truncatula ingegnerizzate. Lavora in qualità di borsista presso il Laboratorio di Biologia molecolare vegetale dell’Università di Pavia, svolgendo una ricerca sulla produzione, in piante di tabacco transplastomiche, di enzimi adatti ad essere utilizzati nei processi di saccarificazione di biomasse per la produzione di biocarburanti.

1 Comment on "Il settore agricolo invoca l’innovazione scientifica"

  1. Non è il mio settore specifico e magari scriverò castronerie ma propongo queste osservazioni: perché la modifica genetica animale viene definita “selezione artificiale della specie” nella peggiore delle sue accezioni e quella vegetale invece dovrebbe essere accettata senza troppi problemi?

    Inoltre, quella che solitamente viene descritta come la più grande incongruenza di chi critica l’uso di OGM, cioè che ne vietiamo la coltivazione ma non l’importazione per uso alimentare, non è un po’ pretestuosa? Nel senso che mi sembra ovvio che il problema non sia la pericolosità per la salute dell’uomo, ma la pericolosità per la biodiversità e per l’evoluzione naturale e non artificiale dei vegetali.

    Grazie a chi vorrà rispondere.

Leave a comment

Your email address will not be published.


*